Pozzo dell’Ospedale Civile ex Convento dei Santi Giovanni e Paolo (cortile adiacente la chiesa)

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Pozzo dell’Ospedale (cortile adiacente la chiesa) dei Santi Pietro e Paolo. Sestiere di- Castello

Pozzo dell’Ospedale Civile ex Convento dei Santi Giovanni e Paolo (cortile adiacente la chiesa)

Vera: in pietra d’Istria di forma cilindrica divisa in undici settori, datata 1755. Su un settore della vera è scolpito, a bassorilievo, San Domenico con il libro e lo stelo di giglio, che allude alla sua castità e alla devozione alla Vergine Maria (attributo che condivide con San Francesco d’Assisi e Sant’Antonio da Padova), su un altro settore è incisa una corona di fiori e frutta con all’interno la scritta: “PROVISORES / COMVNIS / A.D. / MDCCLV ”. Base: rotonda con due gradini. Copertura: lastra metallica leggermente convessa.

Ospedale civico. Composto del convento dei padri Domenicani, dell’ospizio dei Mendicanti e delle scuole di San Marco e della Pace.

Della scuola di San Marco e dell’ospizio dei Mendicanti, divenuti porzione di questo spedale, abbiamo detto qualche cosa; ora diremo alcunché del convento dei padri Domenicani e della scuola della Pace. Quanto al convento, dopo aver detto che esso nel 1293 poté albergare tutti i padri dell’ordine raccolti in esso per celebrare un capitolo generale, e per la parte storica rimandati i lettori alla illustrazione della chiesa, daremo la descrizione topografica del convento quale era nel 1644, la quale noi abbiamo desunto da un documento che si conserva nell’Archivio generale dei Frari.

Il monastero conteneva due dormitori uno sopra l’altro, di eguale lunghezza e grandezza. Nel dormitorio inferiore erano sedici celle, l’ infermeria, lo scrittoio dove si conservavano i libri e le scritture, la camera del fuoco, la barbieria (detta barbaria) ed il capitolo, e la lavanderia, sopra della quale erano tre prigioni. Nel dormitorio superiore celle trentatré, la libreria ricca di opere antiche e moderne, e la guardaroba (detta vestiario) dove si ponevano in comune gli abiti dei religiosi. A questo dormitorio era annesso un mezzo dormitorio contenente celle quattordici, e la dispensa del procuratore. In faccia di questo mezzo dormitorio stava il refettorio, capace di più che cento frati, e presso la cucina. Dentro il monastero un orto non di molta grandezza, e vicina la casa dei professi, composta d’un dormitorio con nove celle, e la camera del fuoco. E poco lontano dall’orto un claustro proporzionato alla fabbrica del convento, e in esso la casa dei novizi semplici, che era un dormitorio con quattordici celle, la libreria, la cantoria, la guardaroba (vestiario), l’oratorio, una sala, ed un orticello, vicino al quale la lavanderia. Vicino alla chiesa un altro claustro eguale al primo, e dentro ad esso tre confraternite. La cantina del monastero capiva ottanta botti di vino. Ben forniti il granaio e la legnaia. Il numero dei religiosi era fissato a settantacinque, ma crebbe e diminuì secondo le rendite.

La cappella della Madonna della Pace era fra la scuola di San Marco e il convento dei padri Domenicani. Si conservava in essa una immagine della Beata Vergine già posseduta da San Giovanni Damasceno, portata in Venezia nel 1349 da Paolo Morosini, e donata ai frati nel 1503. Nell’atrio che metteva a questa cappella si trovava il sepolcro della famiglia Falier, e un cassone di marmo coll’iscrizione: Hic jacet dominus Marinus Faletro dux. Quando si formò l’ospedale, le ceneri del Faliero si deposero nel cimitero vicino che una volta raccoglieva le ossa dei giustiziati, e il cassone fu trasportato nella canonica del piovano ove serve di vasca per l’acqua. (1)

(1) BERNARDO e GAETANO COMBATTI. Nuova planimetria della città di Venezia. (VENEZIA, 1846 Coi tipi di Pietro Naratovich).

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FOTO: Alfonso Bussolin. Pubblicazione riservata. Non è consentita nessuna riproduzione, con qualunque mezzo, senza l'autorizzazione scritta del detentore del copyright.

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