Il cimitero degli Ebrei, a San Nicolò di Lido

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Cimitero Ebraico. Lido di Venezia (foto dalla rete)

Il cimitero degli Ebrei, a San Nicolò di Lido

Prima del 1578 gli Ebrei morti venivano sepolti in un tratto di terreno sito a San Nicolò di Lido, compreso fra il mare e la laguna presso il monastero dei benedettini. Il doge Antonio Venier, aveva concesso quel terreno agli Ebrei (e precisamente a Salomone dimorante a Santa Sofia e a Crisanto abitante a Sant’Aponal in loro rappresentanza) con un atto del 25 settembre 1386 del Magistrato del Piovego.

Con un altro atto in data 18 gennaio 1389 lo stesso magistrato concedeva di poter circondare il terreno con una palizzata per impedire gli insulti che venivano fatti agli ebrei (“propter enormia quae fiebant ad corpora Judacorum”). Per questa concessione protestarono i monaci di San Nicolò, rivendicando la proprietà di quel terreno; ma la contesa venne composta nel 1390 rimanendo stabilito che il terreno spettava agli Ebrei insieme alla casa che essi avevano costruito; però questi ultimi dovevano assumersi l’obbligo della manutenzione della palizzata di legno che li circondava.

Nei “capitoli” che in seguito furono stipulati tra la Repubblica e gli Ebrei, come ad esempio nel 1508, viene riconosciuto a questi il diritto di avere un proprio cimitero. Ma è soprattutto con la convenzione del 4 febbraio 1578 che i monaci di San Nicolò cedevano in enfiteusi alla Università degli Ebrei, rappresentata da Giacomo Sacerdoti, Mosè Grassini e Davide Luzzatto, un piccolo tratto di terreno ad uso cimitero, vicino a quello anteriormente concesso, e la cessione venne fatta contro il corrispettivo annuo di cinque ducati, poi portati ad otto, più un cero per regalia.

Riconosciuto così ufficialmente questo cimitero, tutelato da leggi e da convenzioni, si cominciò a scolpire nelle pietre sepolcrali i nomi dei singoli defunti, delle famiglie cui appartenevano con i relativi titoli e con ornamenti di stemmi e con figure in rilievo; cosicché, oltre ai soliti simboli di carattere religioso, come le due mani benedicenti nelle tombe della famiglia Coen, la brocca ed il catino per quella dei Levi, si trova l’aquila bicipite sormontata da una corona per la famiglia Habiblio, e un leone in piedi per la famiglia Diaz. Le iscrizioni venivano redatte  in ebraico; alcune compilate in forma poetica altre si limitavano a ricordare il nome dell’estinto, la sua qualità e la data del decesso. (1)

(1) Adolfo Ottolenghi, Riccardo Pacifici. L’antico cimitero Ebraico di San Nicolò di Lido. Rivista di Venezia. Maggio 1929

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