La festa del Corpo del Signore

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Francesco Guardi. Processione del Corpus Domini piazza San Marco

La festa del Corpo del Signore

Fu Roberto, vescovo di Liegi, capitale della provincia di Liegi nel Belgio, che nel 1246 ordinò per primo l’istituzione di una festa solenne per onorare il Corpo del Signore, e i Canonici della chiesa di San Martino di quella città furono i primi che nell’anno seguente la celebrarono. Pur tuttavia l’ordine vescovile non riscosse dapprima un grande favore, e solo quando papa Urbano IV, verso il 1264, decretò la pia festività per tutta la chiesa e papa Clemente V fece accettare la Bolla Urbana nel Concilio di Vienna, la festa venne accolta e solenizzata da tutto il mondo cristiano.

I veneziani l’accettarono nel 1295 con deliberazione del Maggior Consiglio in data 31 maggio, disponendo che il giorno del Corpo del Signore fosse festa solenne, e decretando nel 1407 una grandiosa processione intorno la Piazza di San Marco con l’intervento della Signoria, delle Scuole grandi, delle Congregazioni dei Preti e dei Canonici e delle alte Autorità della Repubblica.

Intanto anche a Venezia sorgeva una chiesa dedicata al Corpus Domini: Lucia Tiepolo, badessa del convento dei Santi Filippo e Giacomo nella scomparsa isola di Amiana, comperato un tratto vacuo di terreno nel limite estremo della città verso il canale di Santa Chiara, fece costruire nel 1366 una chiesa di legno e con gli aiuti pecuniari di un ricco mercante di lana, tale Francesco Rabia, fabbricò anche parecchie celle ad uso di convento.

Più tardi mercè l’intervento del beato Giovanni De Dominici, vescovo gradense e le elargizioni delle sorelle Elisabetta e Andriola Tomasini della vicina contrada di San Geremia, la Tiepolo potè ricostruire una chiesa più vasta e un vero e proprio monastero di religiose che vestirono l’abito delle suore Domenicane. Nei primi anni del secolo decimoquinto le fabbriche del Corpus Domini vennero distrutte dal fuoco, e per intercessione di papa Martino V, che concesse a coloro che concorrevano con offerte alla ricostruzione degli edifici, Fantino Dandolo, vescovo di Padova, rifabbricò chiesa e convento che vennero consacrati nel 1444 dal primo patriarca di Castello, il santo Lorenzo Giustiniani. Fino al 1534 la chiesa del Corpus Domini e il monastero furono sottoposti ai padri Domenicani, poi alla Sede Apostolica e finalmente nel 1560, per ordine del papa Pio IV, al patriarcato di Venezia.

Alla mattina del giorno consacrato al Corpo del Signore, dopo una breve funzione nella Piazza San Marco la solenne processione: una magnifica processione in cui gran parte del Tesoro di San Marco sfoggiava le sue ricchezze, in cui le sei Scuole grandi recavano la loro numerose reliquie in superbe custodie d’oro e d’argento tempestate di gemme, in cui le vesti sfarzose di numerosi patrizi, i pennelli istoriati delle confraternite, le rosse bandiere caudate delle corporazioni davano una manifesta idea della grande ricchezza acquistata con il commmercio e con il lavoro assiduo e tenace.

E la processione passava sotto una lunga teoria di archi coperti di panno bianco, le cui colonne erano tappezzate di damaschi cremisi contornate di alloro e in cima alle quali ardevano due candele: il patriarca, sotto un prezioso baldacchino sostenuto da sei cavalieri “della Stola d’oro” recava il Sacramento, simbolo del Corpo del Signore, e con quello benediva l’immensa folla che riverente faceva alla magnifica processione.

Nel pomeriggio cominciava l’ottavario nella chiesa del Corpus Domini dove la Confraternita di Gesù in Sacramento aveva la pripria sede; la più antica confraternita del mondo cattolico, anteriore di quarantaquattro anni di quella fondata in Roma nel 1539 da papa Paolo III nella chiesa di Santa Maria della Minerva.

I confratelli si recavano in quel pomeriggio, seguiri da tutti i parroci della città; dai giovani patrizi che in quell’anno avevano assunto la toga, dai senatori ultimi eletti, nella chiesa di San Geremia, un vescovo foraneo prendeva la Sacra Ostia e la portava nella chiesa del Corpus Domini dove per otto giorni restava esposta alla venerazione dei fedeli. Durante l’ottavario le funzioni religiose erano accompagnate da musiche scelte e la chiesa splendeva per uno sfarzo di cere e di lumi, per un superbo addobbo di fiori, sempre gremita di patrizi, di nobildonne, di cittadini.

Finite le funzioni verso il tramonto di ciascun giorno dell’ottavario cominciava il “fresco” lungo il Canal grande in gondola scoperta, di cui scriveva un entusiasta secentista, lo spagnolo Diego Zunica: “Per il Canal grande, stupore della natura e superbia dell’arte, spaziano le gondole, che a migliaia vi si vedono, con dentro il fiore della Nobiltà e delle Dame quali prendono il fresco“.

Così finiva la festa del Corpo del Signore: la chiesa e il convento del Corpus Domini, con altre fabbriche, furono distrutti nel 1841 quando si costruì la stazione ferroviaria, quella per le merci e i grandi palazzi per gli uffici ferroviari. (1)

(1) Giovanni Malgarotto. IL GAZZETTINO, 15 giugno 1933

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