Il “ballo del biondo” a Palazzo Pesaro degli Orfei a San Beneto, nel Sestiere di San Marco

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Palazzo Pesaro degli Orfei Fortuny. Campo San Beneto - Sestiere di San Marco

Il “ballo del biondo” a Palazzo Pesaro degli Orfei a San Beneto, nel Sestiere di San Marco

E’ l’antico palazzo Pesaro dove si raccoglievano gli “Orfei“, una società di musica e di canto che fioriva a Venezia verso la metà del 1700, e dai quali prese nome il palazzo oggi comunemente così conosciuto. Anche i palazzi hanno una vita propria e questo degli Orfei si potrebbe chiamare il palazzo festaiolo poiché fin dal 1500 le sue mura videro sempre grandi feste e solenni trattenimenti.

Celebre la festa data il 19 febbraio 1514 dagli “Immortali“, una delle tante suddivisioni della famoso Compagnia della Calza, di cui facevano parte, dice il Gallicciolli, ben trentasette patrizi tra i più ricchi e più stimati. Si dette la commedia di Plauto, “il soldato Millantatore“, si ballò poi tutta la notte e fra gli intervenuti vi erano i figli del doge Leonardo Loredan; l’ambasciatore di Francia, molti senatori e gentiluomini e dame, fra le quali la moglie di Zuane Emo con una vesta di stoffa tessuta d’oro.

Nel 1520 gli “Ortolani“, altra suddivisione della Compagnia della Calza, dettero un trattenimento in cui si recitò la “Piovana“, commedia del nobile padovano Angelo Beolco detto Ruzzante, e due anni dopo, in onore di Pietro Pesaro eletto procuratore di San Marco, una splendida festa durò due giorni e due notti con balli, giochi, musiche e cene.

Alla fine di luglio 1582, e pare fosse un’idea di Pomponio Tiziano, figlio del grande Vecellio, si fece il “ballo del biondo” in cui tutte le gentildonne dovevano essere bionde, cosa allora non difficile poiché il colore essendo di moda, i cosmetici, le acque, le tinture rendevano bionde tutte le sfumature dal nero al bianco. La festa, a dispetto dei Provveditori alle Pompe, fu di una ricchezza meravigliosa, ma un fatto stranissimo accadde in quella sera.

Al vicino traghetto di San Benedetto, presso il “capitello” dipinto dal Pordenone, oggi scomparso, venivano ferite alla testa due monache converse del convento del Santo Sepolcro e sembra, dice la cronaca di Rocco Benedetti, che la causa fosse amore o gelosia. Le ferite erano leggere, ma la paura fu grande. Trasportate le monache al palazzo Orfei dove c’era la festa furono soccorse e tolto loro il soggolo per curare le ferite si videro apparire due belle chiome bionde, d’un vero e splendido biondo naturale.

Il feritore, che ormai era fuggito, un tale Rossi Domenico friulano, venne il 5 di agosto con sentenza del Consiglio dei Dieci condannato al bando per anni dieci dal territorio con la confisca, su certi stabili che possedeva in Calle de le Botteghe a San Stefano, di mille ducati a beneficio del Monastero del Santo Sepolcro.

Al cadere della Repubblica il palazzo Orfei ospitava sempre l’accademia musicale da cui prese il nome. (1)

(1) Giovanni Malgarotto. IL GAZZETTINO, 3 agosto 1924.

Dall’alto in basso, da sinistra a destra: Campo San Beneto, Campo San Beneto, Campo San Beneto, Campo San Beneto, Calle del Tragheto.

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FOTO: Alfonso Bussolin. Quest'opera viene distribuita con Licenza Creative Commons. Attribuzione - Non commerciale - Condividi allo stesso modo 3.0 Italia.

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