L’educazione dei “fantołini” nella Venezia del Cinquecento

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Ponte Grimani verso il Palazzo Vendramin Grimani a San Polo

L’educazione dei “fantołini” nella Venezia del Cinquecento

Nel Quattrocento e Cinquecento la scuola elementare a Venezia fu sempre privata; nessun documento parla di sussidi od assegni governativi all’istruzione elementare, mentre in qualche parte d’Italia il maestro era pagato o sussidiato dal Comune.

Gli scolari, quasi tutti appartenenti a famiglie agiate, bastavano a retribuire i maestri che insegnavano a leggere e a scrivere seguendo le norme didattiche di fra Paolino, minorita, dettate in prosa vernacola veneziana e dedicate a sier Marino Badoer, duca di Candia.

Insegnati i primi rudimenti elementari, il buon frate ammoniva: “Li fantolini, prima de li sette anni, ancora perciò elli no po sostegnir ensorimenti (fastidi), et se de’ alegrar con canti e qualche solazo come è fiabe et simel cose, et è ben da vardar ke li fantolini no se aprese tropo de studiar specialmente con el gran caldo o el gran fredo, et per questa raxon alguni de lori è imbrigadi (stentano) de cresser, alguni è facit fevros, alguni è cazudi (caduti) en altre malatie“.

Scuole private ce n’erano molte a Venezia: le principali stavano a San Zaccaria, a San Marco, a Santa Maria Formosa, a San Geremia, ma forse quella che aveva più rinomanza, per la pazienza e la bontà della maestre e per il sistema didattico, era nel 1518 una scuola nella contrada di San Polo, frequentata da putti e da putte di buone famiglie, e che non compivano ancora i sette anni di età. Essa sorgeva dietro il campanile San Polo, nell’attuale Calle Grimani che “va a cha’ Vendramin“, il bel palazzo di architettura lombardesca costruito appunto dai Vendramin, e non dai Giustinian come generalmente si crede, nei tre primi anni del Cinquecento.

La casa era al primo piano di una casa appartenente a sier Alvise Pasqualigo quondam sier Filippodove di sora habitava uno maestro feva veludi et si soto la maestra Aloisa Galvan, insegnava a lezer a fantolini“. Era frequentata da molti scolaretti che pagavano “doi ducati a l’anno” e la maestra forniva di suo la carta, le penne e qualche ciambella che regalava ai bambini più diligenti.

Il 18 ottobre 1518 mentre Aloisa si accingeva a raccontare ai piccoli una favola “seguite uno caso miserando; per esser vechia la casa ruinò et amazò di quei puti et pute numero tre” sollevando un polverone denso per tutta la calle. Alla terribile rovina accorsero gli abitanti delle vicinanze “et fo trovati sotto il ruinazo, qual, miseratione divina, si perseverò per travi caschadi sora una letiera et sostene il cargo, et li puti si ficono soto, cussì scapolono la vita da numero dodeci et fu cossa divina. La maistra caschò etiam lei, si rupe uno brazo e testa ma non morì“.

Fortuna volle che in quella mattina mancassero nella scuola parecchi bambini poiché, essendo il giorno dedicato a San Luca, una delle nove Congregazioni del Clero veneto, molte famiglie avevano portati i fanciulli a vedere la festa e la processione che si svolgeva in quella contrada.

Appena si sparse la notizia per la città fu a San Polo un vero pellegrinaggio: le piccole salme dei tre bambini vennero portate in chiesa e coperte di fiori furono deposte presso l’altar maggiore mentre i feriti venivano trasportati a San Cassiano, alla famosa farmacia all’insegna “della dogaressa“.

Il Consiglio dei Dieci chiamò subito sier Alvise Pasqualigo: il segretario interrogò a lungo e risultò che da quasi trent’anni il patrizio, soltanto occupato a riscuotere il fitto, non si curava affatto della sua casa, sebbene più volte avvertito che occorrevano serie riparazioni. Su proposta di sier Cattarin Balbi, capo del Consiglio, il Pasqualigo venne condannato a mille ducati di multa e dovette subito pagarli per non essere ospite forzato “di le preson dil palazo ducal“.(1)

(1) Giovanni Malgarotto. IL GAZZETTINO, 5 giugno 1929.

Da sinistra a destra, dall’alto in basso: Ponte Grimani; Calle de Ca’ Priuli; Sotoportego Dolfin; Calle de Ca’ Priuli; Rio de le Erbe; Ponte Grimani; Ponte Grimani; Calle del Magazen o del Bastion; Ponte Grimani e Calle del Magazen o del Bastion

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FOTO: Alfonso Bussolin. Pubblicazione riservata. Non è consentita nessuna riproduzione, con qualunque mezzo, senza l'autorizzazione scritta del detentore del copyright.

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