Campiello Novo o dei Morti a San Stefano, nel Sestiere di San Marco

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Campiello Novo o dei Morti a San Stefano nel Sestiere di San Marco

Il campiello di cui si fa parola, che anticamente era il cimitero dei frati di San Stefano, data soltanto dal 1838, come si vede dalla seguente iscrizione affissa al muro: “Locum Coemeterii Vetustate Desueti Patefactum A. MDCCCXXXVIII Aere Civico”.

Alcuni vogliono che il terreno del medesimo venisse innalzato per misure igieniche, essendovi stati sepolti vari cadaveri all’epoca dell’ultima pestilenza. Ma essa avvenne nel 1630, e si scorge nel catastico di San Stefano che questo cimitero fu scavato nel 1683.

Qui in tempi più remoti si diede a menare vita penitente Paolo da Campo di Catania, feroce corsaro, il quale nel 1490 fu catturato nelle acque di Ragusa dal capitano navale Tommaso Zeno, e condannato, per sentenza 28 gennaio 1492 M.V, a perpetuo confine nella città di Venezia. Costui, dice Marin Sanudo, “dorme su teste de morti, et ha conzato una caxa di dette teste, et uno orto con vaneze di teste e monti di ossi: dorme sotto l’altar dove disse messa: va discalzo e senza nulla in capo; mai manza di cotto ecc”.

Alcuni autori, tutti però di un’età alquanto posteriore a quella in cui visse Paolo da Campo, scrissero che egli, venuto a morte, fu sepolto sotto l’altar maggiore della chiesa di San Stefano. Anzi un anonimo del secolo XVII, traendo le notizie dal Compendio dell’origine della Sacra Cintura, dice che colà venne ritrovato incorrotto il di lui corpo. E veramente nel 4 agosto 1836, lavorandosi in detto altare, si fece la scoperta di uno scheletro umano, mentre sopra un vicino tavolato si vide disegnato in bianco un vascello, ed in nero una testa con barba, mustacchi, e berretto all’orientale, essendovi fra altre sigle non intelligibili l’anno 1499. Senonchè ben diverse notizie ci dà il contemporaneo Sanudo intorno a Paolo da Campo, poiché, dopo aver fatto la descrizione che abbiamo riferita della vita penitente del medesimo, così continua sotto la data 28 settembre 1499: “Or questo, dato a tal cossa e vita sancta, ma, meo juditio, maninchonica, tolse licentia di andar su la galia del capit. zeneral: si parte questa notte contra Turchi, et cussi li fo concesso, tamen il seguito di lui scriverò poi”. Il qual seguito compendiò nelle seguenti parole: “accidit che si partì di Venetia, et in questo mese di luio (1501) se intese era andato al Turco, et fo so spion”.

Il Cicogna pertanto conghiettura che il corpo ritrovato sotto l’altare di San Stefano sia invece quello del beato Bonsembiante Badoaro, morto in Venezia nel 18 ottobre 1369, che tutti gli scrittori dicono riposare in chiesa di San Stefano, benché non precisino la situazione. Conghiettura poi che le pitture del tavolato le quali sembrerebbero alludere a Paolo da Campo, si aggiungessero al momento della prima scoperta del cadavere, creduto allora quello del penitente corsaro.  (1)

(1) Giuseppe Tassini. Curiosità Veneziane ovvero Origini delle denominazioni stradali di Venezia. (VENEZIA, Tipografia Grimaldo. 1872).

FOTO: Alfonso Bussolin. Pubblicazione riservata. Non è consentita nessuna riproduzione, con qualunque mezzo, senza l'autorizzazione scritta del detentore del copyright.

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