I funerali di Pietro Gradenigo, un doge scomunicato

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Chiesa di San Michele in Isola.

I funerali di Pietro Gradenigo, un doge scomunicato

Il doge Pietro Gradenigo chiamato Pierazzo, morendo il 13 agosto 1311 lasciava la Repubblica, appena uscita dalla costosissima guerra di Ferrara, sempre sotto scomunica di papa Clemente V lanciatale per tale guerra. Qualche cronista scrive che il Gradenigo morì di veleno, odiato da molti nobili per il suo carattere autoritario e dal popolo per la sua indole aristocratica.

Il Caroldo racconta: “Non li furono fatti i soliti funerali dei principi perché l’era scomunicato, si etiam (anche) perché essendo sta odiato dal popolo si dubitava che il popolo non facesse qualche sollevatione et disordine al corpo suo“. E difatti la salma di notte fu portata dalla sala del Piovego nella cappella di San Giovanni Battista a San Marco senza nessun onore e, appena comparve l’alba, fu messa in una barca tappezzata di velluto nero e condotta a Murano. Soltanto i cinque figli seguivano il defunto che venne nella stessa mattina sepolto nella chiesa di San Cipriano senza nemmeno un epitaffio.

Però un pensiero di gentile riconoscenza venne ai monaci dell’Isola di San Michele quando la barca funebre ducale passò dinanzi al convento. Pietro Gradenigo era stato per quei monaci un grande benefattore e, nonostante la scomunica, tutti i religiosi al passaggio del feretro erano in ginocchio sul piazzale della chiesa e il priore, ritto in piedi nella sua veste ieratica con accanto la croce, per ben tre volte benedisse la salma di quel cinquantesimo doge che, se ebbe grandi difetti, amò sempre e sinceremente la sua patria che voleva grande e illustre. (1)

(1) Giovanni Malgarotto. IL GAZZETTINO, 19 maggio 1925.

 

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FOTO: Alfonso Bussolin. Pubblicazione riservata. Non è consentita nessuna riproduzione, con qualunque mezzo, senza l'autorizzazione scritta del detentore del copyright.

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