L’orribile spavento causato dai Turchi (una fake news al tempo della Serenissima)

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Torre dell'Orologio affiancata dai simmetrici palazzi del Capitanio e dei Camerlenghi. Padova

L’orribile spavento causato dai Turchi (una fake news al tempo della Serenissima)

Avvenuta nel 1499 la disfatta della flotta veneziana comandata da Antonio Grimani, capitano generale da mar, nelle acque di Modone, i Turchi più che mai superbi della loro buona fortuna, correvano “con alcuni di soi squadroni” gran parte del Friuli spingendosi oltre il Tagliamento, ogni cosa devastando e incendiando. E tanto era il terrore del loro nome e delle cudeltà commesse che la terra ne era tutta spaventata; uno spavento che non dava requie né di giorno né di notte e teneva in allarme interi paesi.

Il 10 ottobre 1499 si sparse, non si sa da chi divulgata, la motizia “che migliaia turchi erano descenduti a Bassano amazando li homeni et forzando donne et pute“, e la notizia, sparsasi come un baleno di paese in paese, aveva prodotto uno scompiglio terribile in tutta la terra “et chi poteva fuzir, fizivano“.

A Padova l’annunzio era arrivato nel pomeriggio, modificando in peggio: si diceva che i turchi da Bassano avevano raggiunto Castelfranco, poi una parte aveva preso per Cittadella e l’altra per Camposampieroet pareano diavoli et portavano lo inferno brusando tutto“. In piazza a Padova, dinanzi al palazzo del Podestà, si era adunata gran folla e gli stessi rettori, sier Marco Bolani e sier Luca Zen, cercavano di calmare quell’immenso spavento che si era impadronito di tutti. Ma era opera vana, poiché a frotte giungevano dalla campagna uomini e donne cercando un rifugio sicuro arrecando nello spavento le più strane dicerie, una più spaventosa dell’altra.

Per i più spaventati nemmeno Padova era sicura e con cavalli e carrette giù per la strada postale, o con barche giù a seconda del Brenta per raggiungere al più presto Fusina, il cui trangitto fino a Venezia “fo pagato anco diese ducati“, tanto era l’ansia di arrivare nella città fuori d’ogni pericolo.

Il Consiglio dei Dieci fin dalle prime notizie aveva mandato corrieri a Padova per avere esatte informazioni e difatti nella notte si ebbero: i rettori scrivevano che, spediti “li doi camerlenghi e veder, uno a Castelfranco et altro a Cittadella, trovono nulla era, salvo alcuni spagnoli, fanti nostri, feno certo rumor per alozar, ma de turchi niente; si che fu sedato il tumulto“. Il 13 ottobre, il Consiglio pubblicò un bando contro gli inventori e i propagatori delle false notizie con una taglia di cinquecento ducati per chi li avesse scoperti, ma fu bando inutile poiché c’era, almeno come propagatori, da metter sotto processo mezza terra di San Marco.

I turchi invece erano stati davvero nel territorio di Udine “dove havevano brusato centotrenta ville” e sparso un tale terrore che sier Andrea Zantani, provveditore degli Stradiotti, si era rinchiuso nella cittadella di Palmanova e a chi lo spronava ad uscire e a combattere rispondeva: “Non vojo farme amazar da questi cani“.

Il Consiglio dei Dieci lo seppe, sier Andrea fu subito chiamato a Venezia e il 20 ottobre chiuso in prigione dell’Armamento. Si cominciò il processo, avvocato della Zantani era sier Antonio Trevisanel zoto” che fece prodigi di eloquenza per salvar l’accusato dalla morte già proposta dall’avogador sier Nicolò Michiel. E difatti, un po’ per l’eloquenza ma molto per il parentado e per le mene del “broglio” che cominciava a fiorire, la condanna dello Zantani fu mite: venne spogliato dal comando di Palmanova, relegato a Padova, ed escluso per l’avvenire da qualsiasi impiego della Serenissima.

Verso la fine di ottobre un tale Jseppo da Bassano si presentava al Consiglio dei Dieci e, dicendo di aver letto il bando del 13 ottobre, dichiarava che fu “el fiol di sier Vetor Soranzo, un povero scemo, qual sentido parlar di turchi li credete vedar e si partite da Bassano et fe’ tanto rumor da empir la terra“. Il segretario del Consiglio, trattandosi di un povero scemo, non dette corso alla denuncia e non pagò la taglia. Così finiva l’orribile spavento causato dei Turchi. (1)

(1) Giovanni Malgarotto. IL GAZZETTINO, 16 giugno 1929

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FOTO: Alfonso Bussolin. Pubblicazione riservata. Non è consentita nessuna riproduzione, con qualunque mezzo, senza l'autorizzazione scritta del detentore del copyright.

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