La Calle del Perdon (indulgenza perpetua), e la leggenda associata alla venuta a Venezia del papa Alessandro III

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Calle del Perdon e Sotoportego de la Madona. Sestiere di San Polo

La Calle del Perdon (indulgenza perpetua), e la leggenda associata alla venuta a Venezia del papa Alessandro III

A Sant’Aponal, una della tre calli parallele che conducono verso il Campiello dei Meloni, quella a destra, si chiama del Perdon, e nella calle c’è un sottoportico detto della Madonna per un altarino sacro alla Vergine che esiste tutt’ora. Narra una vecchia tradizione che papa Alessandro III, fuggendo nel 1177 alle persecuzioni dell’imperatore Barbarossa e ricoveratosi di nascosto a Venezia, la prima notte del suo segreto arrivo, dormisse sulla nuda terra nel Sotoportego della Madona.

Per tale fatto, si dice che il fuggitivo pontefice concedesse indulgenza perpetua a chi recitasse presso l’altarino un “pater” e un “ave“. Una iscrizione scolpita sull’architrave del portico lo afferma e così la calle prese da quell’epoca il nome di Calle del Perdon.

Questa in breve la strana leggenda, la quale nelle sue molte varianti assegna come rifugio del pontefice in quella prima notte in terra veneziana, il portico della chiesa di San Giacomo di Rialto, oppure quelli, oggi distrutti delle chiese di Santa Sofia, di San Salvatore e della Carità. Ma la storia, meno poetica, narra che papa Alessandro partì da Agnani e per non incorrere il rischio di capitare nei campi nemici, prese la strada di Benevento e Foggia e giunto al monte Gargano, si diresse verso Vasto dove s’imbarco per Venezia sulle galere siciliane il 9 marzo 1177. Per il mal tempo la piccola flottiglia dovette appoggiare a Zara e solo al tramonto del 23 giunse a San Nicolò del Lido, incontrato con grandi onori dal figlio del doge Sebastiano Ziani e da cinquanta tra i principali patrizi della città.

Il giorno dopo lo stesso doge col suo numeroso seguito di patrizi, col patriarca Enrico Dandolo, con parecchi vescovi e tutto il clero si recava, sopra galere imbandierate, a levare il pontefice e condurlo nel palazzo del patriarca di Grado che sorgeva allora presso “el Sotoportego di san Silvestro vardando Canal Grando“.

Dopo varie vicende, soltanto il 24 luglio 1177 nell’atrio della chiesa di San Marco avvenne il famoso incontro di pace tra il Papa e l’imperatore Barbarossa, mediatrice la Repubblica di Venezia, assurta fin d’allora e grande potenza europea. E grato del suo intervento l’imperatore concesse a Venezia ampia libertà di commercio in tutti i domini dell’impero senza alcuna gravezza; l’uso dei boschi, delle vigne, dei pascoli nei territori confinanti con gravi pene a qualunque conte, marchese o principe vi si opponesse.

Il papa a sua volta promise grandi indulgenze ai visitatori della chiesa di San Marco nel giorno dell’Ascensione; consacrò tra chiese: San Salvatore, riedificata dopo l’incendio, la cappella d’Ognissanti nel palazzo patriarcale contigua alla chiesa di San Silvestro, a cui fu poi unita, e la chiesa di Santa Maria della Carità. Donò poi al doge Ziani la prima rosa d’oro.

Così narrano le cronache; il Dandolo e il Caroldo raccontano in succinto il fastoso ingresso del papa e così i Commemoriali e la cronaca di Andrea di Spalato; l’Altinate, antichissima tra le cronache veneziane, minutamente espone la pomposa venuta, ma nessuna ci parla di papa Alessandro travestito, solo, stanco, affamato. (1)

Su una tavola, posta sopra l’architrave d’ingresso del sottoportico, è intagliata la seguente scritta: “ALESANDRO TERZO SOMMO PONTEFICE FVGIENDO L’ARMI DI FEDRICO / INPERATORE VENEDO AVENETIA QVI RIPOSSO LA PRIMA NOTTE ET POI CONCESSE / INDVGIENZA PERPETVA IN QUESTO LOCCHO DICENDO UN PATER NOSTER ET / VNA AVE MARIA TBI NON SIT GRAVE DICERE MATER AVE LANO MCLXXVII / ET CON LA CARITA’ DI DEVOTI SILVMINA GIORNO E NOTE COME SI VEDE / RISTAURATO DA DIVOTI L’ANNO MDCCCXXX”.

