Il trippaio di San Martino di Castello e una curiosa legge sui pozzi

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Campo Do Pozzi. Sestiere di Castello.

Il trippaio di San Martino di Castello e una curiosa legge sui pozzi

Uno fra i più antichi campi di Venezia è il campo dei Due Pozzi a San Martino. Oggi, per la verità, dei due pozzi ne esiste uno solo, ma il Sabellico ci fa sapere che ai suoi tempi ne esistevano due gemelli e la contrada di San Martino ne andava superba e pagava la sua tassa sui pozzi senza alcuna protesta. Da questa contrada anzi ebbe origine la legge del 1536 con cui la Repubblica non volendo che si facesse guadagno sull’acqua del Comune escludeva dall’uso dei pozzi pubblici “i tentori, i barbieri, i varottieri, i triperi, i lavanderi et i luganegheri“. E l’origine fu un grande subbuglio di popolo contro un venditore di trippa che aveva bottega sul campo e che per il suo mestiere consumava una grande quantità di acqua attingendola dai due pozzi.

Nell’estate del 1535 una terribile siccità tormentava Venezia, il Brenta dal quale si traeva l’acqua era quasi all’asciutto, i serbatoi di Lizza Fusina non erano ancora costruiti e ciò nonostante il trippaio di San Martino, tale Francesco da Murano, continuava spensieratamente e consumare l’acqua per le numerose lavande delle sue frattaglie.

Le prime a protestare furono le donne; ben presto si unirono i mariti, e un bel giorno, visto che l’ostinato continuava, si pensò nientemeno di dar fuoco alla bottega e l’azione avrebbe seguito il pensiero se non fossero subito accorsi gli sbirri. 

Il patrizio Alvise Malipiero che abitava proprio sul campo, ricorse allora al Magistrato delle Acque e questi ricorse al Consiglio ed il Consiglio decretò quella legge che ebbe una severa applicazione per molti e molti anni. Incaricati della sua esecuzione erano i capi contrada, i quali dovevano o sorvegliare di persona o mandare un incaricato di fiducia nelle ore in cui si aprivano i pozzi: la mattina a terza, cioè verso le otto, e la sera al tocco della campana maggiore di ogni parrocchia.

Ma come lavavano le loro mercanzie i beccari, triperi, varotteri se era loro proibito di provvedersi ai pozzi pubblici? Oltre all’acqua pubblica dei pozzi, vi erano barche di acqua che andavano in giro per la vendita o erano di stazio in più punti della città.

(1) Giovanni Malgarotto. IL GAZZETTINO, 28 settembre 1924.

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FOTO: Alfonso Bussolin. Pubblicazione riservata. Non è consentita nessuna riproduzione, con qualunque mezzo, senza l'autorizzazione scritta del detentore del copyright.

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