Il dono delle oselle ai nobili del Maggior Consiglio, per il giorno di Natale

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Pietro Longhi. La caccia all'anitra in laguna.

Il dono delle oselle ai nobili del Maggior Consiglio, per il giorno di Natale

Nella sala della numismatica veneziana del nostro Museo Civico Correr che contiene la preziosa e ricca raccolta di monete battute dalla Repubblica, una delle più complete raccolte oggi esistenti, si ha l’idea di ciò che fu la monetazione della Dominante, diffusa in tutti i mercati mondiali così che nei primi anni del Quattrocento il doge Tommaso Mocenigo affermava potersi Venezia considerare padrona di tutto l’oro della Cristianità. A completare questa famosa collezione vi si volle aggiungere anche una serie completa delle oselle di Venezia e Murano che sebbene essendo delle medaglie commemorative pure avevano sovente corso legale perché sempre coniate d’oro o d’argento con certe regole fisse di peso e di misura in relazione al ducato.

Verso il 1275, dice una cronaca antica, “fo statuido che il doge da Natale dovesse dar a tutti del Maggior Consiglio cinque oselle selvadeghe dai pie rossi“, cioè cinque anatre palustri, delle quali abbondavano le valli e le paludi dell’estuario, ed appunto nella seconda metà del mese di dicembre appositi cacciatori montati sulle loro agili fisolere percorrevano le lagune d’ordine della Signoria per la caccia degli uccelli da regalare.

Per qualche secolo, la gentile usanza fu mantenuta, ma nel 1521 dogando Antonio Grimani, forse per la guerra della Lega di Cambrai che aveva sospeso il solito donativo di cacciagione o forse “per la rason dei tempi non se podeva haver tanta quantità de oselle che satisfaci compitamente alla regalia che sono soliti havere li Zentilomini nostri“, il Collegio decise che “in loco delle oselle, che cadaun Zentilomo nostro che mette ballotta nel Consiglio Mazor haver suole dal Serenissimo Principe, abbia de cetero et haver debba una moneta della forma parerà alla Signoria nostra che sia de valuta de uno quarto de ducato; et li Canerlenghi nostri de Comun siano obbligati delli danari deputati al Serenissimo dar quella suma che sii per detta regalia da esser distribuita alli Zentilomini al tempo et cum quel modo et forma come observar si soleva in la dispensatione delle oselle“.

E così nacquero le prime oselle coniate e distribuite sotto il doge Antonio Grimani in sostituzione delle anatre palustri “dai pie rossi“, ma se il regalo delle piccole monete d’oro non riusciva molto gradito ai patrizi ricchi che preferivano gli uccelli delle valli lagunari, ebbe invece una lieta accoglienza da parte dei patrizi poveri, i turbolenti “barnabotti“, che correvano subito ai banchi di Rialto per cambiare l’osella in moneta sonante.

Vittore Camelio di mastro Antonio da San Zaccaria, gioielliere di professione, maestro delle stampe nella Zecca veneziana, celebre coniator di monete e di medaglie, è il primo che la storia ricordi come incisore di oselle per la splendida incisione dell’osella del 1523 sotto il doge Andrea Gritti, che gli valse dal Consiglio dei Dieci il riconoscimento di “sumo maistro in quest’arte dil conio“, aumentandogli con l’elogio considerevolmente l’assegno di zecca.

Si vuole erroneamente dare il nome di osella alla medaglia della dogaressa Morosina Morosini, moglie del doge Marino Grimani, coniata nel 1597, ed a quella di Elisabetta Querini, moglie del doge Silvestro Valier, ma entrambe sono invece proprie e vere medaglie commemoranti la solennità della incoronazione di quelle principesse e nulla hanno di comune con le oselle né l’origine, né lo scopo, né il peso, né il conio.

Un curioso e singolare privilegio ebbe l’isola di Murano: l’origine del privilegio, che fu unico nella Dominante, è che la repubblica aveva concesso all’Isola di Murano di coniare annualmente nella veneta zecca, un limitato numero di medaglie o monete di congiario, le quali perché fattesi dalla origine loro, di peso e di valore simili alle oselle fabbricate nel 1521 ebbero con quelle comuni il nome.

La prima osella muranese, rarissimo pezzo custodito nel medagliere del Museo Correr, risale al 1581 e fu coniata essendo podestà dell’isola Andrea Grisi; ma dopo quest’anno si ha una lacuna di quasi un secolo, poiché la serie non ripiglia che nel 1673, per procedere con brevi interruzioni fino al 1796. Tali oselle si coniavano per dispensarle ai magistrati muranesi e alle supreme cariche dello Stato in Venezia: recavano d’ordinario l’arme del comune stesso, quella del doge regnante, del podestà, del camerlengo e dei quattro deputati dell’isola. Non di rado, cosa curiosa ed originale, a qualche illustre visitatore dell’isola di Murano, delle sue fornaci, delle sue prosperose vetrerie, si offriva in dono l’ultima osella racchiusa tra il doppio fondo di un bicchiere o di una coppa. Dice un manoscritto della raccolta Cicogna: “gentile e significante regalo in cui il donato conservava ad un tempo, in un prodotto dell’isola del vetro, una prova delle ampie prerogative con le quali la Serenissima l’aveva rimeritata per la sua sublime industria“.

L’ultima fu quella coniata sotto il doge Lodovico Manin per il Natale del 1796: nell’anno seguente vennero gli avvoltoi e le oselle sparirono confinate nelle raccolte numismatiche, ricordo tradizionale di epoche felici e gloriose in cui la terra di San Marco era libera, ricca d’industrie, doviziosa e temuta. (1)

(1) Giovanni Malgarotto. IL GAZZETTINO, 21 gennaio 1934.

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FOTO: Alfonso Bussolin. Pubblicazione riservata. Non è consentita nessuna riproduzione, con qualunque mezzo, senza l'autorizzazione scritta del detentore del copyright.

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