Una insolita penuria di carne di manzo, al mercato di Rialto

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Campo de le Becarie a Rialto - Sestiere di San Polo

Una insolita penuria di carne di manzo, al mercato di Rialto

Il Sanudo nei suoi Diari, sotto la data del 2 aprile 1526, scrive questa curiosa nota: “No vogio restar de scriver una cosa assai notanda, che la becaria non è da zorni carne de manzo“.

Difatti nelle pubbliche beccarie di Rialto, che stavano nell’androne del palazzo della “ca’ Mazor” dei Querini, demolito in parte nel 1310 dopo la famosa congiura di Baiamonte Tiepolo, i numerosi banchi dei beccai erano da qualche giorno sprovvisti di carne. La Repubblica per la provvigione dei commestibili e specialmente delle carni era di una previdenza straordinaria e appena si seppe di quella inconsueta carestia il Senato chiamò subito “li mercadanti di la becaria a li quali fo dato il banco, facendoli gran rebuffi (rimproveri) et odinando fusse subito provveduti li banchi

Quelli si difesero dicendo che i buoi comperati in Ungheria non erano ancora arrivati, ma il Senato tagliò corto avvertendo che per il domani 2 aprile avrebbe pensato a far rispettare la legge dai Provveditori sopra le Beccarie. E fu subito dato ordine ai “comandatori” dei Dieci di gridare sulle scale di Rialto a suon di tromba la legge: “condanar li mercadanti a perder diese ducati al zorno non essendo carne al banco et trenta mesi de preson dopo tre zorni ch’el banco fusse vodo“.

Il mattino del 3 aprile i Provveditori, seguiti da Missier grande e da parecchi birri, visitarono i banchi delle Beccarie di Rialto sui quali facevano bella mostra i più bei quarti di manzo che si fossero mai visti, la bianca trippa e le altre interiora rosseggianti. Ma il Consiglio dei Dieci non si arrestò nella sua vittoria e non volendo che quel disordine si ripetesse, inteso che capo della combriccola per far salire il prezzo della merce era tale Zuane Paccagnella di Mestre, “senser de manzi“, lo fece subito arrestare e lo chiuse nella prigione “Orba“, la più tetra delle prigioni ducali.

Non si fece il processo poiché sei mesi dopo il Paccagnella moriva. (1)

(1) Giovanni Malgarotto. IL GAZZETTINO, 16 giugno 1926.

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FOTO: Alfonso Bussolin. Quest'opera viene distribuita con Licenza Creative Commons. Attribuzione - Non commerciale - Condividi allo stesso modo 3.0 Italia.

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