Le ribellioni della città di Zara e la sua sottomissione alla Serenissima

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Porta di Terraferma - Zara

La settima ribellione della città di Zara

Per la settima volta la città di Zara si ribellava nel 1346 alla Signoria di Venezia. I zaratini chiamarono Lodovico re d’Ungheria, ma la Repubblica, eletto “capitano de marPiero Civran del confine di Santa Margherita, allestì parecchie galere e le mandò contro la città ribelle. Questa “serrò il suo porto con una grossa catena di ferro“, dispose ripari ed offese, ma il Civran investendo audacemente, con alcune macchine inventate dell’ingegnere veneziano Francesco Dalle Barche riuscì a rompere la catena ed assaltando i navigli all’ancora li sommerse tutti nel porto stesso.

Zara non si arrese: scendeva a sua difesa Lodovico con centoventimila uomini, ma non si spaventò la Repubblica, armò nuove navi e spedì nuove truppe. Il primo di luglio 1346 i veneti stavano contro gli ungheri: la lotta fu terribile, leonina, la vittoria arrise ai Veneti. Lodovico chiese la pace, i zaratini il perdono e la Signoria concesse. Pietro Civran ebbe a Venezia accoglienze trionfali, la catena fu esposta per lunghissimi anni nella chiesa di “San Marcilian“, poiché in quel primo di luglio ricorreva San Marziale, e sulla città, sulle torri, sulle fortezza zaratine sventolò vittoriosa la bandiera di San Marco.

Quando messer Pietro morì nel 1363 venne sepolto a San Giorgio Maggiore sopra la porta della vecchia chiesa e sul sepolcro fu scolpita la statua del patrizio e fu messa un’epigrafe in esametri latini che, rivolgendosi alla città di Zara, così diceva: “O Zara, poni mente a tuoi danni, piangi le rotte ferree catene del porto, e vedi infrante pel lido le navi … Quest’uomo ruppe i tuoi accampamenti, frenò l’armata del potente re d’Ungheria, il quale la tua follia aveva chiamato …. Deh, risuonino le illustri azioni di Pietro tra il popolo fedele!“. Rifattosi il tempio di San Giorgio nel 1419 sotto l’abate Giovanni Michele, il sarcofago del Civran fu deposto nell’andito della sacrestia, ma fu perduta l’epigrafe che ricordava la settima ribellione di Zara. Oggi il mausoleo non conserva di antico che solo la statua; il rimanente è opera del seicento. (1)

La sottomissione alla Serenissima

Il 31 luglio 1409 la Repubblica di Venezia prendeva possesso della città dalmata di Zara, per accordi avvenuti con Ladislao re di Napoli e d’Ungheria, e vi mandava le sue truppe e quattro Provveditori.

Milizie ed autorità furono accolti dai cittadini e dal clero con grandissima pompa, e tale fu l’accoglienza festosa che i Provveditori, riconoscenti, concessero alla città il privilegio di chiedere ogni anno la grazia di un bandito. La sola guarnigione pugliese, spinta dal dispetto di dovere abbandonare la simpatica cittadina, cominciò a tumultuare, ricorrendo anche al saccheggio di parecchie botteghe, ma le truppe veneziane accorse prontamente ristabilirono l’ordine e la tranquillità.

Da parte dei zaratini si recarono a Venezia dodici deputati a giurarvi fedeltà ed a presentare i loro capitoli al Doge Michele Steno e la città di Zara, a commemorazione del fausto avvenimento, proclamava giorno di grande festa il 31 luglio di ogni anno ed il clero vi partecipava con una solenne processione nella quale, alla destra del Santissimo, sventolava il glorioso vessillo di San Marco. La festa durò, nella sue rigorosa esecuzione, fino al cadere della Serenissima. (2)

(1) Giovanni Malgarotto. IL GAZZETTINO, 26 maggio 1926

(2) Giovanni Malgarotto. IL GAZZETTINO, 2 agosto 1923

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FOTO: Alfonso Bussolin. Quest'opera viene distribuita con Licenza Creative Commons. Attribuzione - Non commerciale - Condividi allo stesso modo 3.0 Italia.

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