I regali del Negus d’Etiopia a Venezia

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"Omo Salvadego", Casa Italico Brass. Campo San Trovaso. Sestiere di Dorsoduro

I regali del Negus d’Etiopia a Venezia

Si chiamava Prete Jane o Gianni il leggendario Negus dell’Etiopia,  che conosceva e ammirava la repubblica Veneta o per i racconti del Polo o per quelli dei mercanti veneziani, e di questa sua ammirazione volle dare fortuna concreta inviando, nel 1402, a Venezia una ambasceria con grandi regali.

Di fatto l’ambasceria venne e fu ricevuta dalla Signoria con gli onori dovuti. Il popolo veneziano si divertì un mondo nel vedere quei costumi originali e quei doni più originali ancora, poiché fra le cose mandate da Prete Jane, c’erano quattro leopoardi, la pelle de un homo salvadego, la pelle di un asino a diversi colori, una qrande quantità di armi, e molti drappi tessuti in quei lontani paesi.

Tutti questi doni furono esposti nel cortile del Palazzo Ducale, i quattro leopardi però furono madati ben chiusi in un gabbione di ferro nell’isola di Poveglia, ma quello che più impressionava la folla erano le due pelli, dell’uomo e dell’asino, e tanto se ne discorse e tale ne fu la meraviglia che ben presto la notizia giunse a Padova e Francesco Novello di Carrara, signore di quella città, così scriveva al patrizio Priuli, Consigliere Ducale: “ho inteso che le venuto li ambassiatore del Prete Jane, li quali hano portato de stranie cosse, e tra le altre una pelle de uno homo salvadego ed una pelle de uno aseno de diversi colori, ed io son curioso de vedere de queste cosse stranie, pregove che pregate la Signoria che ghe piagua (che le piaccia) mandarme de quelle cose stranie, che li hano portade, azoché subito io le veda et vedute ghe li manderò subito indrio (di ritorno). Datum Padue 23 giugno 1402“.

La Serenissima, che allora con il Carrarese era in ottimi rapporti, accolse cortesemente la domanda e mandò a Padova due nobili, Tommaso Mocenigo e Alvise Venier, assieme agli ambasciatori di Prete Jane e con le pelli ricevute in dono. Ma alla corte del Carrara quelle benedette pelli più che meraviglia fecero paura e racconta il Venier che Ubertino, figlio di Francesco, giovanetto appena quattordicenne, dovette essere allontanato, perché preso da spavento, “pianzeva e tremava tutto”.

Il Maggior Consiglio, a contraccambiare i doni di Prete Jane, deliberava il 22 luglio 1402 la spesa di mille ducati d’oro per l’acquisto di sete e drapperie che consegnò agli ambasciatori quando verso la fine di luglio partirono da Venezia.

E le pelli? La famosa pelle “de uno homo salvadego” non era che una pelle di orangotango, e quella “de un aseno a colori” la pelle di una zebra. (1)

(1) Giovanni Malgarotto. IL GAZZETTINO, 16 marzo 1924.

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FOTO: Alfonso Bussolin. Pubblicazione riservata. Non è consentita nessuna riproduzione, con qualunque mezzo, senza l'autorizzazione scritta del detentore del copyright.

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