Il prete e poeta Angelo Maria Barbaro ossia il cavalier Trombetta

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Campiello del Vin. Sestiere di Castello

Il prete e poeta Angelo Maria Barbaro ossia il cavalier Trombetta

Siamo nel 1774. Sebbene quasi quarantenne, la nobildonna Caterina Dolfin, maritata in seconde nozze con il procuratore Andrea Tron di San Stae, era ancora una bellezza: spirito irrequieto, ambizioso, dominatore, di costumi facili e corrotti. Fra i tanti amori c’era stato anche quello di Angelo Maria Barbaro, patrizio prete e poeta, ma ormai la Caterina, volubile sempre, lo aveva dimenticato, anzi contro di lui adoperava lo scherno con quel soprannome di cavalier Trombetta allusivo ad una piccola tromba acustica che il poeta adoperava per correggere un suo difetto d’orecchio.

Il povero Barbaro alla disperazione le scriveva madrigali e sonetti amorosi ai quali egli allora, convinto della sua disgrazia, ricorse alla satira pungendo la crudele nella sua vanità letteraria che era grande assai. E narrò che un giorno Giove ebbe la fregola di partorire, e chiamato Vulcano, gli ordinò di aprirgli il capo. Obbedì il dio dei fuochi, ma gli menò una così forte mazzata che gli divise il cervello in due, ed ecco uscire da quel capo rotto Minerva che fa dire al poeta alludendo alla Dolfin: “E credo che la ragion sia questa / Onde ogni donna che vuol far la dotta / Un rompimento chiamasi di testa, / Nata per forza da una testa rotta“. Venezia rise alla satira e Caterina soffocò di rabbia.

Il 20 luglio il prete Barbaro passava verso sera per il Campiello del Vin a San Zaccaria, quando fu fermato da un tale che dopo averlo bastonato gli rubò anche l’orologio. Alle grida del Barbaro accorse gente, ma l’altro si era già salvato con la fuga e il povero cavalier Trombetta non restò che il magro conforto di mettersi a lettoe curarsi delle sonate.

Saputosi il fatto, si venne a sapere che le percosse erano state date per mandato della bella Caterina … (1)

(1) Giovanni Malgarotto. IL GAZZETTINO, 11 maggio 1926.

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FOTO: Alfonso Bussolin. Pubblicazione riservata. Non è consentita nessuna riproduzione, con qualunque mezzo, senza l'autorizzazione scritta del detentore del copyright.

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