I ritratti di 28 Santi e Beati Veneziani, nella Chiesa della Madonna dell’Orto

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Cappella di San Mauro, nella Chiesa della Madonna dell'Orto

I ritratti di 28 Santi e Beati Veneziani, nella Chiesa della Madonna dell’Orto

I ritratti che stanno intorno alle pareti della Cappella di San Mauro, e che esistevano in passato nella cappella dei Morosini dedicata alla Natività di Nostro Signore, restaurati si trasferivano ove al presente si osservano, in occasione dell’ultimo restauro del tempio. Essi nel numero di ventotto rappresentano santi beati veneziani dipinti da Jacopo Palma, da Sfatteti Ponzone e da Pietro Mera.

Tale pietosa opera si deve al religiosissimo patriarca di Venezia Giovanni Tiepolo che la fece eseguire, espressamente per il nostro tempio nell’anno 1622. Varie di quelle effigie sono ideali, alcune, tratte da più vecchie pitture ed incisioni. Non tutti però questi santi sono di nascita veneziana, ma si dissero veneziani anche quelli che non furono, a causa dei rapporti che ebbero con Venezia, e perché Venezia li onora ed invoca come suoi speciali patroni.

Nel 1807 queste sacre imagini vennero disegnate da Giovanni de Grevembroch e nel 1837 nella massima parte incise assai bene dal Contarini ed illustrate dal canonico Dezan. Il Cicogna pure nell’opera delle Iscrizioni ne parla un po’ diffusamente, non omettendo i suoi soliti cenni biografici, come ne parlò anche il Cornaro e tanti altri scrittori. (1)

I ritratti dei santi e beati veneziani :

  • 1 B. PETRVS VRSEOLO DVX
  • 2 B. IVLIANA CON DE. COLLALTO
  • 3 MAPHEVS CONTARENO PATR.
  • 4 B.IOANNES PLEBAN. S. IOAN DECOLL.
  • 5 S. TITIANUS EPTS. CENETENSIS
  • 6 B. HIERON MIANI FVNDAT SOMASCH
  • 7 B. ANTONIVS CORARIVS CARD
  • 8 B. LEO BEMBVS PATRITIVS VENET.
  • 9 P. ANTONIVS PIZZAMANO
  • 10 B. COMITISSA TALEAPETRA
  • 11 B. NICOLAVS IVSTINIANO
  • 12 B. PAVLVS IVS’I‘INIAN’VS
  • 13 B. ANNA MICHAEL
  • 14 S. MAGNUS EPISCOPUS
  • 15 B. VRSVS BADVARIO DUX
  • 16 B. IOANNES MARINONVS CLER. REG.
  • 17 S. LAVRENTIVS IVSTINIANVS PAT.
  • 18 B. MATTEVS FVNDATOR GAPVCINO.
  • 19 B. GHIRARDVS SAGREDO
  • 20 B. FRANCIS. (.QVIRINO)
  • 21 S. DIMITRI MINOTO
  • 22 B. EVPHEMIA ABATISSA S.
  • 25 B. BARTOLAMEVS MICHAEL
  • 24 B. PETRVS ACOT.‘NTO
  • 25 P. ANTONIVS VENETO
  • 26 B. IACOBVS SALAMO PATR. VENET.
  • 27 B. ANTONIVS BEMBO
  • 28 B. ILLVMINATA BEMBO

Alcune vite dei beati e santi raffigurati nella Chiesa della Madonna dell’Orto.

5. TIZIANO nato in Eraclea, di nobile schiatta fu ordinato diacono da Floriano vescovo di Oderzo. Dovendo Floriano per brama di predicare il Vangelo e di acquistarsi la palma del martirio andar in lontane provincie disse al popolo, che se entro un anno non tornasse, elegessero un altro vescovo. Scorso il tempo stabilito, né tornato Floriano, fu sostituito nella sede il nostro Tiziano. Ma non molto dopo saputosi che Floriano viveva, Tiziano ne andà in traccia pregandolo a tornare nell’antico suo seggio; ma quegli nulla dal proposito suo rimovendosi ordinò a Tiziano di reggere la Chiesa cui era stato eletto. Resse in effetto santamente, e mori pieno di meriti, e chiaro per prodigi. Il suo corpo dopo la distruzione dell’antico Opitergio venerasi in Ceneda. Quindi impropriamente la breve epigrafe al quadro sottoposta dice episcopus Cenetensis che dovrebbe dire Opiterginus.

