La destituzione del doge Francesco Foscari

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Chiesa di Santa Maria Gloriosa dei Frari. Monumento al doge Francesco Foscari

La destituzione del doge Francesco Foscari

Racconta la cronaca di Zorzi Dolfin che il 19 ottobre 1457 “fo proposto de far novo dose el qual havesse a governar lo stato in loco de Francesco Foscari et tamen (tuttavia) lui avesse tutte le regalie, salari, et honoranze consuete“.

Il vecchio Foscari aveva ottantaquattro anni, era infermo ed incapace di intervenire ai Consigli; la proposta della sua destituzione fu fatta da Girolamo Barbarigo, capo di settimana dei Dieci, ed ebbe ventinove voti favorevoli, tre soli negativi e sei non sinceri.

I Consiglieri ducali e i Capi del Consiglio dei Dieci, si recarono il mattino del 23 ottobre dal doge e riferirono la deliberazione, aggiungendo che dovesse nel termine di otto giorni uscir di palazzo, con l’assegno annuale di millecinquecento zecchini. Gli fu tolto l’anello ducale e fu spezzato alla presenza dei Consiglieri e dei Capi, gli furono levati il berretto ducale e il fregio d’oro di testa ed egli fece promessa di andarsene alle sue case a San Pantaleone.

Il vecchio era prostrato: in sul partire dei Consiglieri e dei Capi dalla stanza dove si era svolta la triste cerimonia, Jacopo Memmo, capo dei Quaranta, lo guardava fisso il atto di compassione; se ne accorse il vecchio doge e gli chiese: “Di chi sestu fio?“, “De Marino Memmo“, “L’è mio caro compagno“, soggiunge il doge, “dilli da mia parte che haverò caro ch’el me vegna a visitar, acciò el vegna con mi in barca a sollazzo: andremo a visitar i monasteri“.

Il 24 ottobre il vecchio Foscari, accompagnato dal fratello Marco, scendeva la scala del Consiglio e messer Marco gli disse: “Serenissimo l’è bono che andemo montar in barca per l’altra scala de soto a coverto“. E il doge rispose: “Io voio andar zo per quella scala che scesi in dogado“.

Il primo novembre Francesco Foscari moriva ed era allora doge Pasquale Malipiero eletto il 30 ottobre.

Questa è la storia della destituzione del Foscari raccontata da Zorzi Dolfin suo contemporaneo e parente; gli altri racconti sono romantiche fantasie. (1)

(1) Giovanni Malgarotto. IL GAZZETTINO, 10 gennaio 1925

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