Rio de Sant’Alvise, nel Sestiere di Cannaregio

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Rio de Sant'Alvise, dal Ponte Sant'Alvise - Cannaregio

Rio de Sant’Alvise, nel Sestiere di Cannaregio

Il Rio de Sant’Alvise, il quale deve il suo nome alla prospiciente chiesa di Sant’Alvise, è un prolungamento del Rio dei Riformati, inizia all’altezza del Campo Sant’Alvise e termina al Ponte Loredan, proseguendo poi con il nome di Rio de la Madona de l’Orto. (1)

La chiesa di San Lodovico, vulgo Sant’Alvise, deve, secondo i cronisti, la propria origine ad una visione che nel secolo XIV ebbe Antonia Venier, in cui le apparve San Lodovico vescovo di Tolosa, comandandole di erigergli un tempio. La Venier fabbricò inoltre un monastero, ove si ritirò con alcune compagne per professare la regola di Sant’ Agostino.

Questo monastero si dilatò dopoché nel 1411 vi concorsero parecchie monache Agostiniane fuggite da Serravalle in occasione di guerra. Nel 1807 esso accolse anche le monache di Santa Caterina di Venezia. Nel 1810 fu soppresso, e divenne asilo delle fanciulle esposte, dopo il loro ritorno dalle balie campestri. Ora è occupato dalle Figlie di Carità, venute da Santa Lucia.

La chiesa, sorta nel 1388, rifabbricata nel 1430, e restaurata verso la fine del secolo XVII, è attualmente parrocchiale. (2)

Viene attraversato dai seguenti ponti:

Sulle sue rive si affacciano:

  • Rio dei Riformati
  • Corte Pisana, con riva con gradini paralleli al rio e piazzola
  • Campo Sant’Alvise, con piccolo parapetto in muratura  e una riva monumentale davanti alla chiesa di Sant’Alvise
  • Darsena con passerella in legno
  • Corte de le Muneghe, con riva con gradini paralleli al rio
  • Rio del Zecchini
  • Rio dei Trasti
  • Fondamenta Madona de l’Orto, senza parapetto, con due rive in legno con gradini perpendicolari al rio
  • Casa privata, altanella
  • Rio de la Madona de l’Orto e Ponte Loredan (1)

(2) Giuseppe Tassini. Curiosità Veneziane ovvero Origini delle denominazioni stradali di Venezia. Tipografia Grimaldo Venezia 1872

FOTO: Alfonso Bussolin. Pubblicazione riservata. Non è consentita nessuna riproduzione, con qualunque mezzo, senza l'autorizzazione scritta del detentore del copyright.

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