Il Primicerio di San Marco

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Giovanni Grevembroch. Gli abiti dei veneziani di quasi ogni età .. Primicerio di San Marco

Il Primicerio di San Marco

La chiesa di San Marco, specialmente negli antichissimi tempi, era divenuta quasi l’aula del Comune: fra il patriarca di Grado e i vescovi mitrati scintillanti d’oro e di gemme, fra il clamore di canti e di preghiere, fra i gonfaloni aurati e argentati, appariva il doge per presidiare le pubbliche concioni che trattavano i supremi interessi dello Stato.

Il doge aveva il dominio assoluto della Basilica, che era poi la sua cappella privata, e vani sempre riuscirono i tentativi di patriarchi e di vescovi per render la chiesa “subdita papae“, ma finché visse la Repubblica, nel tempio di San Marco nessuna autorità poteva esser superiore a quella del doge, il quale essendo laico e non potendo esercitare la giurisdizione ecclesiastica, la trasfondeva, per tutto quello che spettava agli uffici divini, al primicerio.

Era il primicerio il capo dei canonici e avendo il doge Giovanni Partecipazio verso l’anno 829 fabbricata la chiesa si dice che fosse allora in gran parte “de tavole de legno“, la volle chiamata “Cappella Ducale” e per il culto “instituit unum Primicerium” che alcune cronache narrano fosse un tale Riccio, altre un certo Enrico di Malamocco.

Fino al 1250 il primicerio di San Marco aveva una lontana dipendenza dal patriarca di Grado e dal vescovo di Castello, ma in quell’anno il doge Marino Morosini, in buoni rapporti con la Curia di Roma, ottenne da papa Innocenzo IV il privilegio che al suo primicerio fosse tolata qualsiasi sommissione ecclesiastica e gli venisse concesso l’uso della mitra, dell’anello vescovile e del baculo pastorale.

Patriarca e vescovi protestarono, ma il governo di San Marco tenne duro e i privilegi rimasero, anzi nel 1409 papa Alessandro V decretava al primicerio la facoltà di portare il rocchetto, cotta delle alte gerarchie ecclesiastiche, nonché di concedere indulgenze fino a quaranta giorni e di conferire la prima tonsura.

Papa Clemente VIII nel 1596 aggiungeva il permesso di conferire ai chierici i quattro ordini minori e benedire le vesti sacre ad uso delle chiese di sua sudditanza le quali erano, prima del Cinquecento quelle di San Giacomo di Rialto, di San Filippo e Giacomo, di Santa Maria Nova e di Santa Marina. Con tali privilegi il primicerio di San Marco nell’ordine ecclesiastico era a Venezia il primo sacerdote dopo il vescovo di Castello, e così rimase anche quando nel 1451 venne nominato patriarca della città sier Lorenzo Giustinian, “il miracoloso” come alcune cronache lo chiamavano, che assorbì nella sua nuova carica il patriarcato di Grado.

Una curiosa questione sorse nel 1706 tra il pricerio di San Marco e il doge Giovanni Corner. All’alta carica ecclesiastica era stato eletto il patrizio Vincenzo Michieli della contrada dei Santi Apostoli, uomo di scrupolosa, anzi meticolosa coscienza, il quale indotto da vane apprensioni e da dubbi esagerati non volle esercitare quegli atti di giurisdizione spirituale che gli spettavano non riconoscendo egli nel doge l’autorità nelle cose temporali e religiose della chiesa di San Marco.

La contesa divenne grossa, qualche canonico parteggiava per il Michieli, il patriarca Piero Barbarigo soffiava nel fuoco contro il doge Corner, si ricorse anche all’illustre teologo Paolo Celotti che dopo ampia discussione dette torto al primicerio. Ma la fine della disputa toccò al Senato che con suo decreto depose il Michieli sempre inflessibile nei suoi scrupoli. (1)

 (1) Giovanni Malgarotto. IL GAZZETTINO, 15 marzo 1931.

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FOTO: Alfonso Bussolin. Pubblicazione riservata. Non è consentita nessuna riproduzione, con qualunque mezzo, senza l'autorizzazione scritta del detentore del copyright.

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