Un prete assassino di San Zan Degolà, giustiziato tra le colonne con  il solito cerimoniale

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Chiesa e campo di San Zan Degolà. Sestiere di Santa Croce

Un prete assassino di San Zan Degolà, giustiziato tra le colonne con  il solito cerimoniale

Benedetto Morosini quondam sier Giacomo era ritornato a Venezia nel 1495 da Giaffa, in Palestina, dove aveve esercitata la mercatura, specialmente della seta e delle tele, guadagnando molti quattrini. Egli però non era venuto solo poiché si era portata con sé un’araba di quei siti che teneva per moglie ed un figlioletto avuto da lei, e la comitiva andò ad abitare nella parrocchia di San Giovanni Decollato, vulgo san Zan Degolà, vicino alla chiesa.

Beneto, di famiglia patrizia, era un gran originale, sempre in beghe coi parenti, non voleva né amicizie, né onori; usciva di casa soltanto verso il tramonto, dopo cena, e lo si vedeva tutto solo girare per Rialto, forse ricordando i mercati della lontana Giaffa. La sua casa era addobbata all’orientale e Zuari, la donna araba, ed il fanciulletto erano i soli abitatori, poiché una vecchia, raccomandata da prete Francesco della vicina chiesa, veniva solo qualche ora per le faccende comuni e per le spese del mattino.

Verso la fine del 1496 il Morosini si ammalò gravemente e la cosa assunse un aspetto ancora più silenzioso, una specie di quieto asilo. Ma a rompere quel silenzio, a dissipare quella calma venne un terribile fatto tramandatoci dal Sanudo nei suoi Diari: “Adì 21 novembre 1500, in questa matina, è da saper, fo discoperto un strano caso in la contrà de san Zuane di Golao, Ser Beneto Moresini di ani 50, qual stava in casa za 4 ani pel mal franzoso; or havia un fiol bastardo di ani 9, et una sarasina (saracena), sono sta trovati morti per ferite su la testa, et le casse tutte era aperte e la roba dentro portata via; fo incolpado pre Francesco oficiava in la chiesa, et ita fuit” e così fu.

Arrestato prete Francesco il processo fu subito fatto, il colpevole confessò il delitto ed il giorno 19 dicembre con il solito cerimoniale macabro delle esecuzioni prete Francesco espiò la sua colpa. Egli “fo portato per Canal fino a santa Crose, et davanti la porta dei morti taiatoli la man destra e menato a coa di cavallo fino a san Marco dove fu discopato, qual stentò assa’ a morir, et poi fo squartato“.

I parenti del povero Morosini vollero che egli fosse sepolto nella chiesa di San Giacomo dall’Orio con apposita epigrafe oggi scomparsa, mala povera “sarasina” di Giaffa con il suo figlioletto fu di notte sepolta, senza alcuna cerimonia, nel piccolo cimitero che circondava allora la chiesetta di San Zan Degolà.(1)

(1) Giovanni Malgarotto. IL GAZZETTINO, 17 giugno 1924.

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FOTO: Alfonso Bussolin. Pubblicazione riservata. Non è consentita nessuna riproduzione, con qualunque mezzo, senza l'autorizzazione scritta del detentore del copyright.

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