Baruffe tra frati nel Convento dei Santi Giovanni e Paolo, nel Sestiere di Castello

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Convento dei Santi Giovanni e Paolo ora Ospedale Civile. Sestiere di Castello

Baruffe tra frati nel Convento dei Santi Giovanni e Paolo, nel Sestiere di Castello

Nel 1234 il doge Giacomo Tiepolo regalò ai padri Domenicani una palude situata nella contrada dei Santi Giovanni e Paolo perché vi fosse fabricato un tempio ed un convento. Il convento, dopo circa sessanta anni dal regalo, era già costruito e vi poteva albergare molti religiosi dell’ordine, raccolti a celebrarvi un capitolo generale; ma la chiesa principiata più tardi e procedendo lentissima nella costruzione, non fu consacrata che nel 1430, assumendo il nome della contrada volgarmente chiamata San Zanipolo, e che è l’attuale chiesa di San Giovanni e Paolo.

I Domenicani avevano così nel 1516 chiesa e convento in perfetto accordo, ma dove l’accordo non esisteva era negli spiriti religiosi, troppo vivaci e un po’ turbolenti, e pare che qualcuno fra loro, alle austere pratiche monastiche, preferisse il divertimento e rincorresse poi alle maldicenze, alle menzogne, alle accuse per giustificare sé stesso.

Il Consiglio dei Dieci eveva già ricevuto diverse querele contro i capi del convento, e principale accusatore era il frate Francesco Colonna che havea querelato contro quattro o cinque delli primarii et accusavali, inter cetera, de sodomia, suppresso tamen nomine (senza farne tuttavia il nome).

L’affare era grave, poiché i Dieci con i reati di sodomia non scherzavano mai però per un certo riguardo al convento e alla giurisdizione ecclesiastica fu deciso il Consiglio di chiamare il Generale dell’Ordine per appurare i fatti e sancire le pene ed appunto, senza indugio, il 6 di ottobre 1516 il Generale Domenicano era a Venezia.

Frate Francesco Colonna (raccontano i Diari manoscritti di Marcantonio Michiel) o chel dubitasse esser scoperto, et che fusse conosciuta la mano sua, essendo venuta la querela in le man del General o per coscentia, essendo essi accusati inocenti, andò a confessar et scoprir la calunnia, facendosi reo, et chiedendo perdon al General, el qual volse chel dimandasse perdon al Capitolo“.

E qui sembrava finita la querela che aveva messo a rumore il convento, ma il capitolo, accusato a torto, e conoscendo ora l’autore delle gravissime accuse, non volle tacersi e fulminò diverse querele contro frate Francesco, et massime l’avesse sverginata una putta, et provorno il tutto.

Dinanzi ai nuovi fatti ed in seguito alla confessione del colpevole, il Generale condannò il Colonna a perpetuo bando nella città di Treviso, con l’assoluta proibizione di dire messa e di confessare. Poi per mettere il convento in una stabile tranquillità, bandi molti altri frati che avevano parteggiato per il colonna, e fra questi, a dieci anni, frate Zanfior e frate Martin dal Naso.

Così il convento domenicano di San Zanipolo riebbe la sua pace. (1)

(1) Giovanni Malgarotto. IL GAZZETTINO, 21 novembre 1923.

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FOTO: Alfonso Bussolin. Pubblicazione riservata. Non è consentita nessuna riproduzione, con qualunque mezzo, senza l'autorizzazione scritta del detentore del copyright.

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