Le nobildonne rosse

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Palazzo Gradenigo, Campo Santa Giustina. Sestiere di Castello

Le nobildonne rosse

Nell’Isola della Giudecca, vicino alla chiesa di San Giovanni Battista dei monaci Camaldolesi, oggi abbattuta, sorgeva nei primi anni del Cinquecento il palazzo dei Vendramin del ramo dei Carmini. Il 10 marzo 1515 la nobildonna Maria Trevisan, maritata con Piero Vendramin, invitava nel suo palazzo quattordici patrizie tra le quali Anna Priuli, Elisa Bon, Anzola Diedo, Marina Corner, tutte giovani, allegre, spensierate. Dopo una vivace discussione, le quindici donne concordi, stabilirono di fondare una compagnia a somiglianza di quella famosa della Calza istituita sotto il dogado dello Steno, “et venir fuora in tutti li sponsalici si ha a far, con nove foze (nuove foggie) et barete rosse“. Appunto la compagnia si doveva chiamare delle “nobildonne rosse” dal colore del berretto a fiocchi d’oro e dalla gonna di seta con ricami azzurri; le vesti dovevano essere splendide per lusso e per gemme e donna Maria Vendramin dichiarò che gli abiti sarebbero stati disegnati e dipinti dai più noti maestri veneziani.

La notizia della nuova compagnia fondata dalle quindici patrizie si diffuse ben presto per la città e si raccontavano meraviglie sul grande sfarzo delle vesti, tanto che molti patrizi, considerando le gravissime condizioni della Repubblica prodotte dalla Lega di Cambrai, ricorsero al doge Leonardo Loredan per opporre a quella inopportuna manifestazione di lusso una legge severa. E il doge radunava i Consiglieri, “li cai (capi) di Quaranta, li Savi dil Consiglio et Savi di terraferma fo posto de elezer tre Provedadori sopra le pompe di le donne con gran autorità“. La seduta fu breve poiché tutti convennero di istituire la nuova magistratura e così furono scelti i tre primi Provveditori alle Pompe: sier Vetor Morosini quondam sier Jacopo, Nicolò Grimani di sier Nicolò e Piero Marcello, tutti e tre, dice il Sanudo, “homeni teribeli et che osserverano la leze (legge) contra esse done“. I Provveditori avevano ampi poteri e bastava un solo voto favorevole alla condanna perché la pena fosse eseguita “senza alcuna apelation et la pena era per la prima volta de ducati cento, mità a l’Arsenal et mità a la Pietà“, il famoso ospedale dei poveri trovatelli.

Il decreto, come il solito, fu gridato a San Marco e a Rialto ed ebbe l’approvazione di tutta la cittadinanza, ma le quindici “nobilissime rosse” non si scoraggiavano e procedettero nel loro intento.

Il 15 aprile 1512 avvennero le nozze di Marina Gradenigo con Anzolo Renier di San Stae, in calle del Megio, e la nuova compagnia delle patrizie decise di fare la loro prima apparizione pubblica. Ma i Provveditori vegliavano e difatti nel mattino di quella giornata nuziale, nel ramo e nella corte di ca’ Gradenigo a Santa Giustina parecchi fanti, condotti a Nicolò Grimani, erano in attesa delle “nobildonne rosse” e quando giunsero, precedute e seguite da pifferi, trombe e tamburelli, vennero fermate. Le donne protestarono, i musicanti si misero loro dattorno in atto di battaglia, ma il pronto intervento di sier Grimani calmò gli animi e le patrizie dovettero ritornare donde erano venute. La condanna si ebbe il giorno dopo; cento ducati di multa ciascuna e sequestro degli abiti; le gioie per quella prima volta non furono toccate.

Così fini, appena nata, la compagnia “nobildonne rosse” che dette occasione alla istituzione di quella nuova magistratura contro il lusso e lo sfarzo: i tre Provveditori alle Pompe.(1)

(1) Giovanni Malgarotto. IL GAZZETTINO, 16 novembre 1927

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FOTO: Alfonso Bussolin. Pubblicazione riservata. Non è consentita nessuna riproduzione, con qualunque mezzo, senza l'autorizzazione scritta del detentore del copyright.

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