Un nipote del doge Andrea Gritti sfregiato di notte a Rialto

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Salizada del Fontego dei Tedeschi. Sestiere di San Marco

Un nipote del doge Andrea Gritti sfregiato di notte a Rialto

Il 24 novembre 1529 verso la prima ora di sera il patrizio Andrea Gritti di sier Domenico, “bellissimo zovene de anni venti“, passando presso il Fontego dei Tedeschi veniva ferito da uno sconosciuto “et il fo taià el viso che è stà”, dice il Sanudo, “un grandissimo pecado“. Il Gritti fu subito soccorso dai passanti, ma il colpevole si era dato alla fuga, e per quanto i Signori di notte si adoperassero non fu possibile scoprire né una traccia né un qualunque indizio.

Il ferito era nipote del doge ed aveva lo stesso suo nome e casato, due giorni dopo dalla Quarantia Criminal “fo dato taia di lire seimila a chi accuserà quello et quelli che hanno ferido su la faza sier Andrea Gritti de sier Domunego“. La taglia era enorme e fece impressione non solo nel popolo ma anche nei patrizi, e intanto “ne la terra si motizava (normorava) che il colpevole fusse Polo Tron de sier Santo“. Difatti il giorno prima del delitto avveniva nel Maggior Consiglio una grave disputa tra il Gritti e il Tron, e il Gritti nell’ira gli aveva gridato due volte: “Becho fotuo!“. La scena si era poi rinnovata anche in Piazza all’uscita del Consiglio, e quel “Becho fotuo” era stato ancora ripetuto con altre “inzuriose parole“.

Il 27 novembre si presentò all’Avogaria il patrizio Vincenzo Priuli, suocero di sier Polo Tron, e raccontò che il colpevole del ferimento era stato proprio il Polo causa quelle disoneste parole che avevano offeso tutto il parentado. “Zelenze”, concluse il vecchio Priuli, “mia fiola l’è onesta, e la inzuria del Gritti hera cattiva e sporca“. “Che ‘l se presenta subito”, rispose l’Avogador Michiel, “san Marco è zusto (giusto!)”. Ma Polo Tron era di già fuggito, e il Consiglio dei Dieci lo bandiva in perpetuo.

Il doge Andrea Gritti morì il 28 dicembre 1538 e gli succedeva Pietro Lando: al nuovo doge il parentado Priuli chiedeva la grazia del Tron e la grazia, dopo dieci anni di bando veniva concessa il 15 aprile 1539. (1)

(1) Giovanni Malgarotto. IL GAZZETTINO, 25 dicembre 1925

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FOTO: Alfonso Bussolin. Pubblicazione riservata. Non è consentita nessuna riproduzione, con qualunque mezzo, senza l'autorizzazione scritta del detentore del copyright.

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