La Calle de le Carozze, a San Samuele, nel Sestiere di San Marco

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Calle de le Carozze, a San Samuele - Sestiere di San Marco

La Calle de le Carozze, a San Samuele, nel Sestiere di San Marco

A Venezia, a San Samuele vi è una calle detta de le carozze così chiamata perché vi era una fabbrica di carrozze, la ricchezza delle quali era vanto e gloria dei fastosi patrizi del settecento; carrozze splendidamente intagliate, dipinte con stemmi, figure e ornati d’oro, foderate di velluto e di drappi di raso damascato.

Leonardo Dolfin della contrada di San Pantaleone, detto caregheta per il suo umor chiacchierino, podestà e capitano di Brescia, aveva nel 1778 la più bella e la più ricca carrozza della città costruita appunto nella nostra calle da “mistro Marco Visin carozzer“. I Visin di padre in figlio da più di un secolo si erano tramandati la fabbrica. Condotta la carrozza a Fusina, il patrizio invitò gli amici a vederla ed era proprio una meraviglia di ori, d’intagli e di lacche lucenti con quel suo “finimento di tiro nobili per otto cavalli tutto di damaschino cremisi vivo“.

Quel giorno fu gran festa nella villa di sier Leonardo sul Brenta; mastro Visin ebbe elogi e ducati e Alvise Contarini e sier Mocenigo ordinarono due carrozze simili per le loro ville di Piazzola e di Belvedere presso Cordignano.

Giunta la notizia a Venezia, i Provveditori alle Pompe in base ad una vecchia legge del 1562 contro il lusso “de li cocchi, cocchiesse et carrette” minacciando i tre patrizi di applicare le multe e le pene sancite in quel decreto, ma quasi convinti di nulla ottenere, fecero chiamare dagli Inquisitori Marco Visin di Calle de le Carozze. Corse il Visin a Palazzo e sier Marin Garzoni, uomo di poche parole, gli disse subito:

M.G. “Vu costruì carozze?“.
M.V. “Si, exelenza!
M.G. “Ben, vu segretario lezè la parte de li proveditori a le pompe

E dopo letta, l’Inquisitore ordinò ad un fante di accompagnare il Visin nella sala del tormento e per di là farlo uscire nella corte del Palazzo.

Marco Visin pieno di spavento corse subito a rifugiarsi nella sua fabbrica in Calle de le Carozze, ma dopo tre giorni decise di chiuder bottega e ritirarsi in campagna. (1)

(1) Giovanni Malgarotto. IL GAZZETTINO, 14 ottobre 1926.

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FOTO: Alfonso Bussolin. Pubblicazione riservata. Non è consentita nessuna riproduzione, con qualunque mezzo, senza l'autorizzazione scritta del detentore del copyright.

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