La caccia dei tori, o meglio dei buoi, che si dava a Carnevale nei campi veneziani

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Gabriel Bella. La caccia dei tori alle chiovere di San Giobbe. Museo Querini Stampalia

La caccia dei tori, o meglio dei buoi, che si dava a Canervale nei campi veneziani

Non era veramente la caccia dei tori, ma semplicemente era la caccia dei bovi, e si dava durante il carnevale nei campi di Santa Maria Formosa, di San Polo, di Santa Margherita, di San Stefano ed in altri campi* che, per la loro ampiezza, permettevano lo svolgimento di tale spettacolo. In piazza San Marco, salvo la festa del “Giovedì grasso” per la vittoria di Aquileia, la caccia dei tori aveva luogo soltanto per la venuta dei principi stranieri, come quella celebre datasi il 24 gennaio 1782 per i conti del Nord; Paolo principe di Russia e la moglie Maria Feodorovna.

La così detta “Caccia dei tori” consisteva unicamente nella destrezza di coloro a cui era affidata la custodia del bove, trattenuto con due funi lunghissime passate tra le corna e maneggiate a tempo da due o tre uomini. Allorché il bove, morsicato all’orecchio dai “cani da toro” a ciò ammaestrati, voleva assaltare il cane, i “tiratori“, con una scossa della fune, lo costringevano a cambiar direzione; l’assalto dei cani era continuo, il sangue colava a flotti ed era allora abilità grande con una tirata di fune far stramazzare il bove che veniva ucciso con un colpo di spada al collo, ma prima, per infinita prudenza, gli si faceva segare le corna.

A San Geremia, narra la cronaca di Michele Battaggia, il patrizio Girolamo Savorgnan, oriundo friulano, giovane fortissimo ed audace, tagliò d’un colpo a due mani, la testa a due tori con le corna, l’uno dopo l’altro, e ciò fece grande rumore poiché fu il primo che a tale capriccio si cimentava senza prima far segare le corna.

Nel codice 2978 del Cicogna, si legge che in Campo Santa Maria Formosa, durante una caccia di tori, cadesse un’altana: due donne morirono ed un prete si salvò rimanendo attaccato per la veste ad una grondaia. Buon per lui che la stoffa era fortemente ordita e poté essere tolto in breve tempo da quell’incomoda posizione.

Alla caccia dei tori accorrevano in folla i patrizi e popolani e godevano lo spettacolo in appositi palchi adorni di damaschi, di bandiere, di velluti e fu appunto uno di questi palchi che improvvisamente si sfasciò per la troppa gente il 5 febbraio 1520 in campo San Stefano e narra il Sanuto che “fo assai persone stroppiate, et rupe la gamba a Zustinian di messer Hieronimo procurator“.

In campo Santa Margherita nel marzo del 1736 si dava la solita caccia e ad una finestra della scuola dei “Varoteri” (pellicciai) stava a godersi lo spettacolo la nobildonna Catterina Barbarigo in compagnia del cavalier servente Nicoletto Gambara della Carità. La caccia procedeva in maniera perfetta, quando per un’improvviso strattone di un “tiratore” mal pratico, la corda si ruppe ed il bove libero si mise a correre furibondo per il campo. Grande spavento, confusione enorme, chi scappa, chi corre, chi cade e messer Nicoletto Gambara, per meglio vedere, si spinse troppo dalla finestra, il cui davanzale era molto basso, e giù capitombolò in campo.

Il poveretto si ferì a la testa e si ruppe un braccio e la Barbarigo dovette cercarsi un altro cavalier servente, ma lo cercò dice quel maldicente di prete Zilli nelle sue Memorie, “più saldo in gambe e manco curioso di messere Nicoletto“. (1)

Nel quadro “La caccia dei tori alle Chiovere di San Giobbe“, conservato presso il Museo Querini Stampalia a Santa Maria Formosa, Gabriel Bella raffigura una “caccia dei tori” alle “Chiovere”, luoghi aperti in cui si tendevano, usando dei “chiovi” (chiodi), i filati e i tessuti appena tinti perché asciugassero. Ogni anno una famiglia di beccai, i Cavagnis, che aveva i balconi affacciati sulle Chiovere di San Giobbe, organizzava la festa dei Diedi, invitando la famiglia dei Diedo di San Lorenzo, ad intervenire con quanti amici volesse, a una grandiosa caccia a cui seguiva un banchetto. C’erano anche cento tori con sceltissimi tiratori: l’origine di questa antica festa è sconosciuta. (2)

Alla testa delle “cacce di tori” più famose era quella che si dava ogni anno, l’ultima domenica di carnevale, in corte di Palazzo Ducale. Numerosa era la frequenza di popolo; e piene erano le maestose logge. Entrava nella corte il toro allo squillo di trombe, e dopo brevi momenti si scioglieva il cane, e aveva principio la lotta. Attaccato che quello, od un secondo cane vi si era all’orecchia, pronti erano i cavacani, che stavano attorno le preziose metalliche cinte dei due pozzi, a distaccarglielo; e un altro toro, per ordine del capo caccia, subentrava; e così proseguiva fino quasi a notte. E siccome venivano premiati i cani, che avevano date le maggiori prove di valore; pertanto, in un sito apposito stavano i giudici mascherati. Terminava la caccia col taglio di tre teste, la carne dei tori decollati si dava a mangiare ai condannati nelle prigioni; come quella dei tori decollati nelle feste del Giovedì grasso si distribuiva ai condannati alla fusta (una galea che stava sempre ferma, all’ancora, presso la Piazzetta di San Marco).

Nel 1783 e nel 1785 vi furono anche due “cacce di tori” alla maniera degli spagnoli. A quella del gennaio 1783, in Campo San Polo, parteciparono due toreri spagnoli, vestiti con il loro costume e il mantellino rosso, e un nobile veneziano. La caccia finì tra fischi e urla, con la fuga dei due toreri spagnoli, uno dei quali incornato sui calzoni, e con il nobile veneziano che ferì la povera bestia, non nel collo o nella testa, ma sul didietro. (3)

* altri campi erano: la Corte di Palazzo Ducale, Campo San Simeon Grande, Campo San Luca, Campo San Zan Degolà, Campo San Giovanni alla Bragora, Campo San Giacomo da l’Orio, Campo San Giacomo di Rialto, Campo San Barnaba, Campo Sant’Agnese, Campo San Geremia, oltre all’Arzere di San Nicolò, alle Corti Grandi alla Giudecca, e alle Chiovere di San Giobbe.

(1) Giovanni Malgarotto. IL GAZZETTINO, 23 e 24 gennaio 1924.

(2) http://www.querinistampalia.org/ita/uploads/schedeMuseo.pdf

(3) Michele Battagia. Cicalata sulla cacce dei tori veneziane (G.B. Merlo Venezia 1844)

Dall’alto in basso, da sinistra a destra: Calle del Scarlato (Chiovere di San Giobbe), Scuola dei Varoteri (Campo Santa Margarita), Campo San Zan Degolà, Calle del Scarlato (Chiovere di San Giobbe), Campo San Giacomo di Rialto, Campo San Giacono da l’Orio, Campo San Giacomo da l’Ormo, Campo Santa Margarita.

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FOTO: Alfonso Bussolin. Quest'opera viene distribuita con Licenza Creative Commons. Attribuzione - Non commerciale - Condividi allo stesso modo 3.0 Italia.

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