Il Campanile della Chiesa di Santa Maria Zobenigo, nel Sestiere di San Marco

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La base del nuovo campanile di Santa Maria Zobenigo. Campo Santa Maria Zobenigo - Sestiere di San Marco

Il Campanile della Chiesa di Santa Maria Zobenigo, nel Sestiere di San Marco

Di più vaste proporzioni, ma uguale nel disegno a quello di San Moisè, era il campanile di Santa Maria del Giglio comunemente chiamata Santa Maria Zobenigo, che s’innalzava isolato presso la chiesa.

Il 27 febbraio 1774 era caduto il campanile dell’Isola di San Giorgio Maggiore fracassando il dormitorio del chiostro, la sacrestia, il coro della chiesa e uccidendo due frati, e tale fu l’impressione di questo crollo improvviso che la Signoria volle far verificare le condizioni di stabilità di molti edifici e di quasi tutti i campanili. Tra questi, quello che più dava pensiero era il campanile di Santa Maria Zobenigo per la sue inclinazione verso la case adiacenti e l’architetto Bernardino Maccaruzzi nella sua visita avendo trovato che la pendenza era di due piedi e mezzo (circa ottanta centimetri), ne aveva proposta la demolizione. La città, alla sentenza del Maccaruzzi, si divise in due partiti pro e contro il campanile; la satira entrò in lizza e per molti giorni a Venezia “era tutto in combustion (era tutto in confusion) e a sior Antonio Viola, ghe saltà adosso fin la tremariola“.

Abitava Antonio Viola, ragioniere all’ufficio del Sal, in una delle case accanto alla “torre zobeniga inclinata“, ed egli pieno di spavento per quel pericolo non trovava riposo, e di giorno e di notte guardando il campanile gridava come un ossesso mostrando i pugni; “desfelo! desfelo!“. Ma la satira alla sua paura, serenamente rispondeva:

Xe più de tresent’anni
Che coi stessi malanni
Sta fabbrica sussiste,
Ha resistio e resiste,
El so gran peso porta
Siben alquanto storta,
Che la sia ben piantada
Basta darghe un’ociada,
Massiza e ben connessa,
In nessun luogo fessa,
Che a turbini, borasche e teremotto
In nissun tempo no à mai fato motto.

E per difendere il povero campanile i preti se la prendevano col Maccaruzzi e con tutti coloro che le volevano demolito:

A sto architetto no ghe fa vergogna
La torre de Bologna?
El campaniel de Pisa
Chi lo varda, pendente nol ravisa?
Eppur né i Bolognesi, né i Pisani
No xe spaurosi come i Veneziani
.

Il Senato troncò la battaglia e nel 1775 ordinò la demolizione del campanile con grande allegrezza di Antonio Viola.

Nello stesso anno alcuni parrocchiani pensarono di ricostruirlo, ma l’opera per mancanza di denari, non procedette oltre la grossa base, che oggi coperta di tetto serve da piccolo magazzino addetto alla chiesa. Così finì per sempre il bel campanile di Santa Maria Zobenigo e venne sostituito da “uno campaniletto a la Romana” sul tetto della Chiesa. (1)

(1) Giovanni Malgarotto. IL GAZZETTINO, 13 aprile 1927.

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FOTO: Alfonso Bussolin. Quest'opera viene distribuita con Licenza Creative Commons. Attribuzione - Non commerciale - Condividi allo stesso modo 3.0 Italia.

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