16. GIOVANNI della cittadinesca famiglia Marinoni filiolo di Bartolomeo e di Elisabetta nacque in Venezia nel 24 dicembre 1490. Fu educato da Giovanni del Bene scrittore di libri divoti, e crebbe in compagnia di Luigi Lippomano che fu poi vescovo di Verona, avendo di 20 anni riortata la laurea in legge nella Università di Padova. Iniziatosi nella ecclesiastica via fu dapprima cherico della nostra chiesa di San Pantaleone, indi consacratosi prete, fu eletto fra i canonici della ducale basilica di San Marco. Giunti in Venezia i due celebri fondatori dei Cherici Regolari Gaetano Tiene, e Giovanni Pietro Caraffa, palesò il Marinoni il desiderio suo di essere loro compagno, e vista da essi la santa indole del giovane e la vocazion sua accolserlo nel 1518, e allora mutò in quello di Giovanni il nome di Francesco che aveva nel battesimo ricevuto. Del 1533 andò a Napoli a fondar quella Casa, e vi fu messo alla Prepositura, nella quale essendo, Paolo IV sommo pontefice chiamatolo a Roma gli aveva esibito l’arcivescovado di Napoli: ma Giovanni ottenne dispensa dall’accettarlo. La sua predicazione essendo apostolica, quindi semplice e disadorna, a taluni dispiacque come non corrispondente alla dignità del pulpito; il perché mossa querela contro di lui, gli fu ordinato che tacesse. Fattane però più matura e diligente inquisizione, e udito di nuovo, non solo venne rimesso nell’esercizio della predicazione, ma nel Concilio di Trento si è detto essere a desiderarsi che i predicatori dell’Evangelio fossero simili al Marinoni. Finì di vivere in Napoli li 15 dicembre 1562 di anni 72 circa, assistito da Andrea Avellino, che fu poi Santo, del quale il Marinoni era stato direttore e confessore, e da Paolo Burali che fu poi cardinale di Arezzo e da altri. L’esimie virtù di Giovanni, la somma pietà, innocenza, penitenza, dispregio del mondo e di se stesso, lo zelo per la gloria di Dio, i prodigi operati formarono l’ammirazione dei popoli, i quali acclamatolo per Beato; e i sommi Pontelici, fra i quali Clemente XIII, confermarono il culto al Beato Giovanni Marinoni.

21. DEMETRIO cittadino e proconsolo di Tessalonica dalla sua gioventù segretamente cristiano andava poi in privato ed in pubblico predicando Cristo e molti alla fede convertendo. La qual cosa giunta alle orecchie di Massinniano imperatore, fu preso e messo in carcere. Vi era allora fra i gladiatori un gigante fortissimo nominato Lieo di nazion Vandalo, il quale con i Cristiani combattendo li stringeva fra le braccia e li scagliava a terra si fattamente che morivano in un momento. Demetrio era destinato a sostenere il duello con cotesto mostro; ma un certo Nestore giovanotto avendo fiducia di vincere il gigante, corse alla carcere ove era Demetrio, e ottenuta la benedizione, si recò dinanzi all’imperatore offerendosi di combattere con il gigante. Avutone il permesso, Nestore restò nel singolar certame vincitore, e Lieo sotto le sue braccia mori. Di che adirato Massimiano, ordinò che fosse ucciso subito Nestore, e che Demetrio nella sua stessa carcere fosse trapassato da acute lancie. Ciò avvenne l’anno 304, di Cristo al 28 di ottobre secondo alcuni, e secondo altri agli 8 di ottobre.

