La morte improvvisa di Filippo Tron, mentre veniva eletto doge

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Fondamenta de la Madona e Fondamenta dei Cereri a Santa Maria Maggiore. Sestiere di Dorsoduro

La morte improvvisa di Filippo Tron, mentre veniva eletto doge 

Il doge Agostino Barbarigo moriva il 20 settembre 1501 “et fo una meraveja (scrive il Sanudo) a udire le maledizion ognun le dava per la superbia, rapacità, tenacità, avarizia era in lui“. Appena morto, tutta la città gridava di voler doge Filippo Tron, il procuratore, e specialmente il popolo ne era entusiasta perché “il piaceva assai“.

Filippo Tron della contrada di Sant’Eustacchio, vulgo San Stae, aveva circa sessantasei anni ed era figlio del doge Nicolò morto nel 1473; viveva solo con le sorelle, “homo assa’ corpulento“, franco, modesto, ricco, amante del bene pubblico e severo ammonitore di qualunque spreco. Gli elettori del nuovo doge si erano già raccolti e i vari scrutini avevano eletto i quarant’uno, ultimi e definitivi elettori del principe, quando nella notte del 26 settembre moriva quasi improvvisamente il Tron, il più quotato tra i concorrenti “et fo ditto per la terra esser sta tosegado (avvelenato)”.

La notizia fece profonda impressione, molti patrizi corsero a San Stae e fra questi anche i capi dei Dieci per vedere, investigare, provvedere. Le sorelle furono mandate nella casa del patrizio Piero Trevisanda la dreza” loro parente e fu chiamato un medico per visitare il defunto, ma non fu trovato alcun segno di avvelenamento e il responso fu che “da la gran grossesa el crepò“.

Però nel popolo rimase sempre il convincimento “dil tosego“, e quando si seppe che nel suo testamento aveva beneficiato molti poveri si alzarono vie più i rimpianti e le lamentazioni per quella morte improvvisa. Egli aveva lasciato un patrimonio di ottantamila ducati in gran parte destinato ad opere pie, ordinando la vendita delle sue argenterie, delle molte gioie e di mobili per comperare un terreno da fabbricarvi duecento casette da darsi ai poveri con il fitto di soli due ducati annuali. Tali casette, dice la cronaca Priuli, furono fabbricate a Santa Maria Maggiore (*).

Filippo Tron venne sepolto ai Frari, e la sua morte restò, per il popolo, sempre un mistero. (1)

(*) Erano in realtà settantaquattro abitazioni, consistenti ciascuna in  camera e cucina, parte a piano terreno parte a primo piano, costruite in quattro corpi di fabbrica ubicati tra le attuali Fondamenta de le Procuratie, Fondamenta de la Madona e Fondamenta dei Cereri. Queste casette venivano date da abitare “per grazia e per amore di Dio” a famiglie indigenti dai “Procuratori della Commissaria de Ultra” esecutori testamentari del lascito di Filippo Tron. La denominazione della Fondamenta de le Procuratie deriva proprio dal fatto che i “Procuratori” della Repubblica erano gli amministratori di questi lasciti. Queste abitazioni furono demolite nei primi anni dell’Ottocento (2).

(1) Giovanni Malgarotto. IL GAZZETTINO, 27 gennaio 1926

(2) Egle Renata Trincanato. Venezia Minore. Filippi Editore Venezia 

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FOTO: Alfonso Bussolin. Pubblicazione riservata. Non è consentita nessuna riproduzione, con qualunque mezzo, senza l'autorizzazione scritta del detentore del copyright.

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