Una botte di monete false, in casa Lando ai Carmini

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Palazzo Civran Guoro. Campo dei Carmini. Sestiere di Dorsoduro

Una botte di monete false, in casa Lando ai Carmini

Lo scandalo era stato grande e la notizia correva già per tutta la città in quella mattina del 23 marzo 1519, ma più specialmente aveva prodotto meraviglia e turbamento nei banchi di Rialto.

Da circa quindici giorni era giunto a Venezia, reduce dalla sua diocesi, l’arcivescovo di Candia, il reverendo Zuane Lando e dalla galera di messer Luca Moro aveva sbarcato due grandi casse che furono trasportate ai Carmini “in cha Zivran al ponte Guori” dove l’arcivescovo era andato ad alloggiare.

La casa Zivran o Civran, in campo ai Carmeni, è quella che sta anche oggi sull’angolo a destra del campo sopra il canale, dei Civran passata poi ai Guoro, e che reca sulla facciata, dalla parte del canale, un guerriero, scultura del Quattrocento, con lo stemma dei Civran.

Colà quindi si recò il Lando e subito fu notato un certo andirivieni di gente circospetta, specie nelle ore di notte od appena cominciava ad albeggiare e la cosa subito conosciuta fu tosto divulgata finché giunse alle orecchie vigilanti dei Dieci. Il Consiglio pensò subito si trattasse di una qualche congiura candiota in cui l’arcivescovo fosse uno dei capi, e dette speciale incarico ai Signori di notte di sorvegliare attentamente la casa, ma nulla si scoperse, anzi per la qualità delle persone che vi frequentavano, quasi tutti mercanti, il sospetto della congiura fu messo da parte e fece capolino il pensiero di un grosso affare di contrabbando. E difatti il contrabbando c’era, ma non quale se lo figurava il Consiglio dei Diecifo scoperto che l’arzivescovo fabricava monete false e cussì in questa sera (22 marzo 1519) verso note, dieto arzivescovo fo preso, et posto in casa de Bernardin di Maschio capitano di le preson“.

Subito con la notizia dell’arresto si diffuse anche l’altra notizia che nella casa Civran si era trovata “una botte piena di monete false” e si diceva che erano scudi e ducati “cum una bella impronta et molte monete di rame e di ottone cum stampo perfetto“.

Ma, la giustizia non ebbe il suo corso: a favore dell’arcivescovo falsario e per di più appartenente ai Lando, famiglia di gran religione, si mosse tutta la curia di Venezia e quella di Roma ed il processo non si fece perché “el consegio dei diese volse ghe la concedesse, come fo divulgato, et poi ala fine ad istantia del cardinal Cornaro revocò la licenza et volse che l’arzi vescovo li fusse mandato a Roma“.

Così Zuane Lando andò a Roma e non si parlò più della famosa botte piene di monete false. (1)

(1) Giovanni Malgarotto. IL GAZZETTINO, 13 giugno 1924.

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FOTO: Alfonso Bussolin. Pubblicazione riservata. Non è consentita nessuna riproduzione, con qualunque mezzo, senza l'autorizzazione scritta del detentore del copyright.

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