Il buffone Zanipolo alla feste di Cà Pesaro

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Campo San Beneto - Sestiere di San Marco

Il buffone Zanipolo alla feste di Cà Pesaro

Se nella prima metà del secolo decimo sesto l’Italia era dilaniata dalle terribili guerre che Spagna, Francia e Germania vi combattevano, non di meno era anche allietata dal lusso, dalla magnificenza, dai godimenti delle sue città. Specialmente Venezia con la sfrenatezza della gioia cercava dimenticare il dolore dei tristi eventi e il carnevale del 1510 fu festeggiato, scrive il contemporaneo Priuli, con tanta allegria, tante maschere, tanti balli e suoni come se la Repubblica si trovasse ancora nei suoi bei tempi!

Nelle feste dei patrizi, il preferito era in tale Zanipolo, buffone, venuto chi dice da un paese della trevisana, che da Monselice, altri da Cittadella; fatto è che non c’era personaggio più buffo di lui; recitava, declamava, ballava e sempre faceva ridere d’un riso sfrenato. Alle nozze di Francesco Foscari (da non confondersi col famoso doge) con una figlia di Giovanni Venier, capo dei Dieci, finito il pranzo e cominciata la festa con balli, giochi e rappresentazioni, l’eroe fu il buffone Zanipolo, che vestito da negromante faceva ridicoli lazzi e comiche stramberie, guidando un coro di quattro villani. Ma molto spesso, seguendo la sua fantasia sbrigliata, aveva poco riguardo al buon costume e i Dieci lo tenevano d’occhio.

Alla festa data dagli Immortali della Compagnia della Calza, il 12 febbraio 1510, in palazzo Pesaro a San Benedetto, dopo la recita del “Soldato millantatore” di Plauto, comparve sulla scena Zanipolo tra le risa generali, vestito da monaca e cominciò a cantare tra le più strane contorsioni:

“Monassela mi son di sant’Andrea
Per sparagnar la dote a mia sorea.
La prima note ch’ò dormito in cela
O’ sentio lo mio amore a spazzimare;
Vago dabasso per aprir la porta,
Ma la madre abadessa se n’è incorta,
E la me dise: Munissela bela,
El moroso nol pol venir in cela.

E la canzone continuò tra le più grasse risate. La mattina seguente il buffone Zanipolo venne chiamato all’Avogaria e dall’avogador sier Antonio Bragadin si sentì subito dire: “Ieri sera a cà Pesaro havè molto stonado, et el Consiglio di Diese ha pensà ben mandarve in campagna curar la voxe per tre anni. Have capio?

Zanipolo aveva capito benissimo e nella stessa giornata, raccolte le sue robe, prese una barca per Fusina e si recò a Montagnana, ma dopo qualche giorno quel podestà gli fece vedere una lettera del Consiglio che lo bandiva per tre anni e Zanipolo proseguì il viaggio per il confine. (1)

(1) Giovanni Malgarotto. IL GAZZETTINO, 28 gennaio 1927.

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FOTO: Alfonso Bussolin. Quest'opera viene distribuita con Licenza Creative Commons. Attribuzione - Non commerciale - Condividi allo stesso modo 3.0 Italia.

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