Padre Matteo Da Bascio e la leggenda del diavolo con le sembianze di una scimmia, nel Palazzo dei Soranzo, nel Sestiere di Castello

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Palazzo Soranzo dell'Angelo. Sestiere di Castello

Padre Matteo Da Bascio e la leggenda del diavolo con le sembianze di una scimmia, nel Palazzo dei Soranzo, nel Sestiere di Castello

Il padre Matteo Da Bascio, dell’ordine dei Cappuccini, era nel 1532 un grande originale e per Venezia era conosciuto come l’erba bettonica. Non passava giorno che il padre Matteo non si raccontasse qualche fatto, e molto spesso le sue stravaganze offrivano materia di grande ilarità ai patrizi che frequentavano, nell’ora del Liston, la piazza San Marco.

Nei Casi Memorabili Veneziani raccolti dal N.U. Pietro Gradenigo da Santa Giustina, si legge che padre Matteo soleva percorrere la città predicando e facendo grande rumore con quel suo vocione da orco, e che un giorno verso l’ora di terza, circa le nove del mattino, quando sogliono i nobili assistere ai loro tribunali, fu veduto con una lucerna ed un pennello, camminare per le sale come se cercasse qualche cosa perduta. Interrogato da un giudice che cosa facesse, rispose: Cerco la giustizia!. Il tribunale veneziano, seduta stante, lo condannò al bando di anni due nella vicina isola di Chioggia, e solo poteva venire a Venezia per i propri affari, ogni mese per ore quaranta.

Ma nemmeno i due anni di bando valsero a correggere la loquacità intempestiva del frate ed un bel giorno, narra lo stesso Gradenigoche si era congregato il Consiglio dei Quaranta al Criminale, si fece avanti intrepidamente padre Matteo e con voce orrenda esclamò: all’inferno tutti i potenti che per forza opprimono i poverelli!, all’inferno tutti quelli che giustamente non amministrano la giustizia! all’inferno tutti quei giudici che condannano gli innocenti a morte!“. I birri lo cacciarono dalla sala e padre Matteo l’avrebbe di certo passata male se non si fossero subito interposti i suoi amici Sebastiano Veniero e Francesco Duodo, i futuri eroi della grande battaglia navale di Lepanto.

Però con gli anni anche la trasmodanza di padre Da Bascio assunse un carattere più mite. Egli divenne quasi gentile quasi garbato, anzi padre Boverio racconta nei suoi Annali dei Cappuccini che Matteo De Bascio fu fatto nel 1516 generale dell’Ordine dei Cappuccini e che molti furono i miracoli da lui vivente compiuti.

Iseppo Pasini, avvocato della Curia Ducale, grande usuraio, mostrò a padre Matteo una sua scimmia esperta nelle faccende domestiche e che gli era moltissimo affezionata. Il cappuccino vide subito, per grazia divina, esser la scimmia il diavolo, che colà era venuto per ghermire l’anima di ser Iseppo in peccato di usura e gli ordinò con esorcismi e scongiuri di lasciar la casa del Pasini. Obbedì la bestia, ma nella fuga fece un buco nel muro e padre Matteo su quel buco fece porre l’immagine di un angelo a salvaguardia dell’abitazione ed a perpetuo ricordo del pentimento di messer Iseppo che per l’avvenire non volle più saperne di usura.

Il ponte vicino a quella casa, la quale ricorda anche oggi l’originario stile archiacuto e che fu tempo palazzo di Luca Soranzo e poi dei Barbarigo, si chiamò e si chiama appunto ponte dell’Angelo (oggi Ponte del Remedio), sul rio della Canonica. (1)

(1) Giovanni Malgarotto. IL GAZZETTINO, 5 ottobre 1923

Edicola: Angelo benedicente a mezzobusto sovrastante stemmi dei Soranzo, nella cuspide dell’edicola un affresco raffigurante la Madonna col Bambino tra angeli.

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FOTO: Alfonso Bussolin. Quest'opera viene distribuita con Licenza Creative Commons. Attribuzione - Non commerciale - Condividi allo stesso modo 3.0 Italia.

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