Saponello becher da San Giobbe

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Ponte de la Saponella a San Giobbe. Sestiere di Cannaregio

Saponello becher da San Giobbe

Vicino al Ponte di San Giobbe, nella contrada di San Geremia, abitava nel 1773 la famiglia Saponello di cui Zuane, figlio di Francesco, era uno dei capi beccai delle Beccherie grandi in San Giobbe. Fra lui e Francesco Rizzo detto el fio del ciompo, correvano vecchi rancori per gelosia di mestiere e forse più per l’amore che Marina Saresin, della contrada di San Zuan Degolado, portava al Rizzo con grande invidia del Saponello.

Nell’ultima domenica del carnevale del 1774 il doge Alvise Mocenigo IV aveva, come il solito, ordinata la corrida dei tori molati (liberi) nella corte del Palazzo Ducale, e tale corrida era combattuta unicamente dai beccai i quali, per speciale privilegio, in numero di venti montavano in quel giorno la guardia al Palazzo stesso, in luogo degli arsenalotti, dall’ora di terza fino al termine dello spettacolo.

Il Saponello ed il Rizzo erano i due campioni più quotati per l’uccisione del toro, ma in quel giorno la fortuna arrise solo al Saponello e all’uscire dal Palazzo, alla fine della festa, i due rivali si scagliarono delle offese.

Era vecchia costumanza che all’uccisione del toro appartenessero le due corna dell’animale che venivano ricoperte di foglia d’oro e adornate di nastri, ed il Saponello, superbo di quel trofeo, volle regalarlo alla Marina, ma la fanciulla rifiutò, perché preferiva il Rizzo.

Il giorno 10 novembre 1774 i due rivali s’incontrarono a San Moisè in Calle del Tagiapiera, per andare al Ponte de Ca’ Barozzi (oggi scomparso), ed il Rizzo, che si sentì offeso da uno sguardo e da un frizzo del Saponello, proruppe: “I corni tienli per ti quando ti sarà maridà“.

Il Saponello trasse un pugnale e, cieco d’ira, incominciò a colpire l’avversario: questi fuggì per la Calle del Ridotto gridando: “Dio, Dio, so morto!” e dinanzi alla farmacia in Salizada San Moisè cadde a terra soffocato nel sangue.

Zuane Saponello riuscì a fuggire ed il 1 settembre 1775 fu bandito in perpetuo con la pena di morte in caso d’arresto, e duemila lire di taglia a chi lo prendesse. Ma rimase sempre uccel di bosco. (1)

(1) Giovanni Malgarotto. IL GAZZETTINO, 1 ottobre 1924.

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FOTO: Alfonso Bussolin. Pubblicazione riservata. Non è consentita nessuna riproduzione, con qualunque mezzo, senza l'autorizzazione scritta del detentore del copyright.

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