Un guardaroba patrizio

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1947
Bernardo Celentano. Il Consiglio dei Dieci

Un guardaroba patrizio

Nei primi anni del Settecento la ricercatezza dell’abbigliamento veneziano era così eccessiva che i giovani patrizi sembravano più effiminati delle stesse donne.

Suor Arcangela Tarabotti, monaca bizzarra, nella sua “Antisatira“, assai più che nobildonne prendeva di mira la vanità degli uomini, tutti coperti di felpe, velluti, damaschi, di camicie di lino finissime con trine di Fiandra, tutti ornati “di stringhe con puntagli d’oro e d’argento, galloni, anelli, calze d’Inghilterra, scarpe strette, che rendevano il piede angustiato, e adorne sulla punta di fiocchi smisurati, fasce ricamate intorno la vita e brazzeruole per sostenere i calzoni“.

Al guardaroba di un patrizio veneziano era addetto il più vecchio e fedele servitore della casa: egli era il sorvegliante, il custode, il consigliere che seguiva la moda secondo le stagioni e disponeva degli abiti conforme le circostanze.

La toga era sempre, anche fuori dei Consigli e degli Uffici, la veste d’obbligo per i nobili ma quasi tutti preferivano di mostrare sotto la nera toga gli abiti eleganti di panno o di seta a colori e con il tempo tutti, salvo qualche vecchio conservatore, introdussero l’usanza, appena usciti dai Consigli del Palazzo Ducale, di deporre la toga nei camerini da loro affittati e chiamati “volte” che tenevano per tale uso sotto le arcate delle Procuratie. e senza la lunga e severa vesta erano liberi, buttavano all’aria la serietà patrizia e apparivano eleganti, un po’ leziosi, con la giubba e il giustacuore di velluto o di seta ricamata, le calze bianche pure di seta, le scarpette con fibbie d’oro e d’argento, il tricorno di feltro e sul petto e ai polsi le più belle trine di Burano.

I Provveditori alle pompe emanavano decreti su decreti, il Senato faceva altrettanto, ma i ricchi patrizi “spendevano e spandevano et li patrimoni andavano in sconcerto con li habiti, col lusso, col gioco, con feste morivano le ricchezze et veniva la povertà“.

Nell’inventario dei nobili, del palazzo Loredan a San Vio fatto nell’anno 1787 si trova anche la nota delle vesti del padrone di casa che dovevano essere rinnovate di anno in anno seguendo la moda di Francia: “Vestiario di Sua Eccellenza el paron per l’inverno: dodici abiti di pano di varie qualità, quatro paia bragoni, pano et veludo, uno sotto abito di raso nero, sei tabari di varie qualità, due velladon di due colori. Vestiario per la mezza stagion: due abiti, un di seta e l’altro di lana, due detti Londrina di due colori, uno sotto abito segovia bianca con ricamo, sei camisiole di varia qualità, tre comesi in sorte, due sotto abiti droghetti seta, quattro para bragoni vari, due camisiole seta ricamata, due tabari seta bianca fodrata, uno abito di cambeloto verde. Vestiario per l’estate: otto abiti di vari colori, tre velade simili, due comessi manto bianco, una pelegrina simile, quattro milordini da cavalcar assortiti, due sotto abiti da cavalcar di pelle, due tabari cambeloti seta bianchi, due ombrelle seta verde, due baute di merlo, tre tabari da maschera di varie qualità, trenta abiti bianchi cioè vestaglie camisiole e braghesse“. E da ultimo venivano le vesti patrizie: una di panno nero per l’inverno e una paonazza, un’altra di damasco cremisi con stola di velluto e una quarta “di tabin rosso con stola simile“.

Contro il lusso dei nobili si sfogavano le satire anonime, trovando nelle mode bizzarre e costose il pretesto di sferzare i costumi e le affettazioni ridicole, e non passava giorno che qualche polizzino manoscritto o stampato non venisse appeso sotto i portici del Palazzo Ducale.

O patrizi paninbrui / tutti se’ bechifutui / per la moda parigina / cresce i debiti e le spese / e anderè tutti in rovina / per andar alla francese

Con il nomignolo di “paninbrui“, zuppa di pane con il brodo, si voleva deridere il patriziato molle, fiacco, lezioso. (1)

(1) Giovanni Malgarotto. IL GAZZETTINO, 20 novembre 1929

Da sinistra a destra, dall’alto in basso: Museo di Palazzo Mocenigo, Casa Goldoni, Museo di Palazzo Mocenigo, Museo di Palazzo Mocenigo, Museo Correr, Museo di Palazzo Mocenigo, Museo Correr, Museo Correr, Museo Correr

FOTO: Alfonso Bussolin. Pubblicazione riservata. Non è consentita nessuna riproduzione, con qualunque mezzo, senza l'autorizzazione scritta del detentore del copyright.

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