Antonio Landi. “Secretario di Pregadi”, divulgatore di segreti (1498) 1
Correva voce per Venezia la mattina del 27 marzo 1498 che un cadavere penzolava dalle forche, erette in Piazzetta di San Marco fra le colonne. Molti accorrevano spinti dalla curiosità, fra cui l’illustre cronista Marin Sanudo 2, che vide con gli altri appiccato Antonio Landi, uomo di circa settanta anni, e ci lasciò nei suoi Diari i seguenti ragguagli del tragico caso.
Antonio Landi 3, dopo lunghi anni spesi nel servizio di cancelleria, copriva la carica di secretario di Pregadi 4. Lontano dalla moglie, che abitava in Padova, egli bazzicava in casa di una Laura Troilo, domiciliata a Santa Ternita, ove di spesso restringevasi in secreto colloquio, usando dell’idioma latino, con un G. Battista Trevisan 5, che pur egli un tempo apparteneva alla Cancelleria, ma ne era stato espulso.
La donna, incapace di tacere, comunicò il fatto ad un altro suo amico, per nome Girolamo Amai, cittadino Veneziano 6, e questi, nascostosi dietro il letto, potè udire il Landi parlare col Trevisan di gelosissime materie di stato, e stabilire il modo d’informarne il duca di Mantova, di cui il Trevisan era amicissimo. L’Amai affrettossi di tutto palesare al Consiglio dei X, che il 24 marzo 1498 mandò i birri a casa della Troilo per imprigionare il Landi, ove lo trovarono ammalato. Dacchè fu preso egli ricusò di prender cibo, sicchè la mattina del 26 morì di morbo e d’inedia nelle carceri 7.
Ciò nonostante, volle il governo che, giunta la notte, il di lui corpo venisse appeso alle forche, e che colà vi restasse tutto il giorno successivo. Si avrebbe voluto pur anche togliere di vita il Trevisan, colto mentre ritornava da Mantova, ove avea vuotato il sacco, ma la considerazione che egli non entrava più nel novero dei pubblici funzionarii fece sì che venisse soltanto confinato in Candia (8).
Quanto all’Amai ed alla Troilo, essi in premio delle loro rivelazioni ebbero, il primo un provento in vita sopra il Fondaco della Farina a Rialto, e la seconda venti ducati per una volta soltanto (9).
ANNOTAZIONI
1Ho seguito i Diarii del Sanudo, rettificandoli coi Misti del Consiglio dei X.
2 La famiglia Sanudo, trasmigrata da Roma a Padova, e da Padova a Venezia, chiamavasi anticamente Candiano, e fu Pietro III, uno dei cinque dogi che essa produsse, il quale assunse il nuovo cognome, alludendo, dice il Cappellari, alla sana prudenza, ed al maturo senno degli ascendenti. Da un Leonardo di questa famiglia e da Lucrezia Venier nacque nel 1466 quel Marino, di cui si parla, diligentissimo scrittore di cose patrie. Egli compose varie opere, alcune delle quali tuttora inedite, fra cui tengono il primo posto i Diarii, stesi in cinquantasei libri, ove si descrivono minutamente i fatti pubblici e privati avvenuti in Venezia e fuori dal gennajo 1496 al settembre 1533 inclusivamente. Marin Sanudo mori nel 1536, come appare dalla lapide, che fu posta sopra il palazzo già da lui posseduto a S. Giacomo dall’ Orio, sulla cosi detta Fondamenta del Megio, al N. A. 1751.
3 Due famiglie Landi annovera la cronaca cittadinesca del Ziliolo ( Classe VII, Cod. XC della Marciana), l’una venuta da Milano, e l’altra dalla Romagna.
4 Cosi si chiamava il Senato perchè nei primi tempi era composto dai più vecchi e saggi cittadini, pregati dal doge a sovvenirlo di consiglio negli affari più importanti della repubblica. E tal nome si mantenne costante anche, dopochè organizzato il Senato nel 1229, e reso ordinario, la scelta dei suoi membri fu tolta al doge, ed attribuita al Maggior Consiglio. Questo corpo, fino dall’epoca della sua organizzazione, constava di sessanta patrizii, e veniva presieduto dal doge col suo Consiglio Minore. Allora aveva il maneggio degli affari tutti del commercio, quindi gli si commise l’invio degli ambasciatori ai principi stranieri, e delle navi da mercato ad altre nazioni, volendosi che le sue ordinazioni avessero valore come se fossero state emesse dal M. C.; in seguito nel 1363 gli si affidò il maneggio degli affari di guerra, e finalmente nel secolo XV qualunque oggetto politico ed economico. Perciò fu d’uopo fargli una Zonta (aggiunta) di venti individui, accresciuta nel principio del secolo XV d’altri venti, e d’altri venti alla metà del secolo stesso, sicché la Zonta arrivò coll’andar del tempo ad adeguar in numero l’originario Pregadi.
5 Avevamo parecchie famiglie Trevisan cittadinesche discese, dicono le cronache, dalla patrizia. Una di queste abitava a S. Ternita.
6 La famiglia Amadi, chiamata anche Amai, ebbe origine nella Baviera, da cui passo in varie città d’Italia. Un ramo di essa venne a Venezia da Cremona nell’820, е manco nel 1286. Un altro ramo venne da Lucca nel 1210, e fece parte del consiglio, dal quale però si vide escluso nel 1297. Alcuni Amai vennero da Lucca anche nel secolo XIV coi mercadanti e tessitori di seta. Questa famiglia, sebbene rimasta fra i cittadini originarii, si mantenne sempre in gran fiore, producendo uomini distinti si nella carriera ecclesiastica che nella civile.
7 Misti, XXVII, 153. Da ciò si scorge l’errore del Sanudo, il quale, seguendo le voci popolari, lasciò scritto che Antonio Landi venne appiccato vivo fra le colonne della Piazzetta nella notte dal 26 al 27 marzo 1498; che non trovandosi il carnefice provveduto di capestro, e non essendo le botteghe aperte, si dovette ricorrere per fune all’Arsenale; che finalmente il condannato nel venire sospeso cadde, e si ruppe un braccio. In realtà il Sanudo annota nei Diarii: “Noto. Vidi la corda ligata al collo con 2 groppi senza sacola, e la vesta imbratada da terra a la schena come corpo stato morto sora la terra. Altri hanno opinion fusse stangolato in prexon” (2)
8 Misti XXVII, 153.
9 Misti, ibidem (1)
(1) Giuseppe Tassini. Alcune delle più clamorose condanne capitale. (VENEZIA, Premiata tipografia di Gio. Cecchini 1866)
(2) ConoscereVenezia
FOTO: Alfonso Bussolin. Quest'opera viene distribuita con Licenza Creative Commons. Attribuzione - Non commerciale - Condividi allo stesso modo 4.0 International.



















































































