Le patere del Palazzo Dandolo in Riva del Carbon, nel Sestiere di San Marco

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Palazzo Dandolo. Riva del Carbon. Sestiere di San Marco

Le patere del Palazzo Dandolo in Riva del Carbon, nel Sestiere di San Marco

I palazzi Dandolo si stendono dalla Calle Bembo alla Calle del Carbon abbracciando posteriormente la Corte Dandolo (oggi scomparsa), e la Corte del Teatro. Sul prospetto, che guarda il Canal Grande, si scorgono tuttora vari avanzi d’antichità, notabili specialmente in quella parte che sovrasta il cosi detto Cafè degli Omnibus.

Una prossima iscrizione, posta dall’abate Vincenzo Zenier, dice che essa fu la casa di Enrico Dandolo, nè il fatto, quantunque manchi di prova sicura, sembra improbabile, poichè Enrico, secondo i cronisti, nacque in parrocchia di San Luca, e fino dai tempi più remoti queste case erano dai Dandolo possedute.

In una delle medesime, e precisamente in quella maggiormente vicina al palazzo Corner dalla Piscopia, poi Loredan, arse il 25 novembre 1523 un incendio, cosi descritto dal Sanudo: “In questa sera, a hore 2 di nole, se impiò fuogo a S. Lucha a la riva del Carbon, soto cha Dandolo, vicino a la cha dei Corneri di la Piscopia, la qual’è, per dota, di s. Lion e Lunardo da Molin q . Nicolò, et se inpiò in magazin, solo caxa di pegola el ogio, et brusò fino quasi tutta la caxa predicta. E li atorno non ave male alcuno, et la caxa dei Corneri scapolò, et oltre di questo fo robato tuta la roba di caxa di deti Molini che scapolò, perchè ser Lunardo da Molin atese a far portar fuora, e Lion so fradello podestà e capitano di Mestre era amalato, et uno suo cognato chiamato Zuan Francesco Dandolo q. Bernardo di anni 54, che, assà anni è matto in caxa, qual non voleva partir“.

In un’altra fissò la propria dimora, fino dal principio dell’anno 1551, il famoso Pietro Aretino. Leggesi che la pigione, ascendente a 60 annui ducati, e dovuta a Leonardo Dandolo q. Girolamo, veniva generosamente pagata, per conto di Pietro, dal duca di Firenze. L’Aretino mori in queste soglie il 21 ottobre 1556, caduto dalla sua seggiola d’appoggio per colpo d’apoplessia, e non, come narrano alcuni, per puro accidente, mentre tragittavasi sulla seggiola stessa, puntando i piedi al suolo, e ridendo sgangheratamente, all’udire certe tresche delle proprie sorelle meretrici nel bordello d’Arezzo. Egli fu tumulato in San Luca entro un deposito presso i gradini della sacrestia, il quale nei posteriori ristauri della chiesa venne distrutto. (1)

Nel palazzo Dandolo, sopra il caffè Omnibus, sono infisse quattro patere con simboli zoomorfici che possono essere così descritte nelle loro figurazioni: una patera con un felide (leone) che azzanna un equino (simbolo della forza divina che domina e vince); due patere con quattro felidi con una testa unica (di significato oscuro); una patera con due uccelli con i colli attorcigliati e i becchi congiunti (simbolo della concordia). (2)

(1) Giuseppe Tassini. Alcuni palazzi ed antichi edifici di Venezia. Tipografia Fontana 1879

(2) sul significato dei simboli cfr.: Giuseppe Marzemin. Le antiche patere civili di Venezia. Ferdinando Ongania editore Venezia 1937; Angelica Tonizzo e Maria Rosa Sunseri. Patere a Venezia. Tipo-litografia Pistellato Marghera-Venezia 1999; Espedita Grandesso. I portali medievali di Venezia. Edizioni Helvetia 1988.

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FOTO: Alfonso Bussolin. Pubblicazione riservata. Non è consentita nessuna riproduzione, con qualunque mezzo, senza l'autorizzazione scritta del detentore del copyright.

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