Intagliate su pezzetti di legno fissati sulle travi del soffitto del sottoportico si trovano poi le seguenti scritte:

IX / OBOEDOENTIA / CASTITAS / PAVPERTAS
NON NOBIS NON NOBIS DOMINE SED NOMINE TVO
DUS MATER EST
NON NOBIS DOMINE / NON NOBIS / SED NOMINE TVO DA GLORIAM / NOS PERITVRI MORTEM SALVTAMOS / MEMENTO MORI
MDUS OMNIA EST
CAVE DUS VIDET
VERITAS / NOS / LIBERABIT
J. DE M. – XXIII – M.M.E
MCIX / XII X MCCCVII / VIII III MCCCXIV / SIC / TRANSIT / GLORIA MUNDI
XVII / NVMQVAM FLERE
AVRUM SEMPER
DOMINE / NON / SVM DIGNVS (con due impronte di mani)
VERITAS / NOS / LIBERABIT
OBOEDIENTIA CASTITAS PAVPERTAS
MEMENTO FINIS
† NON NOBIS DOMINE / NON NOBIS / DOMINE TVO DA GLORIAM / NOS PERITVRI MORTEM SALVTAMOS †
SCUOLA GRANDE S.MARCO / A.D. MDCCCXX / A.D. MDCCCLXXX / A.D. MCMLXXX / A.C.Z. – A.D. MMIV

Una stampa del Bucintoro incorniciata e un foglietto con la scritta “Il Bucintoro è la nave su cui il Doge si recava ogni anno all’Ascensione al Lido celebrare il rito dello sposalizio tra Venezia e il mare. Ne furono costruiti 4; il primo è del 1311, il secondo del 1520, il terzo del 1665 l’ultimo fu completato nel 1728.

Su un foglio la scritta: Papa Alessandro III (Rolando Bandinelli) nato a Siena, Successe ad Adriano IV nel 1159. Da Anagni scomunicò Federico Barbarossa, che aveva riconosciuto l’antipapa Vittorio IV, e gli mosse guerra distruggendo il suo esercito a Legnano e imponendogli la pace di Venezia (24 marzo 1177). Fondò la città di Alessandria (Piemonte) ed istituì presso i veneziani la cerimonia dello “sposalizio del mare” nel giorno dell’Ascensione (15 agosto)(?). Doge di allora fu Sebastiano Zani dal 1172 al 1178. Da allora tutti gli anni ogni doge su un barca, che sarebbe diventata la galea nazionale solo nel 1311 con il nome di “Bucintoro”, pronuncia la formula rituale “desponsamus te, mare, in signum veri perpetuique domini”. N.B. Con la conquista di Venezia da parte di Napoleone (1797) il Bucintoro venne distrutto e mai più ricostruito. NUMQUAM FERE XVII – IX A.D. MMIV A.C.Z.

(1) Giovanni Malgarotto. IL GAZZETTINO, 7 ottobre 1927.

Dall’alto in basso, da sinistra a destra: Calle del Perdon e Sotoportego de la Madona, incisione nella tavola sovrastante l’ingresso al Sotoportego de la Madona, Capitello della Madonna, Calle del Perdon, altro capitello in Calle del Perdon, Calle del Perdon, croce a ricordo dell’Indulgenza Plenaria (Perdon) concessa da Alessandro III.

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FOTO: Alfonso Bussolin. Quest'opera viene distribuita con Licenza Creative Commons. Attribuzione - Non commerciale - Condividi allo stesso modo 3.0 Italia.

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