La “festa dil porcho mazà da li orbi”, al Fontego dei Tedeschi

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Fontego dei Tedeschi. Sestiere di San Marco

La “festa dil porcho mazà da li orbi”, al Fontego dei Tedeschi

Il grande Fondaco dei Tedeschi, duecento stanze e vastissimi porticati, magazzini grandiosi e un ampio e mirabile cortile; il lusso dei mobili, degli addobbi, delle stoffe era magnifico tanto che Enrico III di Francia visitando il Fontego nel 1574 rimase colpito della sontuosità, dell’eleganza, della richezza del celebre emporio commerciale.

E non meno celebri erano le sue feste date nel Cinquecento alle quali accorrevano in folla i patrizi e i ricchi cittadini veneziani: un curioso costume tedesco era quello di celebrare per tre giorni e tre notti l’apertura del carnevale con pubblici balli mascherati, ma più curiosa era la festa che davano nell’ultima domenica carnevalesca, una festa comica che per le sue vicende destava l’ilarità, e per la sua ricchezza l’ammirazione.

Era “la festa dil porcho mazà da li orbi” e si svolgeva nel vastissimo cortile mentre il pubblico si godeva lo spettacolo dalle finestre, dai loggiati, dai portici sontuosamente addobbati con bandiere, damaschi di seta, tappetti orientali, drappi d’oro con intessuto il leone di San Marco.

I sette ciechi che vi prendevano parte venivano sorteggiati dalla confraternità “de li orbi” che aveva una propria scuola a San Samuele, erano vestiti alla tedesca di velluto cremisi e armati di “uno piciolo fusetto“.

Il porcellino, un maialetto irrequieto, stava legato al centro del cortile con una lunga corda che gli permetteva la completa libertà dei movimenti e “li orbi” dovevan colpire l’animale una sola volta e il primo che lo colpiva mortalemente guadagnava il premio che era di dieci ducati, cinque per lui e cinque per la confraternita.

Al suono di alcune trombe i ciechi erano condotti nel cortile distanti l’uno da l’altro e lontani dal centro: cominciava allora tra grida d’incoraggiamento, scherzi e risate la marcia verso il punto dove ognuno credeva l’animale ed era un curioso affannarsi, un incrociarsi sovente tra loro, un tentare incerto in più direzioni, finchè la bestia aizzata da un pungolo grugniva, e a quel rumore i ciechi muovevano i passi verso il sito da cui proveniva il grugnito.

Il gioco durava qualche tempo tra le grida e le risa degli spettatori, ma c’era sempre fra i sette il più furbo che si avvicinava al maiale, lo prendeva per il collo e col fusetto gli squarciava la gola. Le trombe squillavano, la folla applaudiva e al vincitore veniva consegnata una borsa coi dieci ducati.

Ma il fondaco dei Tedeschi faceva le cose da gran signore, e ucciso il maiale che era regalato alla Scuola degli orbi, cominciavano i rinfreschi e le danze e solo a due e tre di notte finiva “la festa dil porcho mazà da li orbi“. (1)

(1) Giovanni Malgarotto. IL GAZZETTINO, 11 settembre 1930

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FOTO: Alfonso Bussolin. Pubblicazione riservata. Non è consentita nessuna riproduzione, con qualunque mezzo, senza l'autorizzazione scritta del detentore del copyright.

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