Maroco de le Pipone, una scultura alla base della colonna di San Marco, in Piazzetta

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Le colonne di San Marco e di San Teodoro in Piazzetta.

Maroco de le Pipone, una scultura alla base della colonna di San Marco, in Piazzetta

Nella Piazzetta di San Marco verso il molo, s’innalzano le due grandiose colonne di granito alla cui sommità, sopra quella a ponente, fu collocata la statua di San Teodoro, e su quella a levante un leone di bronzo, con le ali ed il Vangelo, simbolo di Venezia. Le colonne trasportate da Costantinopoli nel 1125 erano tre, la prima, nello sbarco cadde in mare e fu vano qualunque tentativo di recupero, le altre due furono nel 1172 sollevate dall’architetto Nicolò Barattiero, costruttore dell’antico ponte di Rialto in legno e narra il Sabellico che il sollevamento avvenne bagnando le funi con continuo scolo d’acqua, alle quali era legato il peso. (1)

Nella colonna di ponente è collocato San Teodoro o Todaro, santo bizantino e guerriero, primo protettore della città, raffigurato in marmo nell’atto di uccidere un drago. Il busto proviene da una statua classica di imperatore romano, mentre la testa, l’aureola, le braccia e le gambe che poggiano sul drago ucciso sono di epoca medioevale. La colonna di levante regge il leone alato, simbolo di San Marco, dall’862 santo patrono e simbolo della città e dello Stato veneziano. Si tratta di una scultura bronzea molto antica, greca o siriaca, probabilmente in origine una chimera, cui vennero successivamente aggiunte le ali. Secondo una leggenda riportata da Sansovino nel XVI secolo il leone di San Marco guarda ad est per simboleggiare il ruolo di Venezia come protettrice della cristianità in Oriente, mentre la statua di San Teodoro rivolto ad ovest simboleggerebbe l’atteggiamento difensivo della Serenissima verso la Terraferma. (2)

Le colonne della piazzetta appoggiano su poderose basi a gradini, ornate agli angoli da rozze sculture di epoca veneto-bizantina raffiguranti i Mestieri. Sul basamento della colonna che regge il Todaro, si possono notare due pescivendoli con un cesto di vimini per il pesce, due fabbri, uno con il martello sollevato, e poi probabilmente dei macellai e degli osti. Sulla colonna di San Marco le sculture sono particolarmente consumate da non potersi identificare nel mestiere espresso, tranne quella del fruttivendolo che espone la propria merce in un cesto, questa scultura era chiamata dai veneziani Maroco de le Pipone.

Maroco de le pipone era una delle quattro statue parlanti di Venezia, assieme a sior Emanuele Spinara in Fondamenta del Tragheto a San Felice, al sior Antonio Rioba in Campo dei Mori, e al Gobo de Rialto a San Giacometo. Nelle vicinanze di queste sculture, i veneziani depositavano nottetempo dei bigliettini, che dileggiavano e si facevano beffe dei costumi, e delle persone. Bisogna ricordare che la satira, entro certi limiti, era tollerata dalla Serenissima. Nell’Ottocento Maroco de le Pipone dialogava con il Gobbo di Rialto tramite l’ausilio di letterati e giornalisti.

(1) Giovanni Malgarotto. IL GAZZETTINO, 3 agosto 1923

(2) https://venicewiki.org/wiki/Colonne_di_Marco_e_Todaro

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FOTO: Alfonso Bussolin. Quest'opera viene distribuita con Licenza Creative Commons. Attribuzione - Non commerciale - Condividi allo stesso modo 3.0 Italia.

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