Rio Terà Garibaldi o Via Garibaldi, sul Rio de Castelo o de San Domenico

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Rio Terà Garibaldi o Via Garibaldi, sul Rio de Castelo o de San Domenico - Castello

Rio Terà Garibaldi o Via Garibaldi, sul Rio de Castelo o de San Domenico

Il Rio Terà Garibaldi venne realizzato nel 1807 mediante l’interramento del Rio de Castelo (a volto). Il Rio de Castelo o de San Domenico andava, con un percorso quasi rettilineo, da est a ovest, dal Canal de San Pietro al Bacino San Marco. La parte interessata all’interramento era quella compresa da Calle Loredana al Bacino San Marco. Il rio terà inizialmente chiamato Via Eugenia venne, con l’unità d’Italia, dedicato a Giuseppe Garibaldi. Aveva due fondamente che correvano parallele per tutta la sua lunghezza, e tre ponti che lo attraversavano; Ponte de Cao de Rio o del Tintor all’inizio del rio verso il Bacino San Marco, un ponte di legno all’altezza della Calle Nova e il Ponte de San Francesco de Paola o de San Domenego all’altezza della Chiesa di San Francesco di Paola. (1)

GARIBALDI (Strada) a Castello. Dopo l’entrata delle truppe Italiane a Venezia, avvenuta nel 1866, si volle decorare questa strada col nome del generale Giuseppe Garibaldi, del quale facciamo seguire questi cenni biografici.

Egli nacque in Nizza nel 1807, e, dietro l’esempio del padre, si diede, ancora giovanetto, alla marineria mercantile. Avendo preso parte agli sconvolgimenti della penisola, dovette nel 1832 esulare in lontani paesi. Nel 1837 offrì la propria spada alla provincia di Rio Grande nell’America, ribellatasi all’imperatore del Brasile, ed erettasi in repubblica. Con piccola flotta operò non piccoli fatti. Nel 1841 si recò a combattere per la Repubblica Orientale, che lottava contro la Repubblica Argentina, e vi replicò le medesime prove di valore tanto in mare, quanto in terra, come duce della celebre legione Italiana. Giunto frattanto il 1848, Garibaldi volò in Italia coi suoi seguaci, e si distinse a Luino ed a Moranzone, ma, volte a male le cose della guerra, si spinse a Roma, cui a tutta possa difese contro i Francesi. Dopo la caduta di questa città, incalzato dagli nemici, percorse lungo cammino, passando di pericolo in pericolo, e perdendo la moglie Annita, giovane Brasiliana, che l’aveva fatto padre di tre figli, ed allora si trovava incinta del quarto. Dopo aversi occupato agli Stati Uniti in modeste industrie, fece nuovamente tragitto in Italia, ed andò a gustare i piaceri della solitudine nell’isola di Caprera, che abbandonò nel 1859 per guerreggiare con prospera fortuna contro gli Austriaci nell’alta Lombardia col grado di generale, conferitogli dal re Vittorio Emmanuele. Nell’anno seguente operò coi suoi mille il celebre sbarco di Marsalla, e sottrasse il reame delle Due Sicilie al dominio dei Borboni. Credeva pure giunto il momento di rientrare a Roma, ed si avviava a quella volta, seguito da 4 mila volontari in opposizione al volere del proprio governo, quando il 29 agosto 1861 venne attaccato presso Aspromonte dal colonnello Pallavicino, ferito, e fatto prigioniero. Ricondotto a Caprera, vi rimase fino al 1866, in cui intraprese la campagna del Tirolo, riportando importanti vantaggi, a tutti i quali però dovette rinunziare per la sopravvenuta pace di Vienna. Altre due volte ancora abbandonò Caprera, la prima nel 1867 affine di dirigersi nuovamente contro Roma, ove però venne sconfitto dalle truppe pontificie e Francesi a Mentana, e la seconda nel 1870 affino di soccorrere la Repubblica Francese contro i Prussiani. Il generale Garibaldi riposa oggidì nella sua isola prediletta, aspettando forse nuovi avvenimenti.

Per il passato la Strada Garibaldi a Castello portava il nome di Strada Nuova dei Giardini perchè mette ai Pubblici Giardini. Quel nuova poi si riferisce all’epoca della sua formazione, come Ponte Nuovo, Corte Nuova, Fondamente Nuove ecc. Essa venne costrutta nel 1807, interrato il rivo che correva fra due fondamente, ed allora si diceva anche Via Eugenia in onore del viceré d’Italia Eugenio Bcauharnais. I Giardini Pubblici s’incominciarono a tracciare nel medesimo anno 1807 dietro il decreto dell’imperatore Napoleone, che voleva provveduta la sua buona città di Venezia di un pubblico luogo di passeggio. Ad ottenere lo spazio necessario, si distrussero la chiesa e il convento di San Domenico, la chiesa e il convento di San Nicolò di Bari, l’ospedale dei Marinai, la chiesa e il convento della Concezione di Maria Vergine o delle Cappuccine, e la chiesa e il convento di Sant’Antonio Abate. Il disegno dei Giardini si deve all’architetto Giovanni Antonio Selva. Nel mezzo di ossi sorge un magnifico arco, lavoro, a quanto si crede, del Sammicheli, che era all’ingresso della cappella Landò nella chiesa di Sant’Antonio, e che, dopo aver giaciuto per 15 anni in pezzi al suolo, si ricostruì nel 1822. Un poco più innanzi si vede un capitello di colonna, altro avanzo della chiesa di Sant’Antonio, sopra il quale è scritto: Frater Gotus primus prior, e scolpita l’insegna dell’ordine. La collinetta, ove s’innalza il Caffè, architettato pur esso dal Selva, si formò a poco a poco colle macerie qui in varie epoche depositate. Era chiamata Punta di Sant’Elena per l’isoletta che le sta di fronte, Capo Verde, perchè tutta coperta di erba, e Punta, o Motta di Sant’Antonio per la vicina chiesa dedicata a questo santo. (2)

(1) Cfr. La Pianta di Venezia di p. Vincenzo Maria Coronelli (1697) e la Pianta della città di Venezia di Ludovico Ughi (1729)

(2) GIUSEPPE TASSINI. Curiosità Veneziane ovvero Origini delle denominazioni stradali di Venezia. (VENEZIA, Tipografia Grimaldo. 1872).

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FOTO: Alfonso Bussolin. Quest'opera viene distribuita con Licenza Creative Commons. Attribuzione - Non commerciale - Condividi allo stesso modo 3.0 Italia.

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