La moglie infedele di sier Zuane Tiepolo, da Sant’Aponal, nel Sestiere di San Polo

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Palazzo Coccina Tiepolo Papadopoli sul Canal Grande, a Sant'Aponal nel Sestiere di San Polo

La moglie infedele di sier Zuane Tiepolo, da Sant’Aponal, nel Sestiere di San Polo

Un grave scandalo scoppiò fra il patriziato il 5 luglio 1532: la moglie di sier Zuane Tiepolo di sier Nicolò della contrada di Sant’Aponal era fuggita con un tale Camillo Mamelio di Udine e nessuno sapeva dove. Ma raccontiamo.

Quando Zuane fu provveditore a Zante conobbe in quell’isola una ricca greca, Festelina Donapulo, di cui tanto s’invaghi che la volle sposare e terminato l’anno del suo provveditorato, la condusse a Venezia dove ben presto divenne famosa per la sua bellezza. Assiduo di casa Tiepolo per antica amicizia era il Mamelio, il quale sebbene il marito non ne avesse il più lontano sospetto, pure “se impazò presto con sua moglie et cussì andono li fatti che pensono a fuzir“.

Il povero patrizio, rimasto senza la moglie, ricorse alla Quarantia Criminale. Fu pubblicato subito sulla scala a Rialto l’ordine ai colpevoli di presentarsi entro sei giorni, ma l’ordine rimase lettera morta poiché i due colombi filavano lontano ed al sicuro il prefetto amore. E così trascorso il tempo gli Avogadori proclamarono la sentenza: bando perpetuo a Camillo Mamelio con trecento ducati di taglia e cinque anni di prigione Forte se preso. Festelina bandita da Venezia, taglia di ducati duecento, due anni di prigione “et la sua dota sia de suo marito per alimento di fioli“.

Cinque mesi dopo il Mamelio fu arrestato a Udine da un suo conoscente avido della taglia: e consegnato ai birri, venne tradotto a Venezia e rinchiuso nella prigione Forte; la Festelina, sola, senza risorse salvo la sua bellezza, vagò di terra in terra sempre con la paura di essere arrestata, finché si seppe che era morta a Mantova nel marzo 1536.

El berton in preson, la moier morta“, conclude il Sanudo, “et Zuane Tiepolo recuperò la calma et li fioli putini portarono il luto, ma non cussi sier Zuane“. (1)

(1) Giovanni Malgarotto. IL GAZZETTINO, 7 aprile 1926

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FOTO: Alfonso Bussolin. Pubblicazione riservata. Non è consentita nessuna riproduzione, con qualunque mezzo, senza l'autorizzazione scritta del detentore del copyright.

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