Traghetto della Fava, sul Rio de la Fava

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Rio de la Fava dalla Riva Tonda - San Marco

Traghetto della Fava, sul Rio de la Fava

Traghetto soppresso. Era un traghetto da nolo i suoi confini andavano “da San Zulian al ponte de legno che è sul canton de Cà Mocenigo et alla calle de le balotte”, (1) cioè il Rio de la Fava, il Rio de San Zulian e il Rio dei Bareteri.

FAVA (Calle e Rami dietro la, Campo e Ponte, Rio, Calle della) a San Lio. Credendosi che un’immagine della Vergine, appesa alla casa della cittadinesca famiglia Amadi, nella parrocchia di San Leone, vulgo San Lio, operasse vari miracoli, si eresse l’anno 1480, a merito degli Amadi, e di altre famiglie, una cappella che si chiamò di Santa Maria della Consolazione, o della Fava, per essere situata poco lungi dal Ponte delle Fave, o della Fava. Raccontano gli scrittori ecclesiastici che così si disse tal Ponte, perché un uomo, colà domiciliato, avendo nascosto certo contrabbando di sale sotto alcuni sacchi di fava, del qual legume era negoziante, ed essendo avvisato della venuta dei birri, si gettò per soccorso ai piedi della suddetta immagine miracolosa, ed ottenne in grazia che la giustizia, ad onta del fatto ricerche, non ritrovasse in di lui casa che pura fava.

Alcuni invece vogliono che presso questo ponte vi fosse una bottega ove si vendevano quelle pastiglie che si preparano per il giorno dei Morti, e che si appellano fave. L’uso di preparare in detto giorno tali pastiglie ebbe l’origine seguente. Immaginandosi i gentili di leggere nel petalo del fiore della fava alcune lettere funebri, e credendo anche che le anime dei morti trasmigrassero nelle fave, se ne cibavano nei funebri banchetti, e le offrivano ai Mani nelle feste Lemurie, gettandosele per rito dietro le spalle. (Ovidio, Fasti, Lib. V). I nostri padri ritennero questa superstizione. Anch’essi ai 2 di novembre mangiavano fava, e gran quantità ne dispensavano i conventi ai poveri, ed ai gondolieri dei traghetti in premio del servigio, che, durante l’anno, prestavano ai religiosi, passandoli gratuitamente dall’una all’altra riva della città. Siccome poi tal cibo non riusciva molto gradito al palato dei ricchi, col progresso del tempo se ne cangiò la natura; lo si convertì cioè nelle anzidette ghiotte pastiglie, ma gli si conservò il nome primitivo.

Altri finalmente, fra cui il Codice 2929 della Raccolta Cicogna, dicono che il Ponte della Fava, e por caso le strade vicine, derivarono il nome dalla famiglia Fava. Un Giacomo Fava, q. Puccinello, da Lucca, mercante di seta, ottenne il 22 gennajo 1386 M. V. un privilegio di cittadinanza Veneziana. È noto che molte di quelle famiglie venute fra noi co l’arte della seta presero ad abitare in parrocchia di San Bartolammeo, la quale coi suoi confini giungeva appunto al Ponte della Fava.

Comunque siasi, la cappella dedicata a Santa Maria della Consolazione rimase fino al 1662 sotto l’amministrazione di vari procuratori, e poi si diede in cura ai padri di San Filippo Neri. Senonché nel principio del secolo XVIII fu atterrata, ed in sua vece si fabbricò la presente chiesa sul disegno di Antonio Gaspari, e di Francesco Fossetti, dilatandosi anche la casa dei padri. (2)

Cfr. La Pianta di Venezia di p. Vincenzo Maria Coronelli (1697) e la Pianta della città di Venezia di Ludovico Ughi (1729)

(1) GUGLIELMO ZANELLI. Traghetti Veneziani: la gondola al servizio della città. (CICERO Editore).

(2) GIUSEPPE TASSINI. Curiosità Veneziane ovvero Origini delle denominazioni stradali di Venezia. (VENEZIA, Tipografia Grimaldo. 1872).

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FOTO: Alfonso Bussolin. Quest'opera viene distribuita con Licenza Creative Commons. Attribuzione - Non commerciale - Condividi allo stesso modo 3.0 Italia.

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