Le citazioni latine scolpite sugli architravi delle porte e sulle facciate dei palazzi, a Venezia

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Palazzo Vendramin Calergi sul Canal Grande. Sestiere di Cannaregio

Le citazioni latine scolpite sugli architravi delle porte e nelle facciate dei palazzi, a Venezia

Sono diverse le citazioni scolpite sugli architravi delle porte o sulle facciate dei palazzi veneziani, queste sono delle massime latine, che condensano il pensiero morale di chi vi abitava.

Nel sestiere di Cannaregio tra la Calle del Traghetto e la Calle Larga dei Proverbi (civ. 4574 e 4571A), sono incise sugli architravi di una finestra e di una porta, le scritte: “SPES MEA IN DEO EST” (la mia speranza è in Dio) e “SOLI DEO HONOR ET GLORIA” (a Dio soltanto onore e gloria; Apocalisse 4,11), mentre sull’architrave di una porta in Campo Santi Apostoli (civ. 4438) è incisa la scritta: “DEO ET PATRIAE OMNIA DEBEO” (a Dio e alla Patria devo ogni cosa), e poco distante, in Fondamenta Sant’Andrea, su un altro architrave viene riportata la scritta: “[DOMIN]UNS CUSTODIAT INTROITUM ET EXITUMT” (Il Signore custodisca le entrate e le uscite), mentre in Corte dei Muti su una porta è incisa la frase “OMNIA SUNT DEI“.

Nel sestiere di Dorsoduro, nella scomparsa Fondamenta Foscarini, sorgevano due antiche porte, sugli architravi delle quali si poteva leggere, su una: “NIHIL DOMESTICA SEDE IOCVNDIVS” e sull’altra: “DECORI VOLUPTATI EMOLUMENTO“. Demolite le porte in seguito all’interramento del Rio de Sant’Agnese (1838) e alla realizzazione del Rio Terà Antonio Foscarini, gli architravi vennero spostati in un edificio in Calle Nova Sant’Agnese, uno dei quali è ancora visibile, inserito nel muretto di una terrazza. Poco distante in Rio Terà Antonio Foscarini (civ.877A), sull’architrave di una porta, sormontata da uno scudo con infissa una bomba dell’assedio 1848/49, vi è incisa la seguente frase: “SOLI DEO HONOR LAVS ET GLORIA” (solo per l’onore, la fama e la gloria di Dio). In Calle Lunga San Barnaba sugli architravi di due porte (ai civ. 2629 e 2630) sono incise le scritte: “DOMI[N]E FIAT VOLO[UNTAS TUA]” (Signore sia fatta la tua volontà), “D[OMI]NE CO[N]SERVA NOS I[N] PACE” (Signore preservaci in pace). Alla Giudecca, sulla porta di un “luogo di delizia” (o casino) stava incisa la frase: HONESTAE VOLUPTATI SACRUM (Il piacere dell’onestà è sacro), un’esortazione quanto mai appropriata per una casa da gioco.

Altre citazioni si vedono scritte sulla facciate dei palazzi, come “SOLI DEO HONOR ET GLORIA” sulla facciata di Palazzo Trevisan Cappello sul Rio de Canonica o Palazzo, “URBIS GENIO JOANNES DARIUS” sul basamento di Cà Dario, dove il suo anagramma nasconde un triste significato: sub ruina insidiosa genero (colui che abiterà sotto questo tetto andrà in rovina), la frase “SIC PLACUIT DOMINO – VOX VOX PRAETEREAQUE” è incisa sul Palazzo dei Moro-Lin a San Samuele, e “NON NOBIS DOMINE NON NOBIS” è presente sulla facciata di Palazzo Vendramin Calergi, a San Marcuola.

Per quanta riguarda quest’ultima scritta, Giovanni Malgarotto, nella sua rubrica “Curiosità storiche veneziane” nel Gazzettino del 27 ottobre 1923, ne da una ardita interpretazione, poi corretta da un attento lettore.

NON NOBIS DOMINE NON NOBIS

Chi transita per il Canal Grande, andando alla stazione, ammira a San Marcuola il palazzo Vendramin Calergi di stile lombardesco, magnifico per architettura, per artificio di pietre vie, per magistero, per grandezza di corpo e di spesa. Il palazzo è pur conosciuto sotto l’appellativo del NON NOBIS a cagione del motto: “NON NOBIS DOMINE NON NOBIS“, scolpito sulla facciata per ordine di un Vendramin, ultimo erede del palazzo, quale allusione difensiva ad un terribile fatto di sangue nel palazzo stesso avvenuto.

