Le sette insegne dogali: i vessilli, le trombe d’argento, il cero, la sedia, il cuscino, l’ombrello, la spada

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Ristampa, colorata a tempera d'uovo, eseguita da Ongania nel 1880, della incisione di Pagan Matteo impressa a Venezia tra il 1556 e il 1559

Le sette insegne dogali: i vessilli, le trombe d’argento, il cero, la sedia, il cuscino, l’ombrello, la spada

Una vecchia incisione, lunga bel quattro metri, impressa a Venezia tra il 1556 e il 1559 per Matteo Pagan, “stampador in Frezzeria all’insegna della Fede“, rappresenta il Serenissimo doge quando processionalmente usciva dal Palazzo Ducale per recarsi ad una delle tante visite annuali commemorative.

Fin dal 1327 la legge stabiliva che il principe fosse sempre accompagnato dai sei Consiglieri ducali, dai Capi della Quarantia da quelli, del Consiglio dei Dieci, dagli Avogadori, dai Procuratori di San Marco, dai Savi del Consiglio, tutti senza armi, poiché, scrive il Sansovino nella sua “Venezia descritta“: “il vero et honesto Dominio debe esser sempre volontario et fatto di amore, et non mai violento né fatto di paura“.

In queste processioni solenni, alle quali accorreva il popolo numeroso e plaudente, il doge era sempre preceduto e seguito dalle insegne della sua alta dignità che davano al corteo un carattere speciale di lusso e di antiche usanze tradizionali.

Aprivano il corteo, a coppia a coppia, otto grandi vessilli di seta ricamati in oro col leone di San Marco ed erano di quattro diversi colori; due bianchi, due rossi, due turchini, due color d’ametista, portati dai comandadori dal lungo mantello celeste e dal rosso berretto adorno di uno zecchino. Rappresentavano i bianchi la pace, i rossi la guerra, i turchini la lega, i paonazzi la tregua e a seconda della situazione politica in cui si trovava la Repubblica in quel momento precedeva sugli altri il colore del caso. Così durante la famosa lotta di Cambrai, per molti anni il primo posto tra gli otto vessilli spettò alla coppia rossa, indicando essa che la Repubblica, rappresentata dal suo doge, si trovava in guerra con quasi tutta l’Europa.

Ai vessilli seguivano immediatamente le trombe d’argento; erano dapprima soltanto quattro e di forma comune, ma nel 1289 se ne aggiunsero altre due e si fecero più lunghe tanto che nell’estremità dovevano essere sorrette da appositi paggetti vestiti di scarlatto. Esse del principe rappresentavano la fama col loro squillo poderoso, limpido e chiaro.

Vicino al Patriarca di Castello un giovane chierico “vestido di rosato portava un bianchissimo torchietto, chiamata cero, qual mostra la patronia del Serenissimo sulla chiesa di San Marco, sua cappella, et per la qual nomina il Primicerio et li ventiquattro Canonici“. Fra il cappellano ducale e il cancelliere grande, due scudieri recavano sulle spalle, l’uno la sedia del doge, l’altro il cuscino; la prima era di ebano intarsiata d’avorio, il secondo di velluto cremisi con ricami d’oro. La sedia significava “stabilità e fermezza, dignità et preminenza Perché il Signore siede et il suddito sta in piedi alla presenza sua et il cuscino, o guanciale, dimostra il meritato riposo dopo il tanto lavoro per il ben di lo Stato“.

Simbolo di alto onore, pervenuto dalle più antiche tradizioni storiche era “l’ombrela qual la lezenda vuol data dal papa Alexandro III al dose Sebastiano Zani” tutta di drappo d’oro, ornata in cima dall’immagine dell’Annunciata e dal ricco bastone dagli intarsi d’oro e d’argento. Sotto l’ombrella appariva il doge col manto d’oro e l’armellino, e più dietro un patrizio che portava la spada: il settimo attributo ducale, l’unico portato da un patrizio. E Marin Sanudo nei suoi Diari raccontando le visite, le feste, le processioni alle quali partecipava il doge non dimentica mai di scrivere che la spada era portata dal tale patrizio come titolo di onore per il prescelto.

La spada, simbolo di forza e di coraggio, era tenuta con le due mani per l’elsa con la punta in alto e solo s’inchinava un po’ dinanzi alla chiesa di San Marco dove dall’ottocento ventotto riposava il corpo dell’Evangelista, il grande santo protettore della più grande Repubblica d’Italia. I vessilli, le trombe d’argento, il cero, la sedia, il cuscino, l’ombrello, la spada furono le sette insegne ducali fino alla caduta della Repubblica. (1)

(1) Giovanni Malgarotto. IL GAZZETTINO, 28 novembre 1928.

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