Il Chiostro di San Stefano, nel Sestiere di San Marco

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Chiostro di San Stefano. Sestiere di San Marco

Il Chiostro di San Stefano, nel Sestiere di San Marco

Il Chiostro di San Stefano s’innalzò dai fondamenti, col disegno di frate maestro Gabriello da Venezia, dopo che il vecchio rimase distrutto, l’anno 1532, da un incendio. Notabilissimo, invero, e per l’ordine ionico impiegato, e per l’armonia delle parti, e per i dipinti di Giannantonio Pordenone, il quale, nelI’interno cortile, aveva operate alquante sacre storie, ora rovinate, e i pochi avanzi che ancor ne rimangono fanno accrescere il dolore della perdita; anche perchè questi affreschi son memorabili nella storia, per la rivalità che ebbe il Pordenone con Tiziano nel condurli.

Decorato era il chiostro medesimo con molti cospicui monumenti, in parte adesso rimossi, ed altrove trasportali, come quello di Antonio Cornaro, filosofo celebre, compreso nella collezione dei patrii sepolcri, di Carlo Ridolfi, pittore ed illustre scrittore delle vite dei veneti artisti; ambi recati nel seminario patriarcale, e il busto del medico Viviano Viviani tolto dal suo monumento e recato nel patrio Ateneo.

Rimangono adesso ancora l’urna ed il busto di Domenico Molino, illustre letterato morto nel 1635, qui posti per volere del di lui fratello Francesco, prima procuratore di san Marco e poi doge. Il quale Francesco non ottenne pari onore, ché fu deposto nella tomba comune di sua famiglia, tomba distrutta poi con altre nel 1705, in questo lato del chiostro, perchè minacciava ruina; nel qual tempo andò perduta anche quella di Francesco Novello da Carrara, ultimo signore di Padova, che in luogo dell’inscrizione avea questa sigla PNT, cioè: Pro norma tyrannorum.

Rimane l’altra urna del doge Andrea Contarini, intagliata con ornamenti gotici, e con tre statuine nel prospetto; urna che dovrebbesi porre adesso in luogo più nobile. Poi vi è l’epigrafe a Viviano Viviani, senza il busto, come dicemmo, ed altre iscrizioni e monumenti spettanti a due Vincenzi Gussoni senatori e cavalieri.

Uomini dottissimi ed assai vescovi furono tratti da questo chiostro, ed il senato, l’anno 1417, per dare testimonianza di stima a fra Paolo Veneto, concedeva a tutti i religiosi di Santo Stefano di portar berretta a tozzo propria dei patrizi, che quei padri per moderazione, dopo lungo uso, dismessero. (1)

(1) Venezia e le sue lagune. Volume II. Stabilimento Antonelli 1847

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FOTO: Alfonso Bussolin. Pubblicazione riservata. Non è consentita nessuna riproduzione, con qualunque mezzo, senza l'autorizzazione scritta del detentore del copyright.

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