Ponte dei Miracoli, sul Rio dei Miracoli

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Ponte dei Miracoli, sul Rio dei Miracoli - Cannaregio

Ponte dei Miracoli, sul Rio dei Miracoli. Calle dei Miracoli – Campo dei Miracoli

Ponte in pietra; struttura in mattoni e pietre, balaustre in mattoni. Restaurato nell’anno 1992.

MIRACOLI (Calle, Ramo, Ponte, Rio, Campo, Campiello, Calle dei). Un Francesco Amadi, abitante nel circondario di Santa Marina, aveva fatto appendere per devozione presso la sua casa, e propriamente all’ingresso di una località che si chiamava la Corte Nuota, una immagine della Beata Vergine, la quale ebbe tal fama di prodigiosa da indurre nel 1480 un di lui nipote, per nome Angelo, a trasportarla in Corte di Ca’ Amadi (ora delle Muneqhe), e costruirvi una cappella di tavole onde esporla alla pubblica venerazione. Nell’anno stesso il pievano di Santa Marina, Marco Tazza, gettò i fondamenti, col concorso degli Amadi, o dialtre famiglie, di un nobile tempio che compì nel 1487, ed in cui collocò la sacra immagine, fondando anche in prossimità un convento di monache Francescane. Si ignora chi abbia dato il disegno del tempio, poiché Pietro Lombardo ne fu, per quanto si afferma, l’esecutore soltanto, aggiungendo però di suo la cappella maggiore, e l’annesso convento. Il Malipiero nei suoi Annali Veneti racconta con le seguenti parole, sotto l’anno 1480, l’origine dei suddetti edifici: Quest’anno ha comenzà la devotione della M. di Miracoli, la qual era alla porta de Corte Nuova, all’opposito delle case di Amai, in la calle stretta, e per el concorso della zente è sta necessario levar la imagine, e portarla in corte de cha Amai, et è sta fatto di grandissime offerte de cere, statile, danari, et arzenti, tantoché se ha trocà intorno 400 ducati al mese, e quei della contrà ha creà sie procuratori, e tra i altri Lunardo Loredan Procurator. Et in processo di tempo è stà assunà 3000 ducati d’elemosine, e con essi è stà comprà, la Corte Nova da cha Bembo, da cha Querini, e da cha Baroci, e là è stà fabricà un bellissimo tempio con un monastero, e dentro è stà messo donne muneghe de S. Chiara de Muran. Questo tempio nel 1810 divenne oratorio dipendente dalla chiesa di San Canciano, avendosi in quell’epoca soppresso il monastero, volto oggidì a private abitazioni, od in parte convertito a giardino, che risponde sulla Calle dei Miracoli.

La chiesa di Santa Maria dei Miracoli si sta al presente restaurando.

Raccontano i Diari del Sanuto: In questa mattina (27 gennajo 1315 M. V.) ussite fuora di la chiesta di Santa Maria di Miracoli una bellissima dona maridada, nomata Samaritana Zon, moglie di Zvan Fran.co Benetto popular, et hessendo su la riva per montar in barca, et andar a caxa, era una mascherasentata sopra la riva, la qual vista, li dete di uno fuseto, e li tajò el viso da l’oci fino alla bocha, si che dita dona sarà guasta.Di questo fo gran mormoration in la terra, adeo inteso il principe e la signoria, determinarono dar taja nel medesimo dì. Di tale delitto venne accusato Cardin Capodivacca, Padovano, e posto perciò in prigione il dì 29 successivo. Ma nel 2 febbrajo fu liberato come innocente, e citato in quella vece il N. U. Pietro Tiepolo q. Paolo, che, resosi contumace, venne bandito il giorno 24 dello stesso mese.

Il Supplemento 28 gennajo 1622 al Giornale delle cose del Mondo ecc. (Codice Cicogna 983) fà il seguente ricordo: Giersera si acese fuoco accidentalmente in casa dell Cl.mi Badoeri alla Madonna dei Miracoli, et perchè penetrò alquanto nel monastero di quelle monache, queste si salvarono in chiesa fin che fu estinto il fuoco, il quale fece poco danno.

Al Ponte dei Miracoli aveva bottega nel 1713 un caregheta (facitore di sedie, o careghe) che teneva per garzone Antonio Codoni, di anni 16, nato alle Caloneghe presso Belluno. Quest’ultimo, essendo stato una mattina svegliato dalla serva del proprio padrone forse prima del solito, le disse un mar d’ingiurie, in pena delle quali, dopo una buona bastonatura, venne licenziato dal servigio. Desideroso perciò di vendicarsi contro la serva, e contro il padrone, aspettò che la poveretta rimanesse sola in casa, se le scagliò addosso, e la uccise, appropriandosi alcuni oggetti d’argenteria. Sopraggiunti al rumore i vicini ed i birri, fu preso il feroce ragazzo, e condannato al capestro. Qui occorse uno strano accidente. Si apprestavano il 3 luglio 1713 in Piazzetta di San Marco, fra le due colonne, gli strumenti dell’estremo supplizio, quando i barcajuoli del prossimo traghetto fecero osservare al carnefice che il laccio era troppo lungo, al che questi rispondeva: « Allorché dovrò farlo per voi farollo a modo vostro». Giungeva frattanto il reo, ed il carnefice si poneva all’opera, ma il laccio veramente eccedeva in lunghezza, per cui il paziente, prima di morire, ebbe prolungati per lunga pezza i propri tormenti. A tal vista i barcajuoli incominciarono a tumultuare, e percossero il carnefice, nascendo tale tafferuglio che, come attesta il Cod. MDXCVI, Classe VII della Marciana, molta gente andò in acqua, fu persa molta roba, e stroppiate molte persone nel cader à terra una sopra l’altra, e molti ne morì affogati, che fa veramente una gran strage di popolo.

In Calle dei Miracoli, nel palazzo poscia posseduto dalla patrizia famiglia Zacco, si cantò nel 1698 per ventisei sere un dramma musicale, intitolato il Finto Esaù, con libretto di Giuseppe Fianelli, e musica di D. Antonio Bacelli. (1)

(1) GIUSEPPE TASSINI. Curiosità Veneziane ovvero Origini delle denominazioni stradali di Venezia. (VENEZIA, Tipografia Grimaldo. 1872).

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FOTO: Alfonso Bussolin. Quest'opera viene distribuita con Licenza Creative Commons. Attribuzione - Non commerciale - Condividi allo stesso modo 3.0 Italia.

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