Corte di Calle del Cafetier a San Fantin (San Marco)

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Corte di Calle del Cafetier a San Fantin (San Marco)

Corte di Calle del Cafetier a San Fantin (San Marco)

CAFFETTIER (Corte del) a S. Marco. Vi era qui presso una caffetteria, ora ridotta a spaccio da vino, frequentata negli ultimi tempi della Repubblica da vari patrizi, i quali, reduci in gondola dal Maggior Consiglio, andavano, come suona la fama, a deporre la vesta d’uffizio, ed a reficiarsi in una camera sovrapposta.

Questa caffetteria va celebre anche per esservi morto nel 1792 il così detto Cane Tabacchino. Vedi l’opuscolo intitolato: Elogio del Cane Tabacchino, morto al Caffè del Ponte dell’Angelo il dì 27 aprile 1792. Opera di Onocefalo Cinoglosa (Vincenzo Formaleoni), adorna del ritratto dell’eroe. Venezia MDCCXCII. Il suddetto opuscolo è rarissimo poiché, essendo una parodia dell’orazione funebre di Ubaldo Bragolini in morte di Angelo Emo, vennero, per ordine supremo, il 12 maggio 1792, confiscate quante copie se ne poterono trovare nella tipografia Zatta.

Parecchie altre strade hanno egual nome, né ciò deve far meraviglia in Venezia, città in cui, pel lungo commercio avuto con gli Orientali, si prese a bere caffè in gran copia, e se ne aprirono molte botteghe, tenute in origine dai Grigioni. Celebre ai tempi andati era quella in Merceria di S. Giuliano, che alquanti anni fà si trovava riaperta all’insegna del Trovatore, la quale, per essere condotta da un Menico uomo grande e grasso, si chiamava di Menegazzo. In essa frequentavano il pungerte Baretti, ed il suo avversario prete Biagio Schiavo da Este. In essa il patrizio Daniele Farsetti con vari allegri amici, dopo avere ascoltato nel 1745 fra le risa e le beffe i versi scipiti dell’altro prete Giuseppe Sacchellari, statuiva di fondare l’accademia dei Granelleschi, eleggendone a principe, col titolo di Arcigranellone, il Sacchellari medesimo. Oltre il Caffè di Menegazzo, avevano pure una parte di rinomanza i due Caffè non lontani d’Ancillollo e dei Secretari, il primo per essere stato anch’esso frequentato dal Baratti, ed il secondo, tuttora aperto, come ritrovo dei celebri secretari Miledonne, Gratarol e Gabriel, ultimo Cancellier Grande. Aggiungi il Caffè Mori a S. Moisè, che ritiene il nome medesimo, e che ricettava nell’ore notturne i letterati Francesco Negri, Monti, Pindemonte, e Morelli, nonché il Caffè Florian, ove concorreva, anche per il passato, quanto vi aveva di più eletto fra nostrali ed estranei. Nè vuolsi tralasciare, per ultimo, il Caffè che si chiamava del Gobbo, posto in Calle dei Fuseri, nel quale si raccoglieva all’epoca democratica un drappello di colte persone, scherzando sulla faloppa, o bugia, del promesso tempo felice, onde ne sorse, a merito dell’abate Giuseppe Comici, il Faloppiano collegio, fiorente in Calle Bembo a S. Salvatore.

Parlando in generale dei Caffè di Venezia, benché essi fossero bassi, disadorni, malissimo illuminati, e per molto tempo mancanti perfino di vetri, a schermo dell’intemperie si scorgevano, specialmente di carnevale, zeppi di gente e di maschere. Era là che s’intavolavano molti matrimoni, e che amore e licenza avevano libero impero. (1)

(1) GIUSEPPE TASSINI. Curiosità Veneziane ovvero Origini delle denominazioni stradali di Venezia. (VENEZIA, Tipografia Grimaldo. 1872).

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FOTO: Alfonso Bussolin. Pubblicazione riservata. Non è consentita nessuna riproduzione, con qualunque mezzo, senza l'autorizzazione scritta del detentore del copyright.

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