Come si eleggeva un doge

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Joseph Heintz Sala del Maggior Consiglio Venezia (WikiMedia.org)

Come si eleggeva un doge

Dopo che un doge era morto, il giorno destinato agli atti della nuova elezione, il più giovane dei sei Consiglieri ducali doveva recarsi in chiesa San Marco a pregare fervidamente. Il primo fanciullo che incontrava, uscendo di chiesa, veniva condotto a Palazzo ed era questo il fanciullo destinato ad estrarre dall’urna le palle dei suffragi. Il “putto” veniva vestito a nuovo con sopravvesta di color rosso e il giubbetto foderato di pelli se d’inverno, di raso se d’estate, calzette e scarpe scarlatte con fibbia d’argento e nastri al polpaccio di seta nera.

Il Maggior Consiglio, esclusi i consiglieri di età inferiore ai trent’anni, si era intanto raccolto; entrato il ragazzo, chiamato per le sue funzioni il “ballottino“, si procedeva subito alla estrazione delle ballotte che erano tante quanti i componenti del Maggior Consiglio, e fra queste, trenta erano d’oro. Coloro ai quali toccavano quest’ultime rimanevano nella sala, mentre gli altri dovevano uscire, i componenti il Consiglio erano presso al migliaio. Questo era il primo di ben dieci scrutini, cinque dei quali operati col mezzo della sorte e cinque per designazione diretta; un complicato magistero di combinazioni escogitato al fine di rendere vano qualunque broglio, qualunque intrigo.

Per esser brevi, la curiosa e complessa votazione così si svolgeva: Eletti i trenta con “la balla d’oro“, di questi ne venivano estratti a sorte nove. I nove ne nominavano per ballottazione quaranta. I quaranta ne riducevano per sorteggio a dodici. I dodici ne eleggevano per suffragio venticinque. I venticinque per sorteggio si riducevano a nove. I nove ne nominavano quarantacinque. I quarantacinque si riducevano per sorteggio a undici. Gli undici ne nominavano quarantuno, ultimi e veri elettori del doge, e per una legge del 1553 dovevano essere approvati ad uno ad uno dal Maggior Consiglio. (1)

Il metodo dell’elezione riproposto in versi nei “Canti del Popolo Veneziano” di Jacopo Vincenzo Foscarini:

Trenta elegge il conseglio,
Di quei nove hanno il meglio;
Questi eleggon quaranta;
Ma chi di lor si vanta
Son dodici, che fanno
Venticinque: ma stanno
Di questi solo nove,
Che fan con le lor prove
Quarantacinque a ponto,
De’ quali, undici in conto,
Eleggon quarantuno,
Che chiusi tutti in uno,
Con venticinque almeno
Voti, fanno il sereno
Principe, che corregge
Statuti, ordini e legge
. (2)

I quarantuno, dopo ascoltata la messa dello Spirito Santo in San Marco, si raccoglievano in apposita sala e prestato il giuramento di fare una elezione secondo coscienza, cominciavano a votare sui nomi proposti a schede segrete. I segretari facevano lo spoglio, e il doge eletto doveva riportare almeno venticinque suffragi. (1)

Il nuovo eletto si mostrava al popolo radunato dentro la chiesa di San Marco dove il più anziano d’età dei Quarantuno proclamava “Questo xe el vostro Doxe, se ve piaxe” (questo è il vostro Doge, se vi piace), seguiva poi la messa in San Marco, il giro in piazza con il doge seduto nel pozzetto e infine l’incoronazione sulla Scala dei Giganti del Palazzo Ducale, dove egli giurava sulla promissione ducale e quindi riceveva il camauro (cuffietta bianca) dal Consigliere più giovane in età e la Zogia (pubblica corona) dal più anziano, con la formula “Accetta la corona del Ducato veneziano“. (3)

(1) Giovanni Malgarotto. IL GAZZETTINO, 7 dicembre 1924

(2) Jacopo Vincenzo Foscarini. Canti del Popolo Veneziano (Venezia, Tipografia Gaspari 1844)

(3) https://it.wikipedia.org/wiki/Doge_(Venezia)

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FOTO: Alfonso Bussolin. Quest'opera viene distribuita con Licenza Creative Commons. Attribuzione - Non commerciale - Condividi allo stesso modo 3.0 Italia.

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