La Corte Contarini o dei Risi e la locanda del Maltese, nel Sestiere di San Marco

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Corte Contarini del Bovolo. Sestiere di San Marco

La Corte Contarini o dei Risi e la locanda del Maltese, nel Sestiere di San Marco

La corte Contarini del Bovolo si apre sulla Calle de le Locande nell’antica parrocchia di San Paterniano. In origine si chiamava “corte dei risi” perché si era colà stabilito un mercante all’ingrosso di riso, il cibo prediletto dei veneziani di allora, e difatti in un documento dei primi anni della seconda metà del Cinquecento appartenente alle “Raspe” della Quarantia criminale, troviamo che un tale Alvise Rizzo, “gran mercante di risi in la contrà di San Paternian“, era stato condannato a trenta ducati di multa per aver venduto a un piccolo negoziante di Rialto alcuni sacchi di riso guasto.

Fino alla caduta della Repubblica la corte continuò per tradizione a chiamarsi “dei Risi” anche con la scomparsa della famiglia Rizzo e dei magazzini dove si batteva e si brillava il riso il nome le era sempre continuato; e soltanto nei primi anni dell’Ottocento, quando il palazzo Contarini, divenuto, per il matrimonio di Elisabetta, unica figlia di Piero Contarini, col patrizio Giovanni Minelli, proprietà dei Minelli, e venduto, fu trasformato in locanda all’insegna del “Maltese“, allora la corte cominciò a chiamarsi “Corte del Maltese“.

Ma l’albergo dopo alcuni anni di vita dovette chiudere e il nuovo proprietario del palazzo un tale Francesco Emeri, di origine straniera ma di elezione veneziano, lo lasciava in testamento ai poveri della parrocchia, e la congregazione di Carità a cui era affidata l’amministrazione del lascito, volle che la corte fosse chiamata “Contarini” perché non solo conteneva la parte posteriore del palazzo nobiliare, ma perché su di essa, s’innalzava un vero cimelio d’arte del palazzo stesso.

Nel Quattro e Cinquecento, il crescente desiderio delle comodità nei palazzi patrizi faceva sostituire alle vecchie scale esterne, magnifico ornamento architettonico, ma esposto alle intemperie e ai freddi invernali, quelle interne, ampie e magnifiche nei pubblici edifici, come la “scala d’oro” del Palazzo Ducale e quale delle scuole grandi di San Giovanni Evangelista e di San Rocco, ma strette e meschine, per difetto di spazio, nelle abitazioni private.

Soltanto un ingegno creatore seppe alzare, sopra un’area ristrettissima, la scala a chiocciola dei Contarini di San Paterniano, “che imita la torre di Pisa, ma è di questa più bella perché il girare a spira degli scallini e degli archi ne accresce l’effetto mirabile“. E l’autore di tale prodigio fu un umile carpentiere, Giovanni Candi, che dotato di ricco ingegno aveva studiato alla bottega di Sebastiano da Lugano, architetto e scultore morto a Venezia nel 1518, e fu egli l’ideatore e il costruttore di questa famosa scala “a bovolo“, caratteristica costruzione lombardesca, che dette il nome al ramo dei Contarini di San Paternian detti “dal bovolo“.

Il Martinoni nelle sue aggiunte alla “Venezia città nobilissima” del Sansovino, così parla della scala dei Contarini, unica nel suo genere, descrivendo il rio di San Luca sul quale prospetta la facciata gotica principale del palazzo contariniano: “In rio di San Luca o delle Poste, più avanti, in contrà di san Paterniano vi è il palazzo di Zuane Battista e Marco Contarini prestantissimi e virtuosi senatori, detti dal Buovolo per una scala insigne, tortuosa, fatta tutta di marmo con colonne e volti, coperta tutta di lastre di piombo, per la quale si ascende in giro chiamata comunemente scala in buovolo, in cuppole corridoi, fabbricata con eccellente ordine di architettura e con grande spesa“.

E’ curioso come nel Cinquecento, per distinguere i vari rami di una stessa famiglia patrizia, si ricorresse molto spesso ad un soprannome in aggiunta a quello della contrada in cui la famiglia abitava, e così dei Contarini, oltre a quelli del “bovolo“, abbiamo il ramo “degli scrigni” a San Trovaso, quello di “Desdemona” a San Moisè, dei “dal Zaffo” alla Misericordia, della “Porta di Ferro” a Santa Giustina, “delle Figure” a San Samuele, dei “Corfù” alla Carità, e il ramo “dal Naso” a ricordo di quel Giacomo Contarini che nel 1430 venne decapitato tra le due Colonne per aver ferito gravemente al naso il doge Francesco Foscari.

Nel 1714 il nobilomo Piero Contarini del Bovolo, volle riunire nel suo palazzo a San Paternian tutti i membri dei vari rami della sua famiglia ad una festa solenne, e fu festa magnifica in cui la grande e illustre famiglia, che aveva avuto ben otto dogi, si trovò tutta raccolta per l’ultima volta.

Due anni dopo la figlia Isabella si maritava con il Minelli, e alcuni mesi dall’avvenuto matrimonio, moriva il patrizio Piero estinguendosi così il ramo “del Bovolo“. (1)

(1) Giovanni Malgarotto. IL GAZZETTINO, 20 novembre 1932.

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FOTO: Alfonso Bussolin. Pubblicazione riservata. Non è consentita nessuna riproduzione, con qualunque mezzo, senza l'autorizzazione scritta del detentore del copyright.

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