L’abate Vittore, Giovanni e Pietro, figli di Vincenzo Grimani e di Marina Calergi, per la loro vita facinorosa, per la brutale prepotenza, per la malvagità delle loro gesta, erano stati banditi, ma a dispetto delle leggi, di tratto in tratto facevano la loro comparsa nella Dominante, prendendo dimora nell’avito palazzo, circondati da bravi e da sicari. Così, racconta la cronaca Trevisan, fecero nel carnevale del 1658.

Il 15 gennaio andarono all’opera al teatro dei Santi Giovanni e Paolo, in Calle Larga Berlendis, e quivi incontrato messer Francesco Querini Stampalia, contro il quale nutrivano odio fierissimo, lo dileggiarono con lazzi e con beffe, e finito lo spettacolo diedero ordine ai loro sicari di prendere il Querini e tradurlo in gondola nel loro palazzo a San Marcuola. E qui si svolse una scena orribile di terrore e di morte. Il Querini, che aveva in parte divisato ogni cosa, pallido e tremante più per rabbia che per paura, fu condotto nella corte dove già c’erano i tre fratelli, e quivi dai sicari ebbe la prima coltellata alle spalle; egli s’avanzò allora verso i tre ribaldi e senza parole sputò sul viso all’abate Vittore; ricevuta una seconda coltellata sul petto, cadde, e poco dopo spirava con la testa spaccata da un colpo di pistola.

Conosciuto il delitto, i tre Grimani furono subito citati dal Consiglio dei Dieci, ma essi ormai erano fuggiti e così, con sentenza del 19 gennaio 1658, furono condannati a morte in contumacia, col la perdita della nobiltà, la confisca dei beni e la porta di palazzo, in segno d’infamia, bollata con la solita immagine di San Marco scolpita in pietra. Ma i tempi erano fieri, i costumi sanguinari e corrotti, la giustizia qualche volta debole e remissiva ed i fratelli furono graziati nel 1660. La cronaca Trevisan tace il come ed il perché e solo dice per preghiere, pianti ed offerte.

Il palazzo nel 1740 passò ai Vendramin quale asse ereditario, ed allora i Vendramin avrebbero fatto scolpire quel NON NOBIS famoso, quale avvertimento ai posteri sulla colpa di quella tragedia di sangue avvenuta fra le mura del superbo palazzo, NON A NOI SIGNORE NON A NOI .. quella colpa! (1)

Un lettore scrive al Gazzettino

Egregio signor direttore. Tutti i lettori del suo pregiatissimo giornale debbono esserle gratissimi delle interessanti notizie pubblicate sotto il titolo “Curiosità storiche veneziane” colle quali la storia interessantissima della Regina del Mare viene riprodotta in piccoli quadri splendidi. Anch’io, studioso fervente della storia veneziana, benché non veneziano, trovo sempre nuovo interesse in queste notizie e solo questo interesse mi spinge a pregarla di pubblicare le seguenti righe: Nel numero del 27 ottobre abbiamo letto che il mottoNon nobis Domine, non nobische trovasi in fronte al Palazzo Vendramin, sarebbe stato scolpito dal proprietario pietoso per difendere sé e la sua famiglia dalla vendetta divina gravante sul delitto commesso fra le mura della casa. Mi permetto di mostrare che le parole scolpite sul muro del palazzo non sono che la metà di un verso del salmo 113;Non nobis Donime, non nobis, sed nomini tuo da gloriam“, che significa: “Non a noi Signore, non a noi, dà la gloria, ma al nome tuo”. Le parole mi sembrano perciò soltanto l’espressione pietosa e devota del padrone del palazzo che, benché abitando una casa grandiosa e brillante fra le altre, volle pubblicamente attestare la sua fede, la sua devozione cristiana, semplicemente con una preghiera muta ma visibile. Gradisca, signor direttore, l’espressione della mia più perfetta gratitudine ed osservanza. Un abbonato. (2)

(1) Giovanni Malgarotto. IL GAZZETTINO, 27 ottobre 1923

(2) IL GAZZETTINO, 9 novembre 1923

Dall’alto in basso, da sinistra a destra: Palazzo Vendramin Calergi, Iscrizione sul Palazzo Vendramin Calergi, Iscrizione sul Palazzo Trevisan Cappello, Calle Larga dei Proverbi, Calle Longa San Barnaba, Rio Terà Antonio Foscarini, Iscrizione sul Palazzo Trevisan Cappello, Rio Terà Antonio Foscarini, Calle Nova Sant’Agnese, Iscrizione sul Palazzo Vendramin Calergi, Calle Longa San Barnaba.

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FOTO: Alfonso Bussolin. Quest'opera viene distribuita con Licenza Creative Commons. Attribuzione - Non commerciale - Condividi allo stesso modo 3.0 Italia.

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