Le tre locande di Calle de le Locande, a San Paterniano, nel Sestiere di San Marco

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Calle de la Vida o delle Locande. Sestiere di San Marco

Le tre locande di Calle de le Locande, a San Paterniano, nel Sestiere di San Marco

In una descrizione della contrada di San Paterniano fatta nel 1740, si trova che nella Calle de le Locande esistevano tre osterie con alloggi, rispettivamente alle insegne “delle Tre Chiavi, delle Tre Rose e dei Tre Visi“. Tra i proprietari, per ragioni di mestiere, non correvano buoni rapporti e quando in uno degli alberghi accadeva una cosa fuori del consueto, negli altri si almanaccavano altre cose più belle: cosi ai “Tre Visi” erra avvenuta, il 12 febbraio 1745, una sontuosa cena di patrizi e dopo due giorni alle “Tre Chiavi” c’era un gran ballo di cortigiane a il padrone delle “Tre Rose” non sapendo cosa ideare per farsi un bel richiamo, aveva offerto “nel zuoba grasso a tutti quelli che manzavano tre pignocade quali valeva un soldo un gran goto de vin dolze di Cipro“.

Ma fra le tre, quella delle “Tre Rose” ebbe per alcuni giorni una vasta notorietà nel 1746 e corse sulla bocca di tutti con risa e commenti un fatto che vi accadde nell’ultima domenica di carnevale. Alcuni giovani patrizi, assidui frequentatori del famoso casino da gioco in Salizada San Moisè, avevano deciso di dare una magnifica cena alla locanda delle “Tre Rose“, con gioconda mescolanza di alcune patrizie vivaci e capricciose e di qualche signora forestiera loro amica di svago.

Capo della compagnia era il patrizio Zuane Morosini detto “Bell’occhio” della contrada di San Polo: tra le patrizie primeggiava Caterina Bonlini, “una bizzarra et eccentrica dama che aveva fatto parlare di sé qualche anno prima, volendo ballar sulla corda alla presenza del pubblico“; e tra le foresterie una formosa Marietta Pandolfi di Padova dal brio indiavolato e amante del Morosini.

La festa era nel suo splendore, dalle finestre della “scala“, scaturiva una viva luce sulla calle e i proprietari della altre due locande guardavano con invidia quello sfolgorio e udivano con rabbia i suoni e i canti dell’allegra brigata. Causa i cibi pieni di droghe all’uso francese si era bevuto molto vino e col vino cresceva l’allegria smodata: dalla sala era sparito il Morosini detto “Bell’occhio” con Caterina Bonlini, ma se n’era accorta ben presto la formosa Marietta Pandolfi, sebbene in allegri discorsi con i giovani patrizi Zuane Da Porte e Francesco Fracassetti della contrada dell’Anzolo Raffael, la quale alzatasi subito con una scusa, ridendo e facendo chiasso si era recata vicina all’uscio della sala.

Il baccano era giunto al colmo: risa, brindisi e canti, quando sulla porta apparve la Pandolfi trascinando la Bonlini discinta e scarmigliata e volgendosi ai convitati gridò: “Ha cambià gusti la signora, non balla più sulla corda, adesso roba gli amanti!“. E piena d’ira afferrata per il collo la gettò a terra e le alzo le sottane battendola a mani tese sulle natiche nude con furia selvaggia. La brigata guardò dapprima stupita, ma vedendo poi che le busse tempestavano sode, alcuni si affrettarono a dividere le donne e furono grida e urla specialmente quando comparve il Morosini verso il quale inveì furiosa la Pandolfi. Al baccano, che si udiva fino in Campo San Paternian, accorse la pattuglia dei Signori di notte, ai quali la piangente Caterina presentò querela contro la Marietta.

Al mattino seguente la città era piena di quello scaldalo e sulle scale di Rialto nel pomeriggio di quel giorno venne attaccato il solito cartellino con la satira d’occasione.

Alle Tre Rose scandalo grando
Si non da forca, certo da bando
Ne mai scordarse poi la Bonlini
Che no ghe rose senza li spini
Che brutta cena povera Cate,
Con quella ràcola di sculaciate!

Difatti la satira aveva indovinato giusto e la formosa Marietta Pandolfi venne bandita per due anni da Venezia.

La locanda alle “Tre Rose” venne dai Signori di Notte chiusa per alcuni giorni con gran contento dei proprietari del “Tre Visi” e delle “Tre Chiavi“. (1)

(1) Giovanni Malgarotto. IL GAZZETTINO, 11 marzo 1928.

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FOTO: Alfonso Bussolin. Pubblicazione riservata. Non è consentita nessuna riproduzione, con qualunque mezzo, senza l'autorizzazione scritta del detentore del copyright.

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