Rio Terà Sant’Isepo, sul Rio dei Vecchi o di Sant’Antonio

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Rio Terà Sant'Isepo, sul Rio dei Vecchi o di Sant'Antonio - Castello

Rio Terà Sant’Isepo, sul Rio dei Vecchi o di Sant’Antonio

Il Rio Terà Sant’Isepo venne realizzato nel 1811 mediante l’interramento del Rio dei Vecchi o di Sant’Antonio. Il Rio dei Vecchi partiva ad est dalla laguna e dopo un percorso quasi rettilineo finiva ad ovest nel Bacino San Marco. Aveva un ponte, il Ponte de l’Ospeal dei Marineri, che lo attraversava in prossimità del Ramo Secondo del Paludo Sant’Antonio. (1)

SANT’ANTONIO (Punta, Paludo di) a Castello. Marco Catapan e Cristoforo Istrigo avevano rassodato e reso abitabile una velina, o palude, situata verso la punta di Sant’Elena a Castello, loro donata nel 1334 dal Maggior Consiglio. Sopra questo terreno fra’ Giotto degli Abati, priore dei canonici regolari di Sant’Antonio di Vienna in Francia, fabbricò nel 1346 una chiesa ed un monastero, dedicati al santo suddetto, ottenendo, parte per acquisto, e parte per donazione dell’Istrigo, avvenuta nel 1360, la proprietà del fondo. Le fabbriche, che furono compiuto dalle famiglie Lion, Pisani, e Grimani, passarono nel 1471 dalle mani dei canonici regolari di Sant’Antonio in quelle dei canonici regolari di San Salvatore di Venezia, che ne furono possessori fino agli ultimi anni del secolo decorso, in cui, divenuto il luogo di pubblico jus patronato, la chiesa si fece ufficiare da un cappellano, ed il convento si tramutò in un ospedale, finché nel 1806 venne occupato dalle truppe della Marina Austriaca. Nel 1807 chiesa e convento si distrussero per dar luogo ai Pubblici Giardini.

Ricorderemo col Mutinelli (Lessico Veneto), come, sotto pretesto di devozione a Sant’Antonio Abate, fosse uso di quei canonici di lasciar vagare per la città alcuni porci, i quali, bene pasciuti dalla pietà dei fedeli, erano poi un ghiotto e ricco boccone del padre priore: questa irreligiosa consuetudine fu tolta dal Maggior Consiglio con decreto del 10 ottobre 1409.

Noteremo ancora che fino dal 1471 decretava il Senato che in Campo di Sant’Antonio fosse costrutto un coperto di tavolo per quei poveri, i quali stanziavano sotto le vòlte esterno della basilica di San Marco o del Palazzo Ducale. In rendimento di grazie all’Altissimo per la liberazione di Scutari, avvenuta nel 1474, sorgeva due anni dopo nel sito medesimo un formale ospizio dedicato a Messer Gesù Cristo. Qui, per legge del Maggior Consiglio, 11 marzo 1503, dovevano ricettarsi soltanto marinai, ed altri che si avessero reso benemeriti dello Stato. La prossima chiesa, che pure si consacrò nel 1503, e che si chiamò di San Nicolò di Bari, venne consegnata nel 1561 ai Somaschi per comodo del Seminario Ducale, trasportato allora in parte dell’ospizio di Messer Gesù Cristo, con l’obbligo però a quei Padri di servire nelle cose spirituali i ricoverati. Anche i suddetti edifici si atterrarono quando si vollero formare i Pubblici Giardini. (2)

(1) Cfr. La Pianta di Venezia di p. Vincenzo Maria Coronelli (1697) e la Pianta della città di Venezia di Ludovico Ughi (1729)

(2) GIUSEPPE TASSINI. Curiosità Veneziane ovvero Origini delle denominazioni stradali di Venezia. (VENEZIA, Tipografia Grimaldo. 1872).

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FOTO: Alfonso Bussolin. Quest'opera viene distribuita con Licenza Creative Commons. Attribuzione - Non commerciale - Condividi allo stesso modo 3.0 Italia.

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