Darsena delle Galeazze, sul Rio de la Celestia

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Rielo de l'Arsenal, quello che resta del Rio de la Celestia - Castello

Darsena delle Galeazze, sul Rio de la Celestia

Il Rio de la Celestia partiva dal Rio delle Gorne e con un andamento da sud a nord, dopo una doppia curva a gomito, confluiva in laguna. Nel corso dell’ampliamento dell’Arsenale nel 1569, quando venne creata la Darsena delle Galeazze, il rio venne a trovarsi all’interno delle nuove mura. Nel corso del 1810 con le nuove aggiunte fatte all’Arsenale questo tratto di rio venne interrato, lasciando a nord un rio morto.(1)

CELESTIA (Campo, Rio della). La chiesa di Santa Maria Celeste, od Assunta in cielo, detta poi corrottamente della Celestia, s’incominciò nel 1199 per opera dei Celsi. Nel 1237 venne consegnata ad alcune monache dell’ordine Cistercense, venute da Piacenza, che la compirono, e vi innalzarono accanto un convento. Queste monache vivevano sotto la direzione degli abati Cistercensi di Piacenza, detti della Colomba, ma il cattivo costume non tardò a menare grandissimi guasti fra le medesime. Dalle Raspe siamo accertati che nei secoli XIV e XV parecchie di esse non solo accoglievano gli amanti nel proprio chiostro, ma si ritrovavano con loro nella villa di Sant’Elena in quel di Trevigi, oppure in qualche luogo del Padovano, ove explebant lasciviam et sacrilegia. Forse ciò avveniva perchè le monache di quei tempi, come insegnano i Diari del Priuli, sotto qualche pretesto, ottenevano dalla Santa Sede di ridursi per uno o più mesi in famiglia, e si davano bel tempo in modo che il Senato supplicò la Corte Romana di più non concedere tali pericolose licenze. A far rivivere adunque la disciplina Eugenio IV nel 1442 destinò a visitatori delle monache della Celestia San Lorenzo Giustiniani, allora vescovo Castellano, e Fantino Dandolo Protonotario Apostolico. Esse nel principio del secolo XVI furono poste anche sotto il governo dei veneti patriarchi. Ma non sì tosto cessarono gli scandali, poiché narrano i Diari del Sanuto, che nell’anno 1509 le monache della Celestia ballarono tutta una notte con alcuni giovani patrizi al suono di pifferi e trombe, e che nel 1525 recatosi il patriarca a rimproverarle della loro condotta, ne afferrò una, di casa Tagliapietra, e le recise le trecce, ma che volendo poi imprigionarne due altre fuori del convento, tutte si misero alla porta tumultuando, e lo costrinsero a desistere dall’intrapresa. Giunto l’anno 1569, e caduta per l’incendio dell’ Arsenale gran parte della chiesa e del convento della Celestia, le monache dovettero ritirarsi prima nelle case paterne, e poi nel monastero di San Giacomo della Giudecca, fino alla rifabbrica dei loro edifici, che non tardò molto a succedere. La chiesa doveva rifarsi sopra il modello dello Scamozzi, ma invece, per questioni insorte fra l’architetto e le monache, si elesse un altro disegno. Essa venne consacrata nel 1611 da Francesco Vendramin patriarca di Venezia. Nel 1810 fu chiusa, ed aggregata all’Arsenale, insieme al convento che serve alle truppe della Marina.

Nel convento della Celestia rimase ascoso per anni sette il B. Giordano Forzatè, Benedettino di Padova, perseguitato dal tiranno Ezzelino. Venuto a morte il 7 agosto 1248, ebbe sepoltura in chiesa della Celestia, ma poscia fu trasportato a Padova ad istanza delle monache di San Benedetto di quella città. Vedi Tommasini ( Vita del B. Giordano ecc.). (2)

(1) Cfr. La Pianta di Venezia di p. Vincenzo Maria Coronelli (1697) e la Pianta della città di Venezia di Ludovico Ughi (1729)

(2) GIUSEPPE TASSINI. Curiosità Veneziane ovvero Origini delle denominazioni stradali di Venezia. (VENEZIA, Tipografia Grimaldo. 1872).

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FOTO: Alfonso Bussolin. Quest'opera viene distribuita con Licenza Creative Commons. Attribuzione - Non commerciale - Condividi allo stesso modo 3.0 Italia.

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