Un raggio di sole tra le tenebre della caduta, sier Anzolo Giustinian, Provveditore di Treviso

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Palazzo Giustinian Recanati in Fondamenta Zattere al Ponte Longo, nel Sestiere di Dorsoduro

Un raggio di sole tra le tenebre della caduta, sier Anzolo Giustinian, Provveditore di Treviso

Napoleone Bonaparte, generale in capo dell’armata d’Italia, dopo aver rivolto ai suoi soldati il famoso manifesto di Palmanova, dove le menzogne contro la repubblica superavano le parole, giungeva a Treviso il 2 maggio 1797. Provveditore straordinario della città era sier Anzolo Giacomo Giustinian di San Basegio, il quale, inteso l’arrivo del Generale, si affrettò, cortesia tradizionale veneziana, a rendergli onore recandogli il saluto della Repubblica. Lo accolse ruvidamente il Bonaparte e, messe in campo contro Venezia le solite accuse di violenze, di ribellioni, di ferimenti contro i soldati francesi, ordinò al provveditore di abbandonare subito Treviso.

Anzolo Giustinian, uno dei pochi che ancora non si era lasciato sgomentare dalla prepotenza francese, né allettare dalle idee demagogiche dei suoi concittadini, rispose imperterrito: “Non poter lasciare Treviso se il suo Governo non l’avesse ordinato“. A tale risposta Bonaparte scattò con uno dei suoi soliti impeti d’ira e affermando che voleva distruggere la Repubblica, ammise solo che forse poteva usar qualche clemenza se gli facessero tenere “le teste dei dieci (!) inquisitori di Stato“. Bonaparte nella sua ira non ricordava che gli Inquisitori di Stato erano soltanto tre!.

Sier Giustinian a quell’uscita, che in altra occasione avrebbe suscita le risa, si tolse la spada e consegnata ad un ufficiale francese presente al colloquio, si dichiarò prigioniero e ostaggio della sua Repubblica, e se il generale voleva sangue offriva il suo “fino a l’ultima goccia” perché restasse incolume e salva l’adorata sua patria. All’insolita fierezza rispose, alquanto pacato Napoleone che quale premio di buon cittadino avrebbe salvi i suoi beni e gli riconsegnava la spada, ma sdegnosamente ribatteva il patrizio: “Sarei molto vile se pensassi a questo quando è in gioco il sacrificio della mia terra, la benedetta terra del mio San Marco“. Risposta degna in un antico romano in mezzo all’abbiezione di quei tempi!

Il 4 mattina Anzolo Giustinian, non potendo carteggiare liberamente col suo Governo, decise di recarsi a Venezia e giunse in Maggior Consiglio nel momento in cui finiva di parlare il doge Manin proponendo l’arresto dei tre Inquisitori!: “A leggi pesantissime, xe stadi assogetadi molti dei principali sovrani d’Europa, et fino el Sommo Pontefice vicario de Gesù Cristo in terra; bisogna dunque che se rassegnemo anche nu, tanto più che ghe xe sempre l’alternativa de ferro e de fogo“.

Sier Giustinian soffocava di rabbia e di vergogna, volle parlare, ma ormai “la parte era messa” e non gli restò che votare. L’esito fu di voti settecentoquattro affermativi, dodici contrari e sier Anzolo a quel risultato, tremante scattò in piedi gridando “Vigliacchi!” e pianse. (1)

A ricordo di questo esempio di amore patrio, nel 1905, l’associazione Tarvisium-Venetiae fece porre sotto il portico della casa Giacomelli in via Sant’Agostino a Treviso, un targa ricordo.

Testo della targa:

IL N.H. ANGELO GIUSTINIAN-RECANATI
PROVVEDITORE STRAORDINARIO
QUI
NEL GIORNO II MAGGIO MDCCXCVII
AL COSPETTO DI BONAPARTE INVASORE
DIFESE IMPERTERRITO
NEL NOME DI S.MARCO
IL SACRO ONORE DELLA PATRIA
– . –
L’ASSOCIAZIONE “TARVISIUM-VENETIAE”
P.
MCMV

(1) Giovanni Malgarotto. IL GAZZETTINO, 3 giugno 1927.

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FOTO: Alfonso Bussolin. Quest'opera viene distribuita con Licenza Creative Commons. Attribuzione - Non commerciale - Condividi allo stesso modo 3.0 Italia.

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