23. BARTOLOMEO MICHELE nobile Veneziano prese l’abito della Religione dei Gesuati nel 1404. Uomo fornito di tutte le belle virtù morali e principalmente della pazienza, carità, ed umiltà fu mandato a Lucca per assistere un certo frate Rainero ammalato e di  tale aspra natura che nessun poteva stargli ai fianchi. Pur il Michele non si dipartì mai da lui, ed ebbe cosi mille occasioni di esercitare le dette virtù. Tornato a Venezia mori nel 1422 ai 15 di novembre lasciata di se fama di santissima vita.

25. ANTONIO VENEZIANO, di cui è ignoto il cognome, prese l’abito dell’Ordine dei Gesuati l’anno 1597. Essendosi nel 1426 nel monastero di Sant’Eustachio di Bologna celebrato il primo capitolo della Congregazione, uno dei principali che avesser piena autorità di trattare ed ordinare le cose tutte della religione si fu il nostro Antonio da Venezia molto amato dal B. Giovanni di Tossignano; per cui anche con il consenso e correzione sua fu fatto il Memoriale che si dice Regola del B. Giovanni da Tossignano. Succedette capo di tutta la Religione Antonio al venerabile Spinello morto nel 1453. Governò con grande prudenza, discrezione e vigilanza le pecore a se affidate, esortando i Rettori dei monasteri e i fratelli alla orazione, alla pace, alla vicendevole carità, alle assidue lezioni. E pervenuto all’anno 82 mori santamente del 1458 ai 19 di agosto. Il suo corpo fu sepolto nell’oratorio dedicato a San Gerolamo presso l’antico monastero dei Gesuati di Venezia; oratorio che nel 1434 per cura principalmente del nostro Antonio era stato eretto, e che nel 1456 con il portico innanzi e con il cimitero ivi formato fu benedetto e consacrato, per licenza del vescovo Castellano Lorenzo Giustiniani, da Pietro di Orvieto vescovo di Giovenazzo (Iuvenacensis) che allora in Venezia si trovava.

27. ANTONIO BEMBO gentiluomo Veneziano vestì l’abito dei Gesuati in patria l’anno 1595 e fu figliuolo di Leonardo Bembo. Si esercitò in opere sante, e benché nobile fosse e letterato voleva nondimeno attendere ai più vili servigi della casa, e tralle altre virtù era amatore del silenzio. Mori a Pistoia con randa edificazione di tutti suoi.

28. ILLUMINATA BEMBO figliuola di Lorenzo Bembo senator Veneziano avendo mostrato desiderio di dedicarsi al servigio divino fu circa il 1430 condotta dai parenti a Ferrara ove ricevuta da quelle monache Francescane di Santa Chiara, e deposte le pompe e il fasto secolaresco, che ancora nell’apparenza serbava, si diede tutta all’orazione, e alla vita devota. Quivi ella conobbe la celebre Caterina di Bologna la quale fattasi sua protettrice, e insieme maestra, volle seco condurla da Ferrara a Bologna ed averla compagna nella fondazione del monastero del Corpo di Cristo l’anno 1456. Accrebbe poi tanto la vicendevole familiarità ed amicizia di queste due, che Illuminata si mise a scrivere la vita della compagna sua santa Catterina da Bologna; codice che si serbava in pergamena in quel monastero, un esemplare del quale era anche posseduto dal nostro Apostolo Zeno. Scrisse inoltre un libro in cui racconta le meraviglie in Bologna succedute al momento del dissotterramento del corpo di santa Catterina, e l’intitolò Specchio d’illuminazione. Mori del 1485 in concetto di santità dopo essere stata badessa di quel monastero del Corpo di Cristo, e vi fu con l’altre suore sepolta. (2)

(1) Vincenzo Zanetti. La Chiesa della Madonna dell’Orto in Venezia. Tipografia del Commercio di Marco Visentini. Venezia 1870

(2) Emmanuele Antonio Cicogna. Delle Inscrizioni Veneziane Raccolte ed Illustrate. Vol. II

FOTO: Alfonso Bussolin. Quest'opera viene distribuita con Licenza Creative Commons. Attribuzione - Non commerciale - Condividi allo stesso modo 4.0 